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Un killer chiamato Fisco PDF Stampa
Mercoledì 29 Giugno 2011 12:59
ambienteCartelle triplicate da un perverso sistema di sanzioni e interessi:
così Stato ed enti locali strozzano i contribuenti e l'economia sarda.
Quella che chiamano lotta all'evasione si è da tempo trasformata in battaglia per la sopravvivenza.
Da una parte lo Stato e gli enti locali, dall'altra cittadini e imprese.
 
 
 
Istituzioni (le prime) che fanno i conti con un bilancio che sta per esplodere e che (con ogni mezzo) cercano di recuperare risorse.
 
 
 
 
Soggetti economici (i secondi) ridotti ormai al collasso da un sistema di accertamento vessatorio e da procedimenti di riscossione che hanno l'effetto di uccidere la capacità, presente e futura, di produrre reddito. Senza contare l'aggressione ai beni personali (l'abitazione, l'auto, i conti correnti) e il calvario al quale ci si deve sottoporre nel caso si decida di contestare le ingiunzioni, entrando nell'infernale girone dei ricorsi.
 
 
 
SARDEGNA AL COLLASSO
 
 
Nell'Isola il sistema è al collasso e la litigiosità tra contribuenti e soggetti impositori ha raggiunto cifre da capogiro: Equitalia, l'odiato riscossore che notifica le cartelle esattoriali e avvia i procedimenti di pignoramento, stima che il sistema-Sardegna sia indebitato per un miliardo e 292 milioni di euro. A tanto ammontano le oltre 734 mila cartelle che sono state notificate nel 2010.
Ogni sardo, di media, deve quindi al sistema fiscale circa 807 euro. Pur avendone, potenzialmente, evaso (o eluso) non più di 250.
Perché il debito si è invece triplicato? Perché lo Stato ha trovato il modo di moltiplicarlo, organizzando un perverso sistema che fa lievitare i costi a carico di cittadini e imprese.
 
 
DEBITO TRIPLICATO
 
 
 
Come si è arrivati a questo? È sufficiente raccontare alcune delle storie di piccoli e grandi imprenditori, singoli cittadini e associazioni anti-Equitalia, che sono arrivati a scendere in piazza per manifestare la propria disperazione. Non si tratta esclusivamente di casi di evasione.
Anzi, spesso la disperazione è causata non tanto dalla richiesta di pagamento per tributi, contributi previdenziali o altri obblighi non assolti, quanto dal complesso e vessatorio sistema di riscossione che lo Stato si è inventato.
 
 
 
LA STORIA
 
 
Un caso emblematico, quello dal quale parte la nostra inchiesta, lo racconta Tonino Mura, storico barista barbaricino: «Mi è stata notificata una cartella esattoriale relativa all'anno 2003, originata dagli studi di settore.
Quegli infernali strumenti di accertamento presuntivo dei guadagni che equiparano un bar di via Veneto, a Roma, a quello di un paese dell'interno della Sardegna - racconta, con in mano il corposo fascicolo che custodisce le prove del suo tormentato rapporto con l'Agenzia delle Entrate - sapete qual è la differenza di ricavi, secondo lo Stato, tra Roma e Nuoro?
Cinquemila euro all'anno. Significa che noi dovremmo incassare 15 euro al giorno in meno rispetto ai posti nei quali un caffé costa dieci volte di più rispetto ai 70 centesimi dei nostri miseri listini».
 
 
IL CONTO
 
 
Nel 2009 Equitalia presenta il conto a Tonino Mura, basandosi su un accertamento dell'Agenzia delle entrate: 2.300 euro di mancato versamento Iva, 6.600 di evasione dell'Irpef, circa 10 mila di sanzione principale, annessi e connessi. La cartella ammonta a quasi 25 mila euro. «Cifra che non posso pagare da un giorno all'altro», racconta, introducendo un tema nuovo: «Tutti se la prendono con Equitalia, che si presenta a riscuotere.
Ma dietro c'è un sistema di interessi, more, sanzioni, che fanno lievitare il debito fiscale o contributivo, soffocando il cittadino.
Che, da contribuente, si trasforma in suddito». Come dargli torto? Analizzando la cartella presentata all'incasso da Equitalia, emerge che (su 24.867 euro totali) il 54,4 per cento (13.516) riguarda sanzioni, interessi e more, il 37,5 (9.322) le maggiori imposte accertate e l'8,1 (2.029) l'aggio a favore del riscossore.
Dunque lo Stato non si limita a rilevare l'eventuale evasione, ma triplica le sue richieste. Ottenendo spesso l'effetto di non riuscire a recuperare (causa insolvenza del soggetto interessato) nemmeno i tributi Irpef e Iva al centro della verifica.
L'Unione Sarda del 29.06.2011