Home Ufficio Stampa La Sanità alla Regione
La Sanità alla Regione PDF Stampa
Venerdì 10 Giugno 2011 07:35
La salute dei detenuti sarà a carico delle Asl.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il passaggio della Sanità penitenziaria dallo Stato alla Regione.
Ora, affinché il provvedimento diventi legge ordinaria, c'è bisogno della firma del presidente della Repubblica Napolitano e della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
Passaggi esclusivamente burocratici che escludono qualsiasi retromarcia: la Sardegna non sarà più l'ultima regione d'Italia a non aver effettuato la transizione dell'assistenza medica ai detenuti.
 
IL CHIARIMENTO
Il decreto legislativo firmato ieri contribuisce senza dubbio a chiarire una situazione per troppi anni avvolta nel caos.
Alla base il problema dei finanziamenti. Dal 2008, da quando il ministero della Giustizia ha deciso di riversare sul ministero della Salute, e quindi sulle Regioni, la competenza della Sanità penitenziaria, nella nostra Isola c'è stato uno scaricabarile tra Stato e Regione per il pagamento delle prestazioni mediche.
Con un risultato facilmente intuibile: l'esaurimento dei fondi coincideva inesorabilmente con il taglio delle cure mediche ai circa 2300 reclusi in Sardegna. D'ora in poi non ci saranno più alibi: la responsabilità ricade esclusivamente sull'assessorato regionale alla Sanità.
IL DECRETO DEL CDM
Il decreto firmato ieri a Roma nella riunione numero 141 «disciplina i criteri e le modalità per il trasferimento al Servizio sanitario della Regione Sardegna delle funzioni, delle risorse finanziarie, dei rapporti di lavoro, delle attrezzature, degli arredi e dei beni strumentali relativi alla sanità penitenziaria, in attuazione di quanto previsto dallo Statuto;
il provvedimento, predisposto dalla apposita Commissione paritetica, è stato esaminato in presenza del presidente della Regione Cappellacci».
LE INCERTEZZE
La firma del decreto è solo il primo passo.
Rimane da stabilire l'entità dei fondi a disposizione della Regione (negli ultimi anni è sempre stata costretta a integrare i 5 milioni di euro annuali di finanziamenti statali), il futuro di medici e infermieri che attualmente lavora a contratto negli istituti di pena, la gestione dei centri medici e degli ambulatori (che in molti casi non rispondono alle più elementari norme sulla sicurezza sul lavoro) e la classificazione delle strutture mediche carcerarie (saranno autonome o inglobate nelle Asl?).
LA POLEMICA
Duro attacco di Michele Cossa (Riformatori) sul ritardo dell'approvazione del decreto.
«Questa vicenda ha reso ancora più evidente l'atteggiamento ostile del Governo nazionale nei confronti della Sardegna».
L'Unione 10.06.2011