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Tirrenia, lo Stato fa sbarcare la Sardegna PDF Stampa
Martedì 26 Luglio 2011 08:00
Cagliari. La Tirrenia è stata venduta.
L’ha comprata chi si sapeva, gli armatori napoletani della «Compagnia italiana di navigazione».
La Regione è fuori. Con cinismo e senza riguardo, ieri il commissario per conto dello Stato e i compratori, sostenuti dalla complicità del governo, non l’hanno fatta neanche avvicinare al tavolo, organizzato a sorpresa, per la firma del contratto che ha sancito la privatizzazione...
La giunta regionale della Sardegna ha reagito con un comunicato duro ma anche amaro («Ricorreremo»), i sardisti sono andati su tutte le furie: «È uno schiaffo per la Sardegna».
È accaduto, precipitato, tutto all’improvviso, in una giornata che ancora doveva servire a smussare gli angoli, a cercare un compromesso da sottoscrivere poi, tutti assieme, venerdì, giorno del vertice decisivo a Roma.
Almeno così credeva la Regione, che invece è stata esclusa, affondata, con un colpo di mano. Brutale. In Sardegna, a caldo, c’è chi ha gridato al sopruso, mentre altri hanno accusato Cappellacci e i suoi di ingenuità, leggerezza e debolezza.
Il processo è appena cominciato, la sentenza arriverà oggi, durante una seduta di fuoco del Consiglio regionale. Ma che comunque arriverà ventiquattr’ore dopo il comunicato congiunto, diffuso ieri pomeriggio, dal commissario straordinario della Tirrenia, Giancarlo D’Andrea, e dall’amministratore delegato della cordata Aponte, Grimaldi e Onorato, Ettore Morace, che ha sancito la fine di un’epoca.
È ufficiale: con 380 milioni, duecento in contanti, il resto a rate, i gruppi Marinvest- Aponte, Grimaldi e Moby Lines-Onorato hanno messo le mani sull’ex Tirrenia pubblica. Sono loro i nuovi padroni.
Della linea cabotaggio i napoletani si sono presi tutto: diciotto navi, le linee in continuità territoriale («La convenzione sarà stipulata presto con il ministero ai trasporti», fa sapere l’ufficio stampa della «Compagnia italiana») e il personale, 1300 buste paga. Se non saranno fermati dall’Antitrust europeo, deve ancora dire la sua sulla vendita, da oggi in poi saranno solo loro a decidere tutto sulle tratte da e per la Sardegna.
È l’ufficializzazione del monopolio privato che, nell’isola, nessuno voleva, a cominciare dalla giunta regionale. Ma la giunta ha fallito, non è stata capace di opporsi allo strapotere degli armatori, che fino a pochi giorni fa sembravano «pronti ad accettarla in società», era solo un problema di quote e poteri, mentre sono stati veloci e furbi nel chiudere il cerchio da soli.
E anche capaci di riportare il governo dalla loro parte, tanto che ieri poco dopo la firma del contratto, sulle agenzie è rimbalzato il comunicato trionfale del ministro ai trasporti, Altero Matteoli: «Abbiamo mantenuto un altro impegno programmatico», è la sintesi estrema senza un accenno di scuse per il trattamento riservato alla Sardegna.
Bastonata anche dal ministro allo sviluppo economico, Paolo Romani: «Con la vendita - le sue parole - abbiamo incassato quello che volevamo». Quello che contano erano i soldi, non la Sardegna, per un governo che le ha voltato la faccia. Macché amico, è stato nemico.
Contro cui adesso - ma sarà ancora in tempo - pare voglia rivoltarsi la giunta Cappellacci.
Nella serata di ieri, dopo la beffa, il governatore e l’assessore ai trasporti Christian Solinas hanno firmato insieme questo comunicato: «Davanti a scelte che mettono a repentaglio i diritti dei sardi, faremo subito valere le nostre ragioni davanti alla Corte Costituzionale, all’Unione Europea e anche in sede civile».
Per poi continuare: «Non ci fermeremo né di fronte a contratti né davanti a una convenzione per la continuità territoriale nella quale non ci riconosciamo assolutamente.
Il nostro standard è e rimane quello della Flotta Sarda, con cui ci siamo opposti all’arroganza degli armatori e loro ai soprusi. Con le nostre navi, abbiamo agito spinti da una sacrosanta legittima difesa, e ora di fronte a questi nuovi attacchi, la reazione sarà altrettanto forte. Chi oggi pensa di aver messo in cassaforte un risultato a discapito del Popolo Sardo, domani dovrà leccarsi le ferite».
Il che vuol dire: i ricorsi partiranno immediatamente.
Ma oggi, in Consiglio, dai banchi della maggioranza di centrodestra, imbufalita per il tradimento del governo, e da quelli dell’opposizione («La giunta si è mossa tardi e male, lo avevamo detto») potrebbero partire altri ordini d’attacco ancora più clamoroso.
Da: La Nuova Sardegna del 26 Luglio 2011.