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Economia: Ancora in piazza contro il «mostro» Equitalia PDF Stampa
Mercoledì 06 Luglio 2011 00:00
Cagliari, oggi marcia funebre sino al palazzo della Regione.
Se oggi la colonna sonora del corteo dalla Fiera alla Regione delle «Partite Iva» e dintorni sarà, come annunciato, la «Sonata numero 2, opera trentacinque» di Chopin, ci sarà uno spartito da seguire.
È una marcia funebre, come quella delle imprese sarde, in quattro movimenti. Grave...
Com’è grave l’indebitamento di artigiani, commercianti, pastori, genitori e figli, piccoli imprenditori e persino pensionati. Da anni tutti fatti prigionieri dall’Agenzia delle entrate, dall’Inps, dall’Inail e dai comuni. Il totale dello scoperto in Sardegna è impressionante: intorno al miliardo e mezzo, ma potrebbe essere addirittura il doppio, secondo fonti diverse da Equitalia, che l’anno scorso ha notificato una montagna di cartelle.
Oltre 730 mila, quasi una ogni due sardi: pazzesco.
Equitalia, appunto, il mostro contro cui oggi scenderanno in piazza - dalle 9.30 - più di diecimila persone, con gli organizzatori sicuri che, alla fine, il loro contatore supererà quota venticinquemila presenze. Sono attese delegazioni da tutte le province, la spinta emotiva è forte, lo slogan anche: «Mercoledì tieni chiusa la tua attività, smettila di piangere e marcia con noi», è il messaggio che da settimane tiene banco sul web.
Quello di oggi sarà un corteo funebre, silenzioso, con in testa il «carro» di circostanza, messo a disposizione da chi, nel Sulcis, trasporta bare per professione, ma da anni è stato tramortito (il verbo è azzeccato) dagli esattori di Stato. Dietro il cassone, si metterà in fila quella Sardegna che qualcuno vuol far passare come una razza dannata di evasori fiscali e furbetti, ma dimentica gli effetti devastanti provocati in questi mesi dalla crisi finanziaria, da quella economica, dall’azzeramento dei consumi, dal numero pazzesco di cassintegrati e disoccupati.
No, la Sardegna che questa mattina marcerà fino al portone del palazzo del Consiglio regionale, in via Roma, è quella con le case ipotecate o all’asta, le auto e i camioncini ostaggio delle ganasce perché se non c’è lavoro, non ci sono incassi e senza soldi è impossibile pagare le tasse, i contributi e anche le multe per divieto di sosta. Scherzo. È il secondo movimento della marcia di Chopin.
E qui sta per l’illusione che all’indomani degli ultimi cortei di maggio e giugno, a Cagliari, Olbia e Roma, qualcosa sarebbe finalmente cambiato nei rapporti difficili, impossibili e cruenti fra l’Erario e i contribuenti.
Invece, in queste settimane, gli aggiustamenti sono stati minimi, con la Regione che non è riuscita a ottenere dal Governo lo “stato di crisi fiscale” e per colpa di un Parlamento timido nell’abbattere sanzioni, interessi e aggi.
Le limitazioni alle ganasce (mai sotto i duemila euro) e alle ipoteche (mai sulla prima casa sotto i ventimila euro) hanno spostato di poco o nulla l’asticella della paura per chi è già in ginocchio. Lento. Come lo sarà il passo del corteo. Con in prima fila lo stesso manichino di maggio, a Cagliari. Ancora una volta, indosserà soltanto un paio di boxer: è lui il simbolo riconosciuto del contribuente ridotto in mutande. L’annunciato «passo lento» ha anche un altro scopo: permettere al servizio d’ordine, alla polizia e ai carabinieri di tenere meglio sotto controllo il serpentone.
Tutti hanno dichiarato la necessità di ridurre al minimo il pericolo degli infiltrati. In questi giorni, da più parti, è stato ipotizzato che alcuni gruppi antagonisti abbiano in mente di scatenare una bolgia simile all’ultima guerriglia domenicale «No-Tav», nei boschi della Val di Susa. Oggi la guardia sarà alta per emarginare i violenti: «Non vogliamo che la nostra protesta pacifica sia macchiata da teste calde».
Presto. È l’ultimo movimento della sinfonia e vale un ultimatum. I tartassati sono allo stremo: è finito il tempo delle promesse. Tutti hanno il fiato sul collo di Equitalia, con l’Agenzia delle Entrate pronta ad adottare le nuove e pesanti misure che si chiamano «avvisi esecutivi». Serve subito una diga per evitare che le cartelle esattoriali si mangino tutto.
Oggi le «Partite Iva» rilanceranno la loro piattaforma: dalla moratoria, almeno tre anni, al congelamento per almeno ventiquattro mesi delle pretese di Equitalia, dal blocco dei pagamenti dei mutui per due anni alla richiesta dell’immediato condono fiscale. E ancora: dall’intervento dei fondi di garanzia (finora quelli della Regione attraverso la Sfirs hanno funzionato a singhiozzo) all’accantonamento dei micidiali studi di settore, per ricordare le sei rivendicazioni più forti. Il resto lo griderà la piazza.

La Nuova Sardegna del 6 Luglio 2011.