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Il Quirinale e le modifiche PDF Stampa
Venerdì 08 Luglio 2011 07:00

Ok di Napolitano: «Ora confronto». 
Il presidente: la parte restante della correzione dovrà andare nella legge di stabilità.

Via libera al decreto legge varato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri che - fa sapere Giorgio Napolitano - dopo le correzioni chieste e ottenute dal governo al testo trasmessogli lunedì, nell'attuale formulazione contiene misure «strettamente attinenti alla manovra finanziaria e a quelle suscettibili di incidere con effetto immediato sulla crescita economica»...

 

 

Roma.  Al tempo stesso, il presidente della Repubblica nella breve nota che accompagna l'autorizzazione all'e-manazione del decreto (pubblicato ieri sera in Gazzetta Ufficiale) sottolinea come il testo sottoposto al suo esame contenga «gran parte della manovra» necessaria a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2014.

 

 

Si tratta in sostanza dei 25,3 miliardi assicurati dal dispositivo del provvedimento, cui andranno aggiunti - secondo quanto ha spiegato ieri il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti - 14,7 miliardi di maggiori entrate attese dalla legge delega sulla riforma fiscale. Napolitano, che in questa sede esprime evidentemente il suo giudizio solo sul testo del decreto sottoposto alla sua firma (e non certo sugli effetti di una legge delega da verificare a consuntivo) puntualizza non a caso che per la «restante parte» si dovrà procedere con gli ordinari strumenti di bilancio per il triennio 2012-2014 e i relativi disegni di legge collegati.

 

 

In poche parole, occorrerà far fronte con la legge di stabilità, cui è affidato proprio il compito di garantire nei saldi di finanza pubblica il pieno rispetto degli obiettivi concordati in sede europea. Sottolineatura che appare in linea con quanto Tremonti ha dichiarato ieri in conferenza stampa a proposito del gettito atteso dalla delega e delle relative modalità di copertura.

 

 

La clausola di salvaguardia (che rinvia proprio alla legge di stabilità) prevede il taglio lineare delle attuali agevolazioni fiscali, così da garantire nel 2014 i 14,7 miliardi di maggiori entrate. Napolitano ha chiesto e ottenuto le correzioni su aspetti non secondari del provvedimento tra cui le quote latte e i costi della politica.

 

 

Le avrebbe pretese sulla contestata norma sul lodo Mondadori, ora trae le fila e auspica che in Parlamento il confronto sulla manovra sia «realmente aperto».

 

 

L'aspettativa del Capo dello Stato è che partendo dalla condivisione, che dovrebbe essere bipartisan, dell'impegno assunto in sede europea per centrare il pareggio di bilancio nel 2014, la discussione sia «seria», così come le «libere scelte circa l'impostazione e le misure idonee al raggiungimento di tale obiettivo, e quindi alla riduzione del debito pubblico, insieme al rilancio della crescita economica».

 

 

Letto tra le righe è un chiaro invito al governo e alla maggioranza a non comprimere la discussione su un provvedimento di tale rilevanza, ovviamente nel rispetto assoluto delle compatibilità di bilancio.

 

 

Come dire: se dall'opposizione verranno proposte alternative serie e credibili, il confronto in Parlamento è doveroso. Poi ovviamente occorrerà vigilare attentamente - e Napolitano per conto suo lo farà con il consueto rigore - sulle modifiche che verranno apportate al decreto in sede di conversione. Il paletto invalicabile è che non saranno più tollerati decreti omnibus, con norme del tutto estranee al contenuto proprio del provvedimento.

 

© Il Sole 24Ore.

 

 

LA VIGILAZA DEL COLLE

 

Dai rilievi alla firma

 

 

Giovedì 30 il Consiglio dei ministri dà il via libera al decreto che contiene la manovra. Domenica mattina il Colle diffonde una nota: «Si precisa – è scritto – che a tutt'oggi la Presidenza del Consiglio non ha ancora trasmesso al il testo del decreto legge».

 

La precisazione, aggiunge il Quirinale, viene fatta «poiché molti organi di informazione continuano a ripetere che la manovra finanziaria sarebbe al vaglio della Presidenza della Repubblica già da venerdì».

 

Lunedì il testo viene trasmesso al Quirinale. Dall'articolato spunta a sorpresa una norma subito ribattezzata «salva-Fininvest» che può sospendere fino alla sentenza definitiva il maxi-risarcimento che l'azienda della famiglia Berlusconi deve pagare alla Cir di Carlo De Benedetti nella vicenda Lodo Mondadori (sabato è attesa la sentenza di appello).

 

La norma finisce sotto la lente degli uffici del Quirinale. «Quando sarà il momento conoscerete le nostre determinazioni riguardo alla manovra economica» fa sapere martedì Napolitano. Nella stessa giornata il dietrofront del premier: gli articoli vengono cancellati.

 

 

Ieri il presidente della Repubblica ha emanato il decreto. Nella nota di accompagnamento si sottolinea che i suoi contenuti sono stati «ricondotti» alle norme «strettamente attinenti alla manovra».

 

 

Il Sole 24 Ore.