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Le luci dell'Asinara, un sogno da salvare PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 14:38

Le luci dell’Asinara. Un sogno da salvare


di Beppe Severgnini.


Tra pochi giorni, nel boiler olimpico di Pechino, penserò alla luce dell'Asinara. Fino al 1997 l'isola era occupata da un grande carcere; oggi ospita un Parco Nazionale e una grande possibilità: trovare l'equilibro tra protezione e godimento. La Sardegna non può essere costretta a scegliere tra coste di cemento e oasi inaccessibili: la via di mezzo c'è, e bisogna trovarla.

Scendere qui è come salire sulla macchina del tempo: ci sono spiagge vuote, acque azzurre, euforbie rosse e pesci tranquilli. Le occhiate, in questo avamposto, non sono quelle che si lanciano alle turiste in topless; sono i pesci che nuotano tranquilli tra di noi. Ci sono asinelli bianchi che la notte ragliano la loro orgogliosa indipendenza; ci sono capre: troppe, cosicché il Parco ha importato una pattuglia di pastori barbaricini per catturarle, cucinarne qualcuna e spedire il resto a chi le vuole.

Ci sono personaggi come Gianmaria Deriu, detto "il giapponese dell'Asinara": è l'ultimo rimasto dell'amministrazione penitenziaria, e non vuole andarsene. Sa tutto del supercarcere di Fornelli, dove ha conosciuto mafiosi e brigatisti. In America gli darebbero una divisa, uno stipendio e una scrivania sotto i gelsi: a disposizione dei visitatori. Ma là sanno trasformare Alcatraz in un miniera d'oro; mentre noi italiani sappiano trasformare le miniere d'oro in occasioni perdute.

Speriamo non accada all'Asinara: ma potrebbe. Ho assistito lunedì, in religioso silenzio, a una pubblica discussione sul futuro dell'isola. A Cala Reale c'erano il sindaco di Porto Torres, il rettore dell'Università di Sassari, presidente e direttore del Parco. C'erano i media sardi e Gavino Ledda in canottiera. C'erano carabinieri e poliziotti e rappresentanti dell'Ambiente (ogni ministero è proprietario di qualcosa e non vuol mollarlo). Mancava - curioso, visto che la regione possiede il 90% degli immobili - un rappresentante regionale. Comunque s'è capito: ognuno ha un'idea per il futuro ed è convinto sia quella giusta.

Il sindaco di Porto Torres, per esempio, ha detto che le strutture ricettive devono stare a Porto Torres (distante 90 minuti di traghetto). Come dire: all'Asinara, veniteci in giornata. Idea curiosa, visto che l'isola è disseminata da fascinosi immobili in disuso, lasciati dal carcere. A Tumbarino, dove venivano isolati i responsabili di crimini contro i bambini, Danilo Pisu, ornitologo ottimista, accoglie scolaresche, e mostra loro come si catturano, si registrano e si rilasciano gli uccelli. Un bel contrappasso, di cui andare orgogliosi.

Ma è un goccia: davanti c'è il mare. Bisogna creare alloggi (non basta sistemare Cala d'Oliva); organizzare i trasporti (perché due minibus elettrici blu cuociono inattivi nel sole?); ripensare l'accesso (perché non creare un canale per i fuoribordo, visto che tutte le barche a vela arrivano a motore?). Come dire: cautela e attenzione, sì; protezionismo isterico (e oasi per boiardi di Stato), no. Perché è vero che certa gente non è fatta per i parchi; ma i parchi, senza dubbio, sono fatti per la gente.

dal Corriere della Sera di mercoledì 30 luglio 2008

Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Agosto 2010 09:22