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«Le nostre pecore in Procura» PDF Stampa
Venerdì 10 Giugno 2011 08:08

La Coldiretti: siamo dalla parte dei pastori sgomberati.

Per adesso è una minaccia: «Porteremo le pecore a pascolare davanti al Tribunale di Lanusei».
Fa effetto perché compare su carta intestata della Coldiretti Sardegna, in documento formato dal presidente e dal direttore regionali, Marco Scalas e Luca Saba.
Esprime lo stato d'animo di chi è stato chiamato a sgomberare le aree del poligono.
Sessantasei aziende regolarmente autorizzate dal Ministero più un'altra trentina di abusivi, oltre diecimila capi di bestiame al pascolo o stanziali nell'area militare tra Perdasdefogu e Quirra, hanno già cominciato lo sgombero.
Senza sapere dove andare, secondo la Coldiretti.
 
L'ATTACCO
 
Per la prima volta in maniera ufficiale si critica l'operato del Procuratore Domenico Fiordalisi, che da quasi sei mesi indaga sul presunto rapporto tra attività svolte all'interno del poligono e l'insorgenza di determinate patologie negli animali e nei pastori.
«Siamo rispettosi dell'inchiesta penale, ma non capiamo l'accelerazione dell'ultimo periodo, la richiesta di sgombero immediato dei pastori, senza tener conto che è assolutamente impossibile spostare 10 mila capi di bestiame in modo immediato su terreni alternativi. Come poi gli allevatori possono mungere pecore e mucche?».
Quindi la presa di posizione: «Porteremo gli animali davanti al Tribunale di Lanusei per far capire concretamente le difficoltà degli allevatori».
LE ANALISI
 
La Coldiretti aveva chiesto lo svolgimento di altre analisi, in corso all'Asl di Lanusei, per chiarire quali fossero le aree effettivamente contaminate all'interno del poligono e spostare gli animali in quelle “pulite”.
«Il tempo concesso dal Procuratore - proseguono Scalas e Saba -, cioè entro il 19 luglio, però è insufficiente. Pensiamo sia fondamentale circoscrivere il territorio da sgomberare».
IL GIP
 
Ma come si è arrivati alla decisione del Gup di liberare il poligono?
L'inchiesta penale, affidata dalla Procura alla Squadra mobile di Nuoro e alla Forestale di Lanusei e Ulassai, è imperniata sui rapporti inviati dai consulenti scelti in tutta Italia. Il professor Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino avrebbe trovato uranio impoverito nelle ossa di una agnello nato con due testa da fattrice e ariete al pascolo nel Salto di Quirra.
La dottoressa Antonietta gatti, esperta in nanoparticelle dell'università di Modena, ha scritto che l'attività di allevamento risulterebbe incompatibile con la pastorizia e l'agricoltura perché sostiene che sostanze cancerogene frutto di esplosioni o test ad alta combustione resterebbero diffuse nell'ambiente e sono in grado di contaminare a lungo acqua, suoli e aria.
Dello stesso parere Marta Piscitelli e Fiorella Carnevale, veterinarie dell'Enea, che hanno evidenziato i gravi rischi per la salute di animali e persone che frequentano quelle zone dove diversi esami hanno messo in evidenza alta concentrazione di metalli pesanti.
 
LO SGOMBERO
Da qui il provvedimento del gip del tribunale di Lanusei e l'iscrizione nel registro degli indagati di quattro ex ufficiali sospettati di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di sette pastori a Quirra.
I Comuni della zona sono chiamati a trovare una soluzione, cioè una sistemazione per allevatori che, occorre ricordarlo, avevano dovuto cedere oltre mezzo secolo fa i loro terreni al poligono, in cambio di un co-uso dei pascoli.
L'Unione Sarda del 10.06.2011.