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«Sardi e testardi, non si fanno fregare» PDF Stampa
Martedì 14 Giugno 2011 08:36
Sassari. La gioia di Cumpostu del comitato Si.Nonucle e dei rappresentanti delle istituzioni.
Ottantacinque anni, una buona dose di acciacchi e tanta voglia di andare a votare, perché in gioco c’è il futuro di figli, nipoti e pronipoti.
La saggezza degli anziani: anche grazie a loro, l’isola ha fatto il secondo figurone in un mese.
Padri e sostenitori dei referendum esultano.
 
 
La prima espressione che viene fuori in tutti i discorsi è senso di responsabilità: la gente ha deciso di decidere, di esprimere la propria opinione su argomenti cruciali.
 
 
La gioia di Cumpostu del comitato Si.Nonucle e dei rappresentanti delle istituzioni
Colpa o merito, a seconda dei punti di vista, dell’insoddisfazione verso «una politica fatta di grande leader e distante anni luce dai problemi quotidiani. Un fastidio che noi abbiamo iniziato a percepire in tempi non sospetti, e che abbiamo interpretato nella maniera che poi si è rivelata vincente, cioè attraverso il ricorso allo strumento democratico del referendum».
Chi parla è Bustianu Cumpostu, leader di Sardigna Natzione e componente del Comitato Si.Nonucle, quello che ha fortissimamente voluto il referendum consultivo sulle centrali atomiche del 15-16 maggio. Il secondo successo in meno di un mese, con le stesse percentuali bulgare di sì, è una cosa che riempie d’orgoglio e scalda il cuore, dice Cumpostu, «perché il popolo sardo ha dimostrato ancora una volta di avere una testa pensante, che ragiona su temi fondamentali».
Come il nucleare e come l’acqua, «che è e resterà un bene pubblico», ma anche su concetti immateriali sinora trascurati, «come il paesaggio, da tutelare e da tramandare, e la battaglia contro i radar lo dimostra».
E dalla Sardegna, aggiunge l’indipendentista, è partito un segnale forte «che oltremare hanno saputo cogliere. Questa volta sì, devo ammettere che anche il popolo italiano si è comportato bene». Vero, aggiunge il presidente della provincia di Sassari Alessandra Giudici, «anche se noi sardi siamo stati i primi a mandare segnali inequivocabili alla politica berlusconiana: qui da noi il centrosinistra ha vinto alle comunali e alle provinciali un anno fa, in un momento delicato, quando l’onda contraria non era ancora partita».
Ce n’è abbastanza da essere orgogliosi, «perché abbiamo dato uno schiaffo alle illazioni, a quelle di chi ci riteneva incapaci di decidere del nostro futuro. Invece no, la grande affluenza alle urne dimostra che c’è voglia di esprimersi, a tutte le età. Mia madre - aggiunge Alessandra Giudici - ne è la dimostrazione». È lei la signora di 85 anni che domenica non ha rinunciato ad andare al seggio, e come lei tantissimi altri anziani, desiderosi di lasciarsi alle spalle un mondo un pochino migliore. Dove non c’è spazio per le scorie, dove l’acqua non può diventare un bene su cui lucrare e dove la giustizia deve essere uguale per tutti. «Tre segnali in un colpo solo - commenta il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau -, dai quali qualcuno dovrà trarre le conseguenze, dopo avere cercato di imbrogliare gli italiani in tutti i modi. Questa è la risposta, chiara, secca, inequivocabile.
Il risultato è eccellente, a livello nazionale come a casa nostra, dove c’era il rischio che la gente manifestasse stanchezza verso una così frequente chiamata alle urne. È andata bene, ne siamo fieri. Il nucleare va definitivamente in archivio e l’acqua resta un bene pubblico sul quale in Sardegna è necessario ragionare a fondo. Ma quel che contava, adesso, era evitare l’insidiosissima privatizzazione. Quella sì che avrebbe precluso qualsiasi discorso».
Condivide il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa, protagonista della campagna antinucleare iniziata prima del referendum di maggio e conclusa due giorni fa: «Sentire parlare di energia atomica ha provocato apprensione nella mia comunità, in un tessuto industriale che qualcuno avrebbe potuto considerare adatto per ospitare centrali e siti per lo stoccaggio delle scorie. Ci siamo ribellati, abbiamo dichiarato Porto Torres Comune denuclearizzato, cartelli sono stati appesi agli ingressi della città. È andata bene a maggio e pure questa volta. Anche sull’acqua, perché nonostante i problemi quotidiani che abbiamo con Abbanoa la soluzione non può essere la privatizzazione del servizio.
E poi la vittoria sul quarto quesito - aggiunge Scarpa -, quello sul legittimo impedimento: è proprio il caso di dire che è stata fatta giustizia». Il 96,5% di favorevoli in Sardegna all’abrogazione della legge tutela premier e ministri è musica per le orecchie di Gianni Salis, responsabile regionale della campagna referendaria per l’Italia dei Valori.
Che fa una doppia valutazione del voto: nel merito delle questioni «perché gli italiani hanno bocciato il piano energetico del governo, ribadito che la legge è uguale per tutti e che l’acqua è un bene pubblico che non deve essere sottoposto a logiche di mercato», e poi nel significato politico, «perché questo voto certifica la rottura del feeling tra la maggioranza di governo e gli italiani». Secondo Salis le forze del centrosinistra, unite, dovrebbero cogliere l’opportunità. Poco interessato alle diatribe tra i due poli l’indipendentista Cumpostu: «In Italia facciano come vogliono, il popolo sardo, piccolo e testardo, ha dimostrato di averne abbastanza di entrambi».
La Nuova Sardegna del 14.06.2011