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Tirrenia. Restituito lo schiaffo al governo PDF Stampa
Giovedì 28 Luglio 2011 13:06

Cagliari. Allo schiaffo si risponde con uno schiaffo.

È la legge del taglione, qui ammessa e persino giusta.

Ieri, all’unanimità, il Consiglio regionale ha censurato Berlusconi e i suoi ministri per lo scippo della Tirrenia.
In primavera a essere bacchettato era stato il solo Tremonti, colpevole di aver negato la zona franca alla Sardegna, ieri l’orgoglio autonomista è esploso contro tutti gli inquilini di Palazzo Chigi...
 
 
E in più arriveranno ricorsi su ricorsi contro la vendita beffa. Non è stato facile per la maggioranza di centrodestra e l’opposizione ritrovarsi alla fine, assieme, sotto una sola bandiera, quella della ribellione.
Per loro è stata una fatica limare, lo hanno fatto fino alla virgola e ai punti, un ordine del giorno che rappresentasse, senza offendere le rispettive casacche, la collera «di una Regione trattata in malomodo e nessun riguardo, dal premier, dai ministri, dal liquidatore della Tirrenia e dagli armatori napoletani».
Da tutti e quei tutti adesso sono finiti sulla lista nera. Che sarà portata nelle aule del Tar, la Regione ricorrerà subito contro il contratto, vuole chiedere l’immediata sospensiva dell’efficacia della vendita, poi subito dopo in quelle della Corte Costituzionale per un evidente conflitto di attribuzione e infine dell’Unione Europea perché «insieme alla Tirrenia, Roma ha regalato alla Compagnia italiana anche i 580 milioni previsti pei i prossimi otto anni di continuità territoriale e che invece dovevano essere messi a gara con le rotte».
A quel punto, trovato l’accordo, sessantasette consiglieri su sessantasette hanno scatenato un’offensiva che non si vedeva da tempo.
È tutto scritto nella dichiarazione di guerra, è l’ordine del giorno, votata alla fine del dibattito, durato due giorni, sulla privatizzazione di diciotto navi, sull’ultimo monopolio nelle rotte da e per la Sardegna, sulla convenzione strappata dalle mani di un’isola sbattuta all’improvviso fuori dalla trattativa.
Fra richiami, denunce, censure, rivendicazioni e raccomandazioni alla Giunta, l’aula è riuscita a votare un documento unitario che ha del miracoloso. Perché più volte una parte e l’altra sono sembrate votate alla rissa. Il confronto è stato aspro, duro, con reciproche accuse di fallimento, subalternità e altre parole pesanti. E quando ormai sembrava che l’atteso e unitario scatto d’orgoglio fosse impossibile, alle 19.30, dai banchi della Giunta, si è alzato l’assessore ai trasporti, Chistian Solinas.
È stato lui il primo a capire che ieri tutti volevano qualcosa di importante e forte da sbattere domani sui tavoli romani. Ma che allo stesso tempo il Consiglio si era imbottigliato in una guerra fratricida di posizione e dunque il testa a testa andava fermato a un passo dal baratro delle solite divisioni.
Ha chiesto altri dieci minuti di sospensione, gli ennesimi, e in un attimo è riuscito a riportare intorno allo stesso tavolo il capogruppo del Pd Mario Bruno e quello del Pdl, Mario Diana, che poco prima si erano infilati in un brutale battibecco politico.
A rimettere in gioco parole e frasi si sono messi, con spirito unitario, anche gli altri capigruppo Giacomo Sanna (Psd’Az), Giulio Steri (Udc), Pierpaolo Vargiu (Riformatoiri), Adriano Salis (Idv) e i consiglieri dell’Api, Roberto Capelli, dell’Mpa, Franco Cuccureddu, di Sel-Indipendentisti, Claudia Zuncheddu. Uno dopo l’altro hanno firmato e uno dopo l’altro hanno votato compatti. Cosa?
Un documento che è la sintesi di due contrapposti, tagliati, sventrati, cuciti e incollati, perché alla fine diventassero uno solo. Questo. Richiamato il fallimento delle trattative per la partecipazione della Sardegna alla vendita di Tirrenia, senza caricare comunque la colpa del fallimento stesso sul presidente Cappellacci, denunciato che c’è stata una svendita, considerato che gli armatori privati avranno da oggi in poi, attraverso la «Compagnia italiana di navigazione», il controllo totale del traffico marittimo, censurato il governo nazionale per come si è comportato nei confronti della Regione e infine «ribadita la necessità di intraprendere una nuova e diversa strategia nei confronti del Governo», insieme hanno dato mandato alla giunta di andare all’attacco.
Sono sei i punti cardine dell’ordine del giorno.
 
1) ricorrere in tutte le sedi giurisdizionali per arrivare all’annullamento della vendita.
2) impegnarsi perché il procedimento di privatizzazione sia separato in tempi immediati dalla procedure per l’avvio della gara internazionale a favore della continuità territoriale.
3) contrastare in qualunque modo il monopolio imposto sulle rotte da e per la Sardegna.
4) avviare tutte le iniziative possibili per garantire ai sardi il miglior vantaggio possibile nei trasporti marittimi.
5) organizzare comuni iniziative di protesta a Roma e a Bruxelles, col coinvolgimento delle forze economiche e sociali, per tutelare il diritto della Sardegna alla pari dignità in tutti i trasporti.
6) rivendicare subito le prerogative della Regione sulla continuità territoriale.
E infine la censura, storica, a carico di «Berlusconi e più».
Da: La Nuova Sardegna.