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Tremonti: o si va avanti o si va a fondo PDF Stampa
Lunedì 18 Luglio 2011 00:00

MANOVRA E RISPARMIO. I commenti politici.
Tremonti: o si va avanti o si va a fondo.
«Sul Titanic la prima classe non si salva».

«Provvedimento che punta al bene comune».

 

 

LO SVILUPPO - «Non è vero che non è stato fatto niente. Sono state introdotte 16 nuove azioni per la crescita»

 

 ROMA

 

 

Il confronto è catastrofico. Giulio Tremonti sceglie il «Titanic» per fotografare il rischio che sta correndo l'Europa.

 

 

 

E come la nave che si infranse sull'iceberg, anche in questo caso «non si salveranno neanche i passeggeri di prima classe», dice il ministro dell'Economia con riferimento probabile alla Germania.

 

 

In un'aula gremita in cui spicca l'assenza di Silvio Berlusconi, che, nonostante la rinuncia alla visita a Belgrado, ha deciso di rimanere chiuso a Palazzo Grazioli, Tremonti difende la manovra definendola «giusta ed esatta» e capace di portarci all'azzeramento del deficit nel 2014 (in un'intervista oggi sul Wall Street Journal Tremonti si spinge ad affermare che il deficit dell'Italia sara più basso dell'obiettivo fissato dal governo per quest'anno). Una corsa contro il tempo fatta «per il bene comune» perché – sostiene il ministro – «nessuno fa una manovra come questa se non perché vuole il bene comune».

 

 

 

La strada da percorrere è dura ma l'obiettivo del pareggio di bilancio è un imperativo categorico, morale, «una regola d'oro da introdurre nella nostra Costituzione» perché se non dovesse essere rispettato, il «mostro» del debito pubblico ereditato dal passato divorerebbere «il futuro nostro e dei nostri figli».

 

 

A chi gli imputa di aver fatto «solo tagli», di non pensare allo sviluppo, Tremonti replica sostenendo che sono state introdotte «16 nuove azioni per la crescita» – dal credito per la ricerca ai contratti per la produttività, dal processo civile, al turismo – e quindi, sostiene, «non è corretto dire che non è stato fatto sviluppo» ma è evidente che «se non ci fosse stata la tenuta dei conti pubblici non ci sarebbe stato neanche il Pil che c'è stato».

 

 

 

Il ministro scandisce bene le parole.

 

 

«Siamo arrivati insieme al dilemma e al dramma dell'euro e dell'Europa: o si va avanti insieme o si va a fondo». L'unica soluzione è «politica», errori però non sono più ammessi altrimenti non c'è «salvezza per nessuno». Vale a Bruxelles come a Roma. Tremonti ringrazia l'opposizione per aver consentito l'avverarsi di quello che Giorgio Napolitano non ha esitato a definire un «miracolo», con riferimento all'approvazione in tempi record della manovra.

 

 

«Il Paese ci guarda – ha detto –, guarda il Governo, guarda la maggioranza e guarda l'opposizione, diversi certo, ma oggi, qui, non troppo divisi. Ed è per questo che oggi sono orgoglioso di essere qui oggi con tutti voi».

 

 

Parole che non hanno certo frenato le feroci critiche che sono arrivate contro la manovra da tutta l'opposizione. «Tremonti dovrebbe dimettersi assieme a tutto il Governo – attacca Stefano Fassina, responsabile economia pd che accusa l'esecutivo di aver «sfruttato l'emergenza», per far passare una manovra «vergognosa sul piano dell'equità e classista per i colpi che infligge ai redditi bassi e medi, dopo aver detto per anni che tutto andava bene e, per mesi, che era sufficiente una semplice manutenzione dei conti».

 

 

L'opposizione sente il peso di aver consentito il passaggio di un provvedimento che sentono «profondamente iniquo» e ha scatenato la protesta di sindaci e governatori. Ecco perché quell'appello a un rinnovo della coesione, lanciato ieri da Napolitano, lascia piuttosto freddi i democratici. Il segretario Pd Pier Luigi Bersani parlerà oggi in Aula alla Camera, dopo aver visto ieri il governatore di Bankitalia Mario Draghi a Via Nazionale. L'opposizione chiede le dimissioni del governo ma il premier non ha alcuna intenzione di farsi da parte. Berlusconi teme il governo tecnico ma l'unico che potrebbe davvero consentirne la realizzazione è Umberto Bossi che ieri, dopo una plateale pernacchia e il gesto delle corna, ha detto: «Tanto, devono venire a parlare con me. Sennò se lo facciano loro».

 

 

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