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Eurallumina, no al dissequestro PDF Stampa
Mercoledì 22 Giugno 2011 07:51
Istanza respinta, il bacino dei fanghi rossi rimane sigillato.
Il giudice ha detto no.
No al dissequestro dei bacini dell'Eurallumina di Portovesme e della sala pompe Enel, pertinenza della centrale elettrica di Portoscuso.
La richiesta era stata avanzata dall'amministratore delegato della società: il sostituto procuratore di Cagliari Marco Cocco indaga per disastro ambientale contro ignoti...
Non si conoscono ancora le motivazioni del provvedimento, ieri mattina è filtrata solo l'indiscrezione sul provvedimento. Sembra comunque che il giudice per le indagini preliminari abbia evidenziato diverse inadempienze da parte dell'Eurallumina.
ertamente sulla decisione ha pesato anche la consulenza tecnica: il lavoro degli esperti incaricati dal magistrato di analizzare la situazione rafforzerebbe l'ipotesi accusatoria ma il segreto istruttorio non consente in questo momento di saperne di più.
 
LA STORIA
L'indagine è stata avviata due anni fa: il 29 marzo 2009 un fiume rossastro era sgorgato dal terreno fino ad allagare la strada che attraversa il polo industriale di Portovesme.
I Carabinieri del nucleo operativo ecologico avevano presto accertato una situazione preoccupante: la rottura della tubatura che trasporta le acque di falda affioranti in una vasca dell'Eurallumina aveva causato la fuoriuscita di fanghi rossi. Non solo: nelle falde sotterranee dell'area circostante erano stati rilevati metalli pesanti come fluoruri, boro, manganese e arsenico oltre i limiti consentiti dalla legge.
I RISCHI
C'erano tutti gli elementi per ritenere che i due bacini (quello vecchio esteso per 125 ettari e alto come una collina, e quello nuovo di 55 ettari), in cui l'Eurallumina ha stoccato 18 milioni di metri cubi di fanghi rossi, residuo della lavorazione della bauxite, non fossero impermeabili. Per questo motivo il pm aveva chiesto e ottenuto, il 23 settembre di due anni fa, il sequestro preventivo dei due bacini.
LA CONSULENZA
Il lavoro degli esperti non è stato semplicissimo anche perché la fuoriuscita di fanghi rossi si inserisce in un'area dove l'equilibrio ambientale è compromesso da tempo. L'incidente del 29 marzo 2009 aveva, però, fatto suonare un campanello d'allarme poiché l'acqua di falda veniva reimpiegata nel ciclo produttivo dell'Eurallumina.
L'Enel non sembrava avere responsabilità precise perché sarebbe stata l'Eurallumina a chiedere di utilizzare le acque di falda accollandosi tutti gli oneri: l'Enel avrebbe detto sì con la raccomandazione di effettuare tutti i prelievi. Dopo il sequestro le indagini si sono di fatto bloccate in attesa del lavoro dei consulenti. Ora che la perizia è stata consegnata il magistrato potrà tirare le somme. Anche se il no al dissequestro, preceduto dal parere negativo del pm, non promette nulla di buono.
L'Unione Sarda del 22.06.2011