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Tremonti e la manovra da 47 miliardi PDF Stampa
Mercoledì 29 Giugno 2011 08:42

Silvio Berlusconi soddisfatto, Giulio Tremonti pure, persino i ministri del Pdl sembrano contenti.

Tanto da far parlare, nella maggioranza, di 'tregua' tra il cavaliere ed il responsabile dell'Economia dopo le frizioni dei giorni scorsi su manovra e fisco.

Soddisfatti anche i Responsabili. Umberto Bossi canta vittoria anche se non manca di evidenziare come il governo sia ancora a rischio.

"Sulla manovra bisogna lavorarci ancora", sottolinea Bossi. "Siamo riusciti ad ottenere la modifica del Patto di stabilità per i comuni virtuosi".

 

E a chi gli chiede se ci sarà anche il taglio delle tasse, Bossi risponde: "Non in questa manovra".

 

 

Poi aggiunge: "A noi interessava il Patto di stabilità innanzitutto, in maniera da permettere ai Comuni che hanno un sacco di miliardi di poterli spendere".

 

 

Verrebbe da dire: tanto rumore per nulla. Perché dopo le dimissioni paventate del responsabile del Tesoro; dopo le parole pesantissime di Guido Crosetto contro il ministro dell'Economia; dopo i timori di un imminente 'licenziamento' del Professore, alla fine non è accaduto nulla di tutto questo.

 

 

Anzi, il doppio vertice, di maggioranza e ministeriale, sulla manovra ha registrato un clima di assoluta cordialità. Da un lato un Giulio Tremonti che, dopo aver smentito qualsiasi ipotesi di dimissioni, si è presentato in versione dialogante, aperto ad ascoltare consigli e suggerimenti da parte di tutti i colleghi di governo; dall'altro i ministri che, forse soddisfatti dal cambio di atteggiamento, muovono solo qualche obiezione, accogliendo la manovra da 47 miliardi e passa messa a punto da via XX settembre quasi senza battere ciglio.

 

 

Berlusconi può dirsi soddisfatto e sbandierare la ritrovata "unità" nel governo. Ma soprattutto può rivendicare due traguardi non scontati alla vigilia: primo, aver costretto Tremonti a quella collegialità chiesta da molti nell'Esecutivo; secondo, aver ottenuto una manovra 'light' per il 2011-2012 (rispettivamente 1,8miliardi e 5,5), mentre il grosso sarà 'scaricato' sul biennio 2013-2014 e cioé sulle spalle del prossimo esecutivo. Sull'impianto della manovra, però - pur permanendo dubbi sulla reale entità complessiva (a Grazioli è emersa una cifra di 47 miliardi, mentre a Chigi ai ministri risultava sd soli 41,3), è stato Tremonti a spuntarla. Così come sulla riduzione della pressione fiscale: "Non un abbassamento delle tasse, ma piuttosto una rimodulazione", ha precisato Franco Frattini.

 

 

Ma il clima di sospetti che, nonostante tutto, ancora aleggiava durante il vertice di maggioranza di palazzo Grazioli è improvvisamente venuto meno durante la riunione dei ministri: tutti soddisfatti, alla fine, dalle aperture di Tremonti.Solo La Russa e Paolo Romani hanno sollevato obiezioni, il primo sulle missioni all'estero il secondo sull'Ice, ma senza mai avventurarsi nello scontro. Il solo fatto che il ministro dell'Economia abbia concesso 48 ore di tempo per suggerire miglioramenti o correzioni, deve aver spazzato via le ultime obiezioni. Tanto che ministri come Galan e la Gelmini, solitamente poco teneri con lui, forse perché graziati dai tagli, hanno espresso la propria soddisfazione.

 

 

Del resto, spiega un ministro, da parte di Tremonti c'é stato un "cambiamento nell'atteggiamento incredibile". Paradossalmente, proprio gli ex migliori alleati del Professore sono rimasti in silenzio. Solo Umberto Bossi, nonostante gli avvertimenti ("finché non è passata la manovra il governo è a rischio"), ha parlato, ma unicamente per cantare vittoria, rivendicando il successo sull'allentamento del patto di stabilità per i comuni virtuosi.

 

 

Ma nel Carroccio, come ormai spesso avviene nelle ultime settimane, non tutti la pensano come il Senatur. In molti infatti, Roberto Maroni per primo, sono rimasti in silenzio. Segno che attendono di vedere i fatti. Anche perché la richiesta di Pontida era precisa: ridurre le tasse. E pare chiaro ormai che al di là di una rimodulazione non si andrà.Ma a parte i 'maroniani' la soddisfazione sembra contagiare l'intera maggioranza. Forse persino troppo. Basti pensare che in questo clima, anche Crosetto e Tremonti riescono a stringersi la mano e a superare, almeno per ora, le incomprensioni. Tanto che qualcuno inizia a sospettare qualcosa. "E' stato tutto troppo calmo, non vorrei che dietro si celasse qualcosa...", azzarda un ministro di peso. Lo stesso che non manca di notare come fra Tremonti e Maroni, da qualche tempo, vi siano di nuovo interessi convergenti.Bersani - "Farsa drammatica" - "Siamo alla farsa drammatica".

 

 

Se la scaglionatura della manovra in vista del pareggio di bilancio, come sembra emergere dal vertice di Palazzo Grazioli, concentrerà il grosso sul biennio 2013-2014, "è una presa in giro colossale per l'Italia". Lo dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, parlando con i cronisti a Montecitorio.Insorge il Pd: "Con scalone è irresponsabilità pura" -"Prima avevamo lo scalone sulle pensioni ora abbiamo lo scalone sulla manovra. E' da irresponsabili spostare nel tempo misure che devono essere adottate oggi per dare ai mercati e all'Europa quei segnali di serietà e rigore necessari per difendere la nostra economia. Il paese è in balia di un gruppo di spericolati la cui schizofrenica litigiosita' viene superata solo dalla difesa dei propri interessi a scapito di quelli degli italiani''.

 

 

Lo dice Antonio Misiani, del Pd, componente della commissione bilancio alla Camera. ''Il governo - aggiunge Misiani - sa benissimo di non arrivare neanche al 2013: si accontenta di vivacchiare per qualche altro mese aprendo il regolamento di conti tra quanti sperano di succedere a Berlusconi.

 

 

Oggi, più che una riunione di maggioranza, c'è stato un incontro di congiurati che hanno deciso di sacrificare il risanamento dei conti pubblici per avere il tempo di regolare i conti tra di loro''.

 

 

Casini deluso: "Ultimo atto di irresponsabilità" - ''Non voglio credere che le anticipazioni sulla manovra corrispondano alla realta'. Saremmo all'ultimo atto di irresponsabilita'''. Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini interpellato dai cronisti al riguardo.

 

 

Da: Tiscali notizie.