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Pubblica amministrazione. All'esame della conferenza unificata il Dpcm sulla razionalizzazione per i piccoli comuni. PDF Stampa

Il Sole 24Ore 23 giungo 2011

Pubblica amministrazione. All'esame della conferenza unificata il Dpcm sulla razionalizzazione per i piccoli comuni

Negli enti locali alleanze graduali

Al via dal 1° gennaio la gestione associata per almeno due funzioni essenziali. IL PARADOSSO/Il limite minimo di abitanti legato al municipio minore permette di costruire anche mini-aggregazioni con pochissimi residenti

MILANO - Almeno due «funzioni fondamentali» associate dal 1° gennaio prossimo, quattro dal 1° gennaio 2013 e tutte e sei dal 2014. È il calendario delle gestioni associate ob-bligatorie previste per i Comuni fino a 5mila abitan-ti dalla manovra salva-deficit dell'anno scorso (ar-ticolo 14, comma 28 del Dl 78/2010). Il tema, dopo aver alimentato accese discus-sioni estive nei quasi 5.700 Comuni (il 70% del totale) interessati dall'obbligo di unirsi, era poi finito in sor-dina per la mancanza del decreto attuativo. Ora il Dpcm rispunta, è nell'ordine del giorno della Conferenza unificata in programma oggi (sempre che le tensioni fra Governo e Regioni non fac-ciano slittare tutto il sistema delle conferenze alla pros-sima settimana), e soprattut-to prevede per gli enti locali un calendario stringente e più di un rebus applicativo. Le «funzioni fondamentali» da associare, nell'eterna mancanza del Codice delle autonomie, sono le sei elen-cate dalla legge delega sul federalismo fiscale (sono le stesse oggetto dei questio-nari sui fabbisogni standard, e sono individuate dall'arti-colo 21, comma 3 della leg-ge 42/2009): amministra-zione generale, polizia loca-le, istruzione pubblica, via-bilità e trasporti, territorio e ambiente (tranne l'edilizia residenziale pubblica) e set-tore sociale. L'obiettivo di-chiarato di "razionalizzare" le piccole amministrazioni creando aggregazioni di al-meno 5mila abitanti, prima di tutto, sembra allontanarsi da subito, perché lo stesso decreto attuativo contiene in sé il meccanismo per aggi-rarlo. Le aggregazioni, in-fatti, secondo la bozza do-vranno raggiungere un livel-lo demografico pari almeno al quadruplo degli abitanti del Comune più piccolo fra quelli associati. Tradotto in pratica: se il Comune di Morterone (35 abitanti), si associa con i vicini di Fui-piano Valle Imagna (240 abitanti), crea un'aggrega-zione da 275 persone, in li-nea con la norma perché in questo caso il limite minimo sarebbe di 140 abitanti (il quadruplo dei 35 che vivo-no nel Comune più piccolo). A parte i casi limite, sono moltissime le possibili ag-gregazioni senza superare i mille o 2mila residenti: nel-lo stesso tempo, però, un ente locale da 4.500 abitanti dovrebbe comunque trovare un compagno di strada, per-ché sotto i 5mila residenti non è possibile stare da soli. A parte questa incongruen-za, il risultato probabile nel periodo transitorio è un in-trico di associazioni ad as-setto variabile, perché la norma fissa un numero mi-nimo di funzioni da associa-re (due l'anno prossimo, quattro l'anno dopo), ma lascia alla libertà dei singoli la scelta su quali attività ini-ziare a unire. Le combina-zioni possibili sono infinite e i sindaci dovranno trattare fra loro con chi unirsi e per fare cosa. Il Dpcm attuativo, poi, non scioglie il nodo dell'amministrazione gene-rale, che per la legge 42/2009 è una «funzione fondamentale» solo per il 70% della spesa, mentre per la gestione associata occorre ovviamente mettere insieme l'intera attività. © RIPRO-DUZIONE RISERVATA

Gianni Trovati