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Corsi di lingua sarda, l’università di Sassari attacca la Regione PDF Stampa
Mercoledì 13 Luglio 2011 09:34

Istituzioni, Europa, Enti Locali.

Sassari. Ritardi nella realizzazione del progetto sui corsi di aggiornamento per la formazione di lingua sarda nell’ateneo sassarese.
Alle polemiche di questi giorni rispondono i quattro docenti rappresentanti dell’università per la lingua sarda: Giovanni Lupinu, Dino Manca, Carlo Schirru e Fiorenzo Toso...
 
 
 
 
La nota ricostruisce la vicenda riportando puntualmente tutte le fasi dell’avvio del progetto
 
 
Era il 23 febbraio 2010 quando l’Università di Sassari ricevette un documento della Regione nel quale l’allora direttore del servizio di lingua e cultura sarda, dottor Corongiu, invitava l’ateneo sassarese ad attivarsi per l’esecuzione di corsi finalizzati alla formazione di insegnanti di lingua sarda, in quanto la Regione ha accantonato per tale scopo la cifra di 750 mila euro (relativi alle annualità 2008, 2009 e 2010) per ciascuna università isolana.
Il 17 marzo 2010 il Senato Accademico dell’Università di Sassari designava una Commissione di Ateneo ad hoc, composta dai professori Aldo Maria Morace, referente amministrativo contabile, Giovanni Lupinu, Dino Manca, Antonello Mattone, Carlo Schirru, Francesco Sini e Fiorenzo Toso. L’Ateneo è rappresentato nell’Osservatorio per la lingua sarda dal prof. Angelo Castellaccio. In conclusione però, i corsi non vengono avviati, perche?
«A distanza di oltre un anno l’Università di Sassari- si legge nella nota - sta ancora aspettando una risposta ufficiale e definitiva dalla Regione, positiva o negativa che sia. Inoltre, dopo tre convocazioni andate a vuoto, solo in data 28 giugno 2011 è stato possibile aver un colloquio con il dottor Corongiu che peraltro, in tale occasione, non rivestiva più, ufficialmente, il ruolo di direttore del Servizio lingua e cultura sarda della Regione, a tutt’oggi vacante».
 
 
In quell’occasione, ricorda la nota, il delegato dell’assessore Sergio Milia proponeva, al fine di definire rapidamente la questione, l’istituzione di una commissione ristretta costituita da quattro rappresentanti dell’Università di Sassari, «prontamente indicati nelle figure dei professori Giovanni Lupinu, Dino Manca, Carlo Schirru, Fiorenzo Toso e due rappresentanti della Regione, di cui però tardano a pervenire i nominativi».
Ma, dicono i docenti: «nonostante l’impegno personale dell’assessore, ogni ritardo è da addebitare esclusivamente ai funzionari della Regione sarda che, anziché promuovere una pronta definizione della questione, ne hanno dilatato i tempi, anche attraverso lunghi silenzi istituzionali».
«Ciò - si legge nella nota- ha certamente favorito una serie di polemiche sterili, in particolare svalutando l’impegno dell’Università di Sassari che intende efficacemente operare in favore delle lingue minoritarie della Sardegna: a tal proposito, anzi, l’Università di Sassari sottolinea che le fughe di notizie che hanno alimentato le polemiche di cui sopra sono state favorite da un’accorta regia».
E poi un’altra nota dolente: «L’Università di Sassari - precisano i docenti - non può riconoscere ai funzionari della Regione Sarda il ruolo di valutare la qualità scientifica della propria azione formativa, né può accettare alcuna interferenza nella selezione dei docenti coinvolti nei corsi.
Al tempo stesso, l’eventuale avvio dei corsi non può essere ritenuto un modo per far certificare all’Università di Sassari la bontà dell’azione politica regionale in materia linguistica, riguardo alla quale, anzi, l’Università si riserva, in piena autonomia, di formulare le proprie valutazioni di ordine metodologico e scientifico, nel pieno rispetto dei ruoli reciproci.
L’Ateneo è preoccupato per alcune posizioni assunte pubblicamente dai funzionari regionali che sottovalutano la diversità linguistica della Sardegna, non si impegnano per le varietà locali e le altre lingue minoritarie e sposano un progetto di omologazione che può rappresentare un vulnus per la ricchezza del patrimonio linguistico isolano».
Sinora l’Università di Sassari, si legge nella nota, «con senso di responsabilità, non ha voluto assumere posizioni ufficiali e pubbliche. È evidente che se in tempi brevissimi l’Ateneo non riceverà una risposta chiara e definitiva da parte della Regione in merito all’approvazione o meno del suo progetto, si troverà costretta a rinunciare ai finanziamenti regionali e a valutare l’opportunità di attivare autonomamente, sia pure in ristrettezza di risorse, corsi di lingue e culture della Sardegna secondo forme e metodi che salvaguardino l’indispensabile autonomia scientifica e didattica dell’Ateneo». Quel che è certo.
Ribadisce la nota, è che «l’Università di Sassari intende contribuire efficacemente alla realizzazione di corsi di aggiornamento per la formazione di insegnanti di lingua sarda, adottando criticamente il Piano Triennale predisposto a suo tempo dal Consiglio Regionale».
La Nuova Sardegna del 13 Luglio 2011.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Luglio 2011 09:38