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Giovedì 09 Giugno 2011 08:26
l’agricoltura avrà un futuro
 
 
La delegazione sardo-siciliana strappa promesse al ministro

 

ROMA. Il prossimo obiettivo sarà Bruxelles

CAGLIARI. Se bastano cento pastori sardi, cinque o sei “forconi” siciliani e qualche altro “inviato” delle campagne italiane, partiti dalla Toscana e dall’Abruzzo, per scomodare un ministro, vuol dire che forse l’agricoltura forse non ha più bisogno di gridare e scatenare rivolte.
È accaduto ieri a Roma, in XX Settembre, sotto le finestre delle Politiche agricole.
È stato quando Felice Floris, leader dell’Mps, e un centinaio di manifestanti hanno cominciato a sventolare le bandiere e a piazzare qualche striscione.
Dopo essersi affacciato dal balcone dello studio, Saverio Romano, il ministro, ha attraversato la strada, e ascoltato le rivendicazioni di chi è allo stremo. «Siamo in ginocchio», hanno detto al di là delle transenne, per colpa della crisi, dell’aumento dei costi delle materie prime, delle banche e di Equitalia. «Abbiamo tutti addosso», ha ripetuto Felice Floris, prima in un incontro ristretto e poi alla testa della delegazione del «popolo blu», sbarcato di prima mattina all’aeroporto, a piccoli i gruppi, per non mettere in allarme poliziotti e carabinieri. Il faccia a faccia on the road è servito per infilare uno dopo l’altro i punti di una vertenza ormai infinita.
Dal prezzo del latte, è di appena sessantasei centesimi al litro, all’indebitamento con le banche, soltanto in Sardegna sfiora gli ottocento milioni, dai tassi d’interesse troppo alti, otto per cento in Italia, sei punti in meno nel resto d’Europa, fino all’incubo dei pignoramenti, o alle esportazioni impossibili “perché i trasporti ci tagliano le gambe”, i problemi sono questi. Saverio Romano li ha ascoltati e poi di fronte alle telecamere schierate si è lasciato andare a diverse promesse. La prima: «Il governo vuole inserire alcuni provvedimenti urgenti a favore dell’agricoltura nel decreto per lo sviluppo in discussione alla Camera, ma devo ammettere che, in altri tempi, avremmo già dichiarato lo stato di crisi del settore.
Oggi non è possibile». Seconda promessa: «A giugno non verrò in Sardegna, ma il prossimo mese sì e vi porterò i primi risultati». Quali? «Ho parlato con l’assessore regionale e abbiamo visto che è possibile fare qualcosa con il piano di sviluppo rurale. Possiamo anticipare i pagamenti e ridare così fiato alle aziende in difficoltà», ha detto. Poi ha parlato di continuità territoriale per le merci: «È chiaro che Sardegna e Sicilia non possono essere ancora penalizzate nelle esportazioni.
Il mio progetto è far salpare presto una tratta agricola a prezzi vantaggiosi e da qui ripartire per essere di nuovo competitivi».
Certo, i pastori speravano in qualcosa di più concreto: «È vero - ha detto Felice Floris - ma era importante far sentire la nostra pressione sul Governo».
Soprattutto perché, in via XX Settembre, qualcuno ha ricordato al ministro uno degli slogan più forti del «patto dei forconi» tra pastori e contadini, questo: «Il vento della rivolta in Africa soffierà presto anche nel Mezzogiorno d’Italia e allora avrete paura di noi».
Allo scontro Saverio Romano non vuole arrivare: «Il nostro primo impegno - ha detto - è quello di restituire fiducia e futuro alle nostre aziende. Per questo credo sia importante anche un confronto con il commissario europeo per l’agricoltura». Proprio Bruxelles è uno dei prossimi obbiettivi del Movimento dei forconi: «È lì - ha detto Floris - che devono capire qual è il nostro dramma quotidiano». La missione nel cuore dell’Unione non ha ancora una data, ma sarà molto presto.
 
 
La Nuova Sardegna del 9.06.2011