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regione sardegna: non applicate neppure le leggi sul lavoro PDF Stampa
Giovedì 23 Giugno 2011 00:00
L’assemblea fa il mea culpa, ora l’indagine interna proseguirà per altri sei mesi.
Dal lavoro alle politiche sociali, dall’urbanistica all’edilizia agevolata, dai trasporti alla tutela del paesaggio:
le principali leggi approvate dal Consiglio regionale della Sardegna negli ultimi due anni sono rimaste inapplicate.
Lo ha denunciato la commissione d’inchiesta...
L’assemblea sarda ha fatto ieri mea culpa e ha avviato la ricerca dei rimedi.
La commissione d’inchiesta insediata dal Consiglio alla fine del 2010 potrà lavorare altri sei mesi. La richiesta avanzata dal presidente Luciano Uras, che è capogruppo di Sel, è stata votata all’unanimità.
La denuncia di Uras, che ha illustrato la relazione e ha criticato l’assenza del presidente della giunta Ugo Cappellacci, è stata forte.
La commissione era stata incaricata di analizzare la situazione dal 2007 per verificare le «anomalie amministrative» prescindendo dalle maggioranze politiche che si sono avvicendate.
Nei primi sei mesi, si è concentrata sull’attuale legislatura, dal 2009: il quadro è sconfortante, ha detto. In particolare «risulta disattesa l’intera normativa in materia di pianificazione per i servizi, le politiche del lavoro e dell’occupazione, sono bloccate le norme sulla stabilizzazione dei precari, le disposizione sui trasdporti e la continuità territoriale, le normative su paesaggio, urbanistica ed edilizia». Il voto unanime può far pensare a una seduta politicamente tranquilla.
Ma così non è stato. Perché alcuni interventi del Pd (in particolare quelli di Giampaolo Diana e Gianvalerio Sanna) e di Api (Roberto Capelli) hanno puntato il dito accusatorio nei confronti della giunta regionale per alcune nomine giudicate «illegittime» proprio nei vertici dell’amministrazione, quell’amministrazione alla quale viene rimproverato di non aver dato applicazione alle leggi varate dal Consiglio.
Il clima si è subito surriscaldato e il capogruppo del Pdl, Mario Diana, dopo aver sottolineato che il compito della commissione non è quello di giudicare la giunta, ha minacciato di non dare las proroga chiesta da Uras. Sempre per il Pdl sono intervenuti Simona De Francisci e Teodoro Rodin (vi8ce di Uras nella commissione), i quali hanno suggerito di rafforzare i poteri di controllo in modo ordinario.
Il capogruppo dell’Udc, Giulio Steri, ha affermato che il problema si è aggravato quando, dieci anni fa, è stato eliminato proprio il sistema dei controlli per essere sostituito dal sistema degli «obiettivi», senza prevedere, però, alcun meccanismo che consentisse di tenere tutto sotto osservazione. Insomma, dopo le denunce, sono arrivate anche le prime proposte. Sono decenni che la Regione dichiara di volersi dotare di sistemi di monitoraggio.
Sarà la volta buona?
Da: L'Unione sarda.