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Nuoro: in 5mila per il vescovo PDF Stampa
Lunedì 20 Giugno 2011 09:18
Nuoro. Alle 20.40 di ieri, con cinquemila persone che lo ascoltano con il fiato sospeso stipate tra le navate e il sagrato della Cattedrale di Santa Maria della neve accarezzato da un leggero maestrale, monsignor Mosè Marcia ricaccia dentro l’emozione e qualche comprensibile lacrima, e condensa in otto parole e una breve citazione delle beate Antonia Mesina e Maria Gabriella Sagheddu il suo primo programma spirituale da nuovo vescovo di Nuoro.
«Siate generosi, tendete alla perfezione, vivete in pace».

 

In 5mila per il vescovo

 

 

«Eccomi, Chiesa nuorese sei la mia diletta sposa»

 

 

 

NUORO. «Eccomi, eccomi a te, mia diletta sposa, Chiesa nuorese.
Ti ho amato da subito, da subito, a Benedetto XVI, ho detto sì».
Alle 20.40 di ieri, con cinquemila persone che lo ascoltano con il fiato sospeso stipate tra le navate e il sagrato della Cattedrale di Santa Maria della neve accarezzato da un leggero maestrale, monsignor Mosè Marcia ricaccia dentro l’emozione e qualche comprensibile lacrima, e condensa in otto parole e una breve citazione delle beate Antonia Mesina e Maria Gabriella Sagheddu il suo primo programma spirituale da nuovo vescovo di Nuoro.
«Siate generosi, tendete alla perfezione, vivete in pace».
Voce ferma ma gentile, un pensiero agli amici di sempre accorsi da tutta la Sardegna, dalla natìa San Sperate fino alla profonda Barbagia, un altro, il più ricorrente, alla comunità che dice di aver sentito sin dal primo istante della sua investitura. «Posso garantirlo - dice - questa diocesi io già la amo».
Forse perché, come ha ricordato poco prima il vescovo metropolita della Sardegna, monsignor Giuseppe Mani, il destino dell’allora giovane parroco Mose Marcia si era già intrecciato più volte con Nuoro e la Barbagia.
Da quando, in quel di Is Mirrionis, reggeva con passione e tenacia le sorti della parrocchia più popolata dagli universitari barbaricini in trasferta a Cagliari. Forse perché negli anni del seminario tra i suoi più cari amici c’erano proprio alcuni nuoresi.
Forse perché, come ricorda lui stesso durante la celebrazione, da sempre apprezza «la comunità nuorese, fiera e orgogliosa». Non si perde in troppe chiacchiere, il nuovo vescovo di Nuoro, né in lunghi discorsi infarciti di parole difficili. Preferisce, piuttosto, puntare dritto al cuore dei fedeli.
Le sue ultime ore, prima dell’investitura e del passaggio di consegne con il vescovo Pietro Meloni, decide di trascorrerle come ha fatto tante altre volte, anche in un recente passato: con i giovani, raccolto in preghiera.
Così lo trova la Chiesa nuorese pronta a dargli il benvenuto, ieri pomeriggio. «Dov’è il nuovo vescovo?», si chiedono in tanti, intorno alle 17.20 di ieri, in piazza delle Grazie. Monsignor Marcia lo cercano tutti ma lui sceglie la strada del silenzio di una piccola cappella, quella della chiesa delle Grazie.
E lì, mentre duemila persone circa cominciano ad assieparsi sotto il sole infuocato per dargli il primo saluto, attende con pazienza che arrivino i sacerdoti e le autorità, in una breve processione lungo il corso Garibaldi.
Lui, inchinato davanti alla croce. Loro, la folla, in una piazza popolata come non mai. Pullman da San Sperate, Sinnai, Assemini, Cagliari, scout e Azione cattolica, Rinnovamento dello spirito e Unitalsi, Adi, Amo.
Ci sono confraternite, suore arrivate da mezza Sardegna, gruppi di fedeli organizzati. Ci sono persino le bandierine del Cagliari calcio che sventolano in mezzo a tanti altri striscioni, giusto per ricordare al caro vecchio don Marcia da dove arriva e chi gli vuole bene.
Ci sono anche i due fratelli del prelato: Ottavio ed Efisio, insieme all’ex assessore regionale Maria Lucia Baire.
Pochi minuti prima dell’inizio del lungo cerimoniale, sono anche loro lì, in piazza delle Grazie, che guardano verso il portale della chiesa ancora sbarrato. Arrivano le autorità, il sindaco Sandro Bianchi, in fascia tricolore, si avvia a fare gli onori di casa al nuovo vescovo appena uscito sul sagrato delle Grazie.
«La nostra città - gli dice - da oggi sarà la sua. Le assicuriamo vicinanza e collaborazione.
Insieme, potremmo fare molto per il bene comune, perché la Chiesa e la politica sono al servizio della vocazione sociale della persone umana».
Il primo cittadino, tuttavia, non lo nasconde. La città, come tante altre presenta le difficoltà legate ai «nuovi poveri, a chi non ha lavoro».
La Nuova Sardegna del 20 Giugno 2011.