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I sindaci: è il demanio militare l’unico abusivo nei pascoli di Quirra PDF Stampa
Venerdì 01 Luglio 2011 11:14
C’è chi butta giù dal letto l’intero ufficio tecnico, fa rispolverare gli archivi comunali, e scopre che i “suoi” pastori sono tutt’altro che abusivi: carta canta.
 C’è chi ricorda che «se il problema è quello dei contratti scaduti e non quello della salute pubblica, allora siamo davvero alla frutta»...
 
Noi a Villagrande Strisaili per quegli espropri siamo in causa da 15 anni con Roma
LANUSEI. C’è chi butta giù dal letto l’intero ufficio tecnico, fa rispolverare gli archivi comunali, e scopre che i “suoi” pastori sono tutt’altro che abusivi: carta canta.
C’è chi ricorda che «se il problema è quello dei contratti scaduti e non quello della salute pubblica, allora siamo davvero alla frutta».
C’è chi precisa che i propri allevatori sono solo quattro, e che «nessuno di loro ha mai avuto l’autorizzazione al pascolo.
 Ma questo il demanio e gli inquirenti lo sanno perfettamente».
C’è anche chi ritiene che l’unico abusivo, in questa storia, sia «il demanio militare che ha espropriato i terreni dei Comuni». C’è, infine, la Coldiretti, che, sconfortata dalle ultime notizie, commenta un laconico ma duro: «Abbiamo capito che i pastori li vogliono mandare via a prescindere».
 Il giorno dopo la presa di posizione della Procura di Lanusei - «I pastori che pascolano a Quirra sono tutti abusivi, perché i contratti tra Comune e demanio sono scaduti» - associazioni di categoria, i sindaci ogliastrini e del Sarrabus rispondono decisi, dicendo, in sostanza: «Non siamo affatto abusivi.
 
E  se anche ci fossero ritardi nei rinnovi dei contratti di co-uso col poligono, riteniamo che non sia questo il vero problema».
 Il primo a reagire è il veterano della vicenda: il sindaco di Perdasdefogu. Pochi minuti dopo le 8, è già in municipio, che scartabella tra fogli, documenti, che convoca l’intero ufficio tecnico e gli fa ricontrollare tutto.
A metà mattina, dopo un’analisi certosina delle carte, scopre quello che già si aspettava.
«Eccolo qui - dice Walter Mura - questo atto stabilisce in modo chiaro che il contratto di co-uso che noi abbiamo con il demanio militare scade il prossimo 30 novembre, e non, come sostengono gli inquirenti, lo scorso 30 novembre.
 
Ma ammettiamo anche, per un attimo, che la faccenda non sia così, trovo incredibile che la vicenda abbia preso questa piega, che adesso il problema sembra diventato un contratto scaduto, quando la questione è ben altra.
Contratti e salute pubblica sono due piani decisamente diversi e tali dovrebbero restare. Se qualcuno è abusivo, poi, eventualmente lo dovrebbe dire il ministero. Se ci attacchiamo a questo, comunque, siamo davvero alla frutta». Sulla stessa linea, sostanzialmente, il sindaco di Tertenia, Luciano Loddo.
Ingegnere come Mura ma a differenza di Mura fresco di insediamento in municipio e già alle prese con una patata bollente di proporzioni consistenti.
«Io ho quattro allevatori che pascolano nel poligono - precisa - e se li sfrattano non so proprio dove farli spostare.
 
Mi sono appena insediato in Comune ma so che i nostri contratti con il demanio sono datati. Sì, può darsi che ce ne sia anche qualcuno scaduto, lo stiamo verificando.
Ma ritengo, comunque, che non sia certo questo il problema: quello delle autorizzazioni scadute. Non è possibile, non ci voglio credere».
Il primo cittadino di Arzana, Marco Melis, invece, rivela quello che molti, probabilmente, non si aspettavano. «Il mio Comune è da tempo che non autorizza più nessuno al pascolo nel poligono - spiega - quindi non capisco come facciamo a essere considerati abusivi. Se qualche pastore ancora ci circola, il problema non è mio, ma eventualmente del demanio, al quale, tra l’altro, l’ho comunicato».
«I nostri terreni nel poligono - aggiunge - sono mille ettari a Planu Alussera, in agro del comune di Villaputzu.
Le ultime autorizzazioni che il Comune aveva rilasciato erano per due pastori che utilizzavano quelle terre per la transumanza. Poi, però, abbiamo deciso di non rinnovarle per evitare problemi di natura giuridica e altre grane».
La musica cambia decisamente, invece, per il comune di Villagrande Strisaili. Rappresenta, decisamente, un caso a sè.
Da quindici anni, infatti, è in causa con il ministero per i terreni espropriati a suo tempo per realizzare il poligono. «Se proprio dobbiamo cercare gli abusivi - dice il primo cittadino, Giuseppe Loi - ebbene, allora noi diciamo che è il demanio militare e non i pastori.
A suo tempo ci aveva espropriato terreni gravati da usi civici, e in base a un regio decreto, quelle terre sono dunque inalienabili, devono far parte del patrimonio del Comune.
 
Per questo noi non abbiamo mai firmato alcun contratto di co-uso con il demanio: quelle terre le consideriamo già nostre.
Nonostante tutto, siccome amiamo il quieto vivere e siamo persone civili, ogni anno mandiamo al demanio una comunicazione nella quale diciamo quanti pastori pascolano nel poligono.
E sinora tra noi e loro c’è sempre stata una convivenza assolutamente serena e pacifica».
La Coldiretti, dal canto suo, sulla questione, scrive un comunicato dai toni decisi, firmato dal neo presidente Nuoro-Ogliastra, Simone Cualbu, dal direttore, Aldo Manunta, e dal direttore regionale Luca Saba.
«Abbiamo capito - scrivono - che i pastori del poligono di Quirra devono andare via a prescindere da cosa vi sia dentro.
Questa è l’amara constatazione della Coldiretti che, tramite gli organi di stampa, è venuta a conoscenza del fatto che la Procura di Lanusei starebbe indagando anche sulle concessioni date dai Comuni ai pastori.
Siamo certi che questi fatti non aiutano. Alla fine chi paga sono sempre i pastori che si ritrovano “incastrati” tra una presunta presenza di sostanze inquinanti e concessioni di pascolo irregolari. Vedremo il da farsi. Ci chiediamo dove si voglia arrivare.
Chiediamo rispetto per le imprese agricole che fino ad ora hanno pagato il prezzo più alto.
Ma una cosa è certa: noi saremo al loro fianco fino alla fine». Oggi, davanti al tribunale di Lanusei, aspetteranno l’esito delle decisioni sui primi sei ricorsi contro il decreto di sgombero.
La Nuova Sardegna del 1 Luglio 2011.