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La Sardegna vicina al secondo exploit PDF Stampa
Lunedì 13 Giugno 2011 07:44

L’affluenza sotto di appena due punti rispetto al record sul quesito regionale.

 

Il dato sardo più alto registrato nel Medio Campidano, il più basso in Gallura.

 

E si riapre lo scontro tra Cappellacci e Soru...

 

 

 

CAGLIARI

 

 

 

Due punti sotto il vincente referendum regionale di metà maggio, che aveva svolto in modo clamoroso il ruolo di apripista, ma comunque un’affluenza in grado di andare oggi oltre il 50 per cento.

 

 

Ieri i votanti in Sardegna per i quattro quesiti nazionali sono stati oltre il 37 per cento (il dato più alto 37,71 sul nucleare).

 

Il dato sardo è lontano dalle vette delle regioni del Centro-Nord, ma tra i più alti del Mezzogiorno. Oggi si vota sino alle 15.

 

Il 15 e 16 maggio, al referendum consultivo regionale sul nucleare i sardi avevano battuto tutti i record: per la prima volta erano riusciti (e senza aspettare lunedì) a superare il quorum del 33 per cento.

 

Alla fine, l’affluenza aveva raggiunto il 60 per cento. Un exploit arrivato in contemporanea con la debacle del centrodestra berlusconiano alle elezioni amministrative, che dappertutto, isola compresa, ha dato un forte segnale di cambiamento della situazione politica.

 

 

Assegnando ai quattro quesiti nazionali una ulteriore valenza di schieramento, visto che i referendum sono stati interpretati in un’ottica antiberlusconiana, e non solo per il quesito sul legittimo impedimento.

 

A distanza di quattro settimane la situazione si è modificata di poco. Vediamo i numeri sul nucleare. La giornata di ieri è iniziata molto bene in Sardegna. Alle 12 ha votato il 10,56 per cento degli aventi diritto, mentre alla stessa ora del 15 maggio la percentuale era stata del 10,32.

 

 Un rallentamento si è registrato nell’isola tra le 12 e le 19: l’affluenza è stata del 26,36 per cento, contro il 28,74 di un mese fa. Il lieve calo si è confermato nella fascia oraria tra le 19 e le 22, quando il dato è stato del 37,71, contro il 39,83 del 15 maggio.

 

 

Nell’isola la provincia con la maggior voglia di votare è stata il Medio Campidano con il 42,82 per cento, l’unico dato sardo oltre la media nazionale. Al secondo posto Oristano con il 40,42 per cento, quindi Carbonia-Iglesias con il 38,70, Nuoro con il 38,38 e Cagliari con il 38 per cento.

 

 

Sotto la media regionale del 37,71 si sono collocate l’Ogliastra con il 37,34 per cento, Sassari con il 35,57 e Olbia-Tempio fanalino di coda con il 33,4 per cento. Benchè sotto di due punti abbondanti rispetto alla media nazionale sul nucleare (41,11), la Sardegna ieri si è piazzata al terzo posto nel Mezzogiorno, dopo l’Abruzzo (39,67) e il Molise (39,49).

 

 

Sui quattro quesiti di questa tornata referendaria nazionali non c’è alcun dubbio, soprattutto in Sardegna, sul risultato di quello sul nucleare, perché i sardi si sono già pronunciati con chiarezza un mese fa: i contrari alla realizzazione di una centrale nucleare in Sardegna erano stati pari al 97 per cento.

 

Il referendum nazionale sul nucleare ha riacceso solo in extremis il dibattito politico in Sardegna.

 

 

Il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, che aveva sostenuto con forza la battaglia antinucleare non allineandosi alla linea berlusconiana, ha confermato di votare Sì.

 

 

Ieri il portavoce del governatore, Alessandro Serra, ha smentito che Cappellacci si sia limitato a un generico appello al voto di coscienza e ha ricordato che già alle elezioni del 2009 indicò espressamente nel suo programma la propria contrarietà alle centrali atomiche. «Il presidente - ha detto Serra - ha più volte invitato chiaramente i sardi a replicare il risultato della consultazione regionale di maggio, a consegnare definitivamente al passato il nucleare e a imboccare con determinazione la via della green economy e delle energie rinnovabili». Secondo Serra, è significativo che proprio oggi «la via intrapresa dalla giunta sarà oggetto di un passaggio importante: la firma del Patto dei Sindaci».

 

 

Il portavoce ha infine replicato alle dichiarazioni dell’ex governatore Renato Soru, secondo cui la battaglia referendaria di Cappellacci «è stata un inganno» visto che l’attuale presidente «non ha firmato il ricorso presentato da altri undici presidenti di Regione alla Corte costituzionale».

 

 

Serra ha detto: «Si lascia ogni valutazione al popolo sardo, che in materia pare avere già da tempo un’idea compiuta». Insomma, sul risultato dell’affluenza alle urne e sullo spoglio delle schede si riapre il confronto politico tra gli schieramenti, anche se Cappellacci e il centrodestra, in questi giorni, sono più concentrati sui venti di crisi.

 

 

 

Fonte: La Nuova Sardegna del 13.06.2011