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Sardegna: disperazione in piazza PDF Stampa
Giovedì 07 Luglio 2011 09:01

Piazza Costituzione a Cagliari Disperazione in piazza.

Sfila a Cagliari il popolo delle partite Iva piegato dai debiti:
in diecimila al «corteo funebre», poi il sit-in in via Roma.
Via i cori, via anche le trombe...

 

 

Il corteo funebre mandato in scena, con tanto di bara, dal popolo delle partite Iva si affida al silenzio prima di affacciarsi in via Roma.
Un violino libera le note della marcia di Chopin e accompagna l'incedere lento e ordinato dei manifestanti.
Ci pensano il sole a picco e i trentacinque gradi di un luglio spietato a scaldare l'atmosfera. Sono tanti ma non tantissimi. Diecimila o poco più.
Abbastanza per riaccendere la luce sul dolore degli artigiani, dei commercianti, degli autotrasportatori, degli allevatori piegati dal peso dei debiti.
NUOVA PROTESTA
 
 Si presentano di nuovo (era già successo a maggio) nel cuore di Cagliari per bussare alle porte della politica. «Non avete mantenuto le promesse».
Sotto il Consiglio regionale la passione prende il sopravvento, ma i toni non scadono.
«Stiamo morendo, siamo strangolati», lo sfogo del movimento che sta catalizzando una protesta senza colore.
«Non ci sono politici, non ci sono sindacati.
Ci siamo solo noi», non si stanca di ripetere al megafono Andrea Impera, uno degli organizzatori della manifestazione. Nella pancia del corteo s'intravedono soltanto le bandiere dei Quattro mori agitate dal maestrale bollente.
CLIMA TRANQUILLO
La manifestazione taglia in due via Roma (dopo la partenza da piazza Marco Polo) e manda in tilt il traffico in mezza città sino al primo pomeriggio.
Ma non c'è aria di incidenti, nonostante le precauzioni della questura, con un cordone di sicurezza (centosessanta poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa) attorno al Consiglio regionale. Gli organizzatori del “Movimento degli artigiani e dei commercianti liberi” non vogliono rinunciare alla forma.
«La nostra è una protesta civile», sottolinea Ivan Garau, uno dei leader.
Qualcuno s'incatena, ma è solo un gesto simbolico.
CONTRO I DEBITI
Un ristorante a due passi da via Roma espone un menu sarcastico con “Equitalia alla brace”.
E proprio la società di riscossione dei debiti fiscali arriva in fretta nei pensieri dei manifestanti. Il necrologio gigante affisso su un camion del corteo è eloquente.
Si celebra il funerale «per la scomparsa delle partite Iva a causa delle vessazioni di Equitalia e dello Stato».
Dal palco allestito sotto via Roma gli interventi si susseguono a ritmo incessante. «Vogliamo che la politica ci aiuti a salvarci dai debiti», chiede Luciano La Mantia, voce del Sulcis, e gli fa subito eco Andrea Virdis, del movimento artigiani del Logudoro: «Ridateci la nostra dignità».
Pietro Loi (Monserrato) chiede a gran voce che «la politica sia affidata a persone capaci». Sul palco arrivano anche i portavoce del movimento “No radar”.
 
LE RIVENDICAZIONI
Il popolo delle partite Iva chiede l'intervento della Regione (Cappellacci è finito più volte nel mirino della protesta) e dello Stato: «Chiediamo una moratoria per i nostri debiti, soprattutto per le cartelle di Equitalia».
Ma il Movimento dei commercianti e degli artigiani liberi chiede anche una revisione degli studi di settore «sulla base delle differenze territoriali».
S'invoca poi un intervento per fermare la vendita delle case finite all'asta dopo il pignoramento per i debiti.
E ieri è partita anche una sottoscrizione per aiutare «chi sta rischiando di finire su una strada».

 

L'Unione Sarda 07.07.2011