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Graziano Milia: «Ora la grande riforma» PDF Stampa
Martedì 21 Giugno 2011 09:05
Graziano Milia: per non sprecare la vittoria, il centrosinistra punti sull'autonomismo.
E il Pd stimoli una reale partecipazione.
«La vittoria del centrosinistra in Sardegna non va sprecata», dice Graziano Milia, e già nel dirlo segnala - implicitamente - un pericolo...
Un anno fa, di questi giorni, la sua rimonta al ballottaggio contro Giuseppe Farris riportò al bello il barometro per Pd e alleati.
Ora il presidente della Provincia di Cagliari ragiona sulla nuova fase: «Dal voto è emersa una nuova classe dirigente, ricca di volontà e intelligenza».
Ma per non andare sprecata «dovrà aumentare il suo profilo autonomistico. Alla Sardegna serve una grande riforma in quella direzione». Un anno fa lei disse anche: possiamo vincere al Comune di Cagliari. «Beh, ne ero convinto».
Ma perché? «Perché gli elettori volevano qualcosa di diverso dal governo del centrodestra. Anche per via della crisi». Allora è vero che il centrosinistra ha vinto senza merito, per gli errori altrui.
 «È difficile dire se un ciclo finisce perché ne inizia un altro, o se il secondo nasca perché finisce il primo. Di certo le vicende sarde non sono più in controtendenza con quelle nazionali». Quindi siete pronti a riprendervi la Regione? «Attenzione, la situazione resta difficile.
 Anche noi siamo di fronte a un bivio: possiamo limitarci a costruire un'alternativa di governo, o dar vita, in Italia e nell'Isola, a una grande riforma. Io sono per la seconda ipotesi». Riforma di che tipo?
«Delle istituzioni e dell'economia. Che porti la Sardegna fuori dal servilismo che la paralizza sulle grandi questioni: trasporti, energia, prezzo del latte. Una riforma autonomistica». Vale a dire, in concreto? «Per esempio si riveda il rapporto coi territori.
 La Regione non può dirigere tutto dall'alto. Quanto all'economia, deve ripartire la crescita: ma non riusciamo neanche a ridiscutere il patto di stabilità, che strozza gli enti locali. Io in Provincia ho 110 milioni per scuole e viabilità, ma non li posso spendere».
Molti strizzano l'occhio all'indipendentismo. E lei? «Mi sembra che il mondo si regoli più che altro sul collegamento tra diversi livelli di governo, con le loro quote di sovranità. Oggi in Europa si parla di governance multilivello ». Anche il Pd sardo cerca un profilo autonomistico.
«È un percorso che condivido molto, purché lo si faccia davvero. Io da tempo propongo di fondare il Pd della Sardegna». Serve davvero a qualcosa? «Risponderebbe a un sentimento diffuso tra i sardi. E a quella richiesta di partecipazione, anche giovanile, venuta fuori dalle urne».
Nell'attuale legislatura regionale le riforme sono ancora possibili? «Per come procedono sul collegato, ho forti dubbi». Ma il centrosinistra è pronto per l'alternativa? «Deve farsi trovare pronto. Ripartendo dall'esperienza di governo della Regione: che aveva tanti aspetti positivi e diverse criticità». Ripartirete anche dallo stesso leader, Renato Soru?
 «Il leader lo decideranno i cittadini con le primarie. Purché siano vere, libere». Da fare subito, dice Sel. «Se c'è già un progetto politico in campo, va bene. Ma siamo sicuri che ci sia?» Quel progetto deve allargarsi fino al Terzo Polo?
«Pensiamo a lanciare una sfida sulle riforme. Poi vediamo chi ci sta. E intanto cerchiamo di rafforzare il nostro radicamento sociale: a Cagliari abbiamo vinto, ma siamo al 36%».
 Avete vinto con un sindaco giovane: farà bene? «Massimo Zedda ha 35 anni, io ho iniziato a fare il sindaco a 33 e non credo di averlo fatto male.
Lui è intelligente, sveglio, e più innovativo di noi». Che consiglio gli darebbe? «Che faccia il sindaco.
Dentro le sue prerogative, ma senza cederne neppure un grammo». Dia un consiglio anche al segretario del Pd, Silvio Lai. «Costruisca un percorso di reale partecipazione nel partito. Non basta una segreteria un po' più rappresentativa della precedente».
L'Unione Sarda del 21 Giugno 2011.