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La Ses è già arrivata al capolinea PDF Stampa
Martedì 28 Giugno 2011 08:24

La Ses è già arrivata al capolinea. «Trasferiti all'estero gli operai assunti con fondi regionali» 

La travagliata esistenza delle Ses, già Intermare sarda è durata appena due anni.
La nuova società, erede della gloriosa tradizione del cantiere metalmeccanico di Arbatax specializzato nelle piattaforme petrolifere, non ha fatto neanche in tempo a presentare il piano industriale che è già in procinto di essere assorbita dalla Saipem.
Entro il primo gennaio - la comunicazione ufficiale è arrivata nei giorni scorsi dai vertici dell'azienda - il percorso di fusione dovrà essere portato a termine.
TIMORE E SCONCERTO
La notizia non ha mancato di creare sconcerto e perplessità tra i lavoratori e i sindacati che in attesa di informazioni precise sul futuro dello stabilimento rimangono sulla difensiva.
«Non conosciamo le implicazioni che l'assorbimento della Ses in Saipem possa avere a livello aziendale», commenta il segretario provinciale della Cgil Luigi Vacca, che si è scontrato con il silenzio degli amministratori Ses. «A questo punto - sottolinea il sindacalista - l'incontro chiesto diverse volte e mai convocato dalla dirigenza aziendale urge più che mai».
CISL OTTIMISTA
Alla diffidenza della Cgil si accompagna il cauto ottimismo della Cisl. Gianni Mucaria, segretario territoriale della Ust, organizzazione di categoria dei metalmeccanici, auspica la svolta che tolga il cantiere dalla palude di inattività in cui si trova da tempo. «Credo - osserva Mucaria - che alla fine dei conti si tratti di un ritorno a casa.
Siamo nuovamente nelle mani di Saipem e questo a mio giudizio ci da maggiori garanzie e maggiori sicurezze per il futuro. Come Ses non sono arrivate quelle commesse in cui tutti credevano».
ISCRITTI FIOM ALL'ATTACCO
Più che commesse sono infatti fioccate le polemiche e non solo per il fatto che dirigenti non si sono mai presi la briga di portare al vaglio dei sindacati uno straccio di piano industriale ma per la gestione stessa della società.
Un durissimo attacco era arrivato nei giorni scorsi dagli iscritti della Fiom che lamentavano, tra le altre questioni quella del personale, assunto con finanziamenti pubblici, e dirottato verso altri cantieri del gruppo, perfino all'estero. Senza che le rappresentanze sindacali aziendali - questa l'ulteriore accusa - esercitassero l'opportuna vigilanza.
APPALTI ESTERNI
Altro tasto dolente il ricorso in massa alle ditte d'appalto. Si attende ora la presa di posizione dei rappresentanti istituzionali del territorio tanto più che sul campo rimane la possibilità di assegnare cinque ettari delle aree dell'ex Cartiera di Arbatax proprio al cantiere Saipem.
Toccherà alla politica ogliastrina decidere se accontentarsi delle solite promesse o ottenere qualcosa di più concreto, sia in termini di ricadute occupazionali che di prospettive a medio e lungo termine.
I delusi da Ses attendono risposte. 
L'Unione Sarda del 28 Giugno 2011.