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L’agnello sardo PDF Stampa
Mercoledì 06 Luglio 2011 00:00
annaspa tra la burocrazia
Il titolare di un macello: «Da anni in attesa della risposta sulla certificazione elettronica».

 

Da: La Nuova Sardegna del 6.07.2011

 

Preoccupazione tra gli allevatori dopo l’inchiesta dei carabinieri: il rischio più grande è di perdere i premi per il marchio Igp.
SASSARI. «L’effetto collaterale di questa situazione? Semplice: gli agnelli certificati Igp caleranno drasticamente.
D’altronde chi me lo fa fare, visto che lo vendo allo stesso prezzo e mi devo sottoporre a controlli che altri non hanno? Alla fine il guadagno è identico, ma i problemi di chi sta fuori dal sistema sono molti meno». È la riflessione amara di Danilo Argiolas, macellatore di Sedilo, dopo l’inchiesta dei carabinieri del Nac di Roma e della procura della Repubblica di Sassari. «Vediamo come va a finire, ma ho diversi dubbi».
Trentuno indagati per frode nell’esercizio del commercio, perchè le carni controllate sono risultate prive della documentazione per la tracciabilità, necessaria per certificare l’origine sarda della produzione e dell’allevamento dell’agnello.
«La cosa che deve fare riflettere è che sono tutti iscritti al Consorzio di tutela Igp - racconta Danilo Argiolas - e non sono certo irresponsabili. Questo progetto è partito nel 2005, con una fase di studio. Il riferimento era alla modulistica del vecchio organismo di controllo (Ocpa), una procedura antiquata rispetto a qualsiasi sistema di tracciabilità nelle aziende.
Quindi non è esatto dire che manca la tracciabilità, caso mai si poteva ragionare in termini di sanzioni amministrative. Comunque vediamo come va a finire: ben vengano i controlli, ma devono essere a garanzia delle aziende e dei consumatori». La contestazione principale - dopo il clamore dell’indagine dei carabinieri del Nac di Roma - è alla politica.
 «Sono sei anni - dice ancora Danilo Argiolas - che stiamo proponendo all’assessorato regionale all’Agricoltura (e ne sono cambiati diversi) un progetto per la tracciabilità elettronica degli ovini. Una bella idea, secondo tutti, peccato che non sia mai arrivata la risposta per dare il via all’operazione».
Il «vediamo cosa succede?» è legato soprattutto a un fatto: a breve dovrebbero arrivare i soldi dell’articolo 68 per chi ha aderito all’Igp agnello di Sardegna. C’è un problema: se i macellatori smettono di mettere i bollini, al pastore non arrivano le somme previste. «E quelle risorse finiscono altrove - sottolinea Danilo Argiolas - nel Lazio per esempio o magari destinate ad altri settori». Preoccupazione e diffidenza.
Ma anche voglia di andare avanti con determinazione perchè il sistema va perfezionato e ampliato: «Una cosa l’ha portata l’Igp: ha fatto cessare immediatamente il giro di agnelli che di sardo non avevano niente, anzi non c’erano nemmeno passati e andavano sul mercato con la denominazione Agnello di Sardegna».
C’è molto da fare, e forse l’inchiesta ha scosso un settore che mugugnava senza però adottare iniziative adeguate. «Ripeto, i controlli sono utili - continua Danilo Argiolas - se servono a fare cessare le truffe, qualora ci siano. Ma una domanda è doverosa: a fronte di 500mila marche auricolari, sono stati certificati circa 80mila agnelli. Qual’è il motivo che dovrebbe spingere il macellatore a importare ovini dalla Romania e dalla Corsica se ha la merce sotto casa?». Anche Battista Cualbu, presidente della Coldiretti di Sassari e allevatore, si augura che la magistratura faccia chiarezza.
Un atto doveroso per evitare che si faccia di tutta l’erba un fascio. «Molti non si iscrivono al Consorzio Igp - afferma Cualbu - perchè sono diffidenti e non credono al ruolo importante che può assolvere. Per le aziende e i consumatori, che devono sentirsi coinvolti nella causa. Ma è la politica che deve condurci in questo percorso: io dico no alle lobby e no ai polveroni che non portano soluzioni. Sono convinto che tutti gli agnelli sardi possano avere il marchio Igp e allora sediamoci attorno a un tavolo, allevatori, macellatori e porzionatori. Se mai si inizia mai si arriva».

La Nuova Sardegna.