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Dimissioni? Cappellacci riflette per 24 ore PDF Stampa
Lunedì 13 Giugno 2011 07:54
Le «ventiquattr’ore per riflettere» scadono stasera, dopo la riunione con il gruppo del Pdl: a quel punto Ugo Cappellacci deciderà se dimettersi o no.
E si accentua il pressing di Idv e Cisl.
Lai (Idv): «Hanno fallito, prepariamo l’alternativa».
Medde (Cisl): «Svolta unitaria»... 

CAGLIARI.  Dopo la batosta elettorale delle amministrattive, la crisi politica sotterranea è sfociata mercoledì scorso quando la giunta Cappellacci è andata sotto sei volte in Consiglio regionale nelle votazioni sul disegno di legge collegato alla Finanziaria 2011.
Sabato mattina il presidente ha riunito segretari e capigruppo del centrodestra per lanciare un ultimatum («così non si può andare avanti»), ha raccolto molte diversità di vedute e poca voglia di parlare di rilancio, si è preso «ventiquattr’ore per riflettere» e per il pomeriggio della stessa giornata ha riunito la giunta in seduta «politica».
Durante la seduta - secondo indiscrezioni - sono arrivati segnali più positivi almeno da parte degli alleati (in particolare Udc, Riformatori e Psd’Az).
Oggi pomeriggio a Villa Devoto, Cappellacci sentirà l’umore dell’intero gruppo del Pdl: ha preannunciato al proprio staff che se non dovesse registrare un clima favorevole e compatto (e non solo sul collegato alla Finanziaria, il cui esame in Consiglio riprenderà domani), potrebbe riconvocare la maggioranza per annunciare le dimissioni. L’addio del presidente provocherebbero le elezioni anticipate.
 La situazione nel centrodestra è molto pesante. Scontri nel Pdl e in altri partiti e soprattutto tra alleati sono all’ordine del giorno dall’inizio della legislatura. Ma il clima si è aggravato con la recente sconfitta elettorale. Alla quale si aggiungono lotte di potere sugli assessorati e sulle nomine nelle Asl e negli enti, contrasti sull’economia, divergenze sulla prospettiva politica (Udc e Psd’Az danno talvolta l’idea di pensare già ad altre soluzioni).
Riuscirà Cappellacci, che sinora non ha dimostrato grandi capacità di mediazione, a rimettere le cose a posto in un solo giorno?
E’ possibile che il suo ultimatum convinca l’intera maggioranza a fare quadrato. Ma l’interrogativo è questo: quanto durerà la tregua armata?
Cappellacci sabato lo ha detto chiaramento: «Non voglio farmi logorare ancora». Chi assolutamente non crede che la giunta Cappellacci possa farcela è Salvatore Lai, vice segretario dell’Idv, secondo il quale «il centrodestra ha fallito».
Lai ha così rivolto un appello «a Pd e Sel e a tutte le forze autonomistiche e della sinistra» perché si prepari da subito «un concreto programma di alternativa».
Prospettiva per la quale, secondo l’Idv, gli attuali alleati del Pdl, cioé Psd’Az e centristi, dovrebbero lanciare ora segnali chiari. «La gravissima crisi economica che ha messo in ginocchio la Sardegna - ha infatti detto Lai - rende improcrastinabile la fine dell’esperienza del governo Cappellacci e l’apertura di una nuova pagina politica».
C’è bisogno di «provvedimenti concreti» e infatti «lo straordinario risultato del centrosinistra alle scorse amministrative dimostra come la Sardegna sia stanca di parole e promesse non mantenute». L’Idv propone un «programma di governo fondato sul grande patrimonio ambientale, culturale, istituzionale e umano dell’isola, che valorizzi innanzitutto la maggiore forza ancora inespressa, i giovani».
Sulla situazione politica è intervenuto ieri il segretario della Cisl, Mario Medde, che ha suggerito di fare «la verifica sui problemi della Sardegna». Medde ha suggerito quattro temi: lavoro, capacità di spesa della Regione, riforme istituzionali e confronto con lo Stato per un nuovo Patto che rafforzi le possibilità di sviluppo dell’isola. Il leader della Cisl, che due giorni fa con Cgil e Uil ha deciso nuove manifestazioni di piazza, ha spiegato:
«Serve una svolta, il sindacato per due anni e mezzo ha proposto una strategia condivisa, ma questa maggioranza non riesce a dispiegare una linea efficace sia sulle emergenze, sia sulla prospettiva».
La Nuova Sardegna del 16 Giugno 2011.