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Martedì 09 Agosto 2011 08:44
occupata Equitalia
Cagliari, un centinaio di manifestanti in via Vesalio: «Stop alle cartelle, siamo alla fame»
CAGLIARI. La furia del popolo delle partite Iva si abbatte sulla Cittadella finanziaria di via Vesalio.
Un blitz in piena regola di oltre un centinaio di manifestanti che ieri mattina ha occupato gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Artigiani e commercianti provenienti da tutta la Sardegna uniti ancora una volta contro la dispensatrice di cartelle esattoriali da oltre cinque zeri, Equitalia, la società per azioni gestita dall’Agenzia delle entrate e dall’Inps.
Cifre esorbitanti che ricadono come una scure sulle tasche e sui beni di un’intera categoria che non ce la fa più e che chiede il dialogo. Subito. «Siamo super vessati e stanchi di essere trattati come animali dall’Agenzia delle entrate - spiega uno dei soci fondatori del movimento, Andrea Impera - stavolta siamo noi che consegneremo un avviso bonario all’Agenzia».
Un documento di cinque pagine sulle quali sono trascritte anomalie e irregolarità commesse da Equitalia. E dove vengono presentate una serie di richieste da sottoporre ai vertici.
«Vogliamo sapere dove sono finiti i 10 miliardi di euro di vertenza entrate e perché dobbiamo continuare a pagare se lo Stato non ce li restituisce - sottolinea Impera -, chiediamo inoltre che per quanti sono stati male e non hanno potuto pagare venga rispettato l’articolo 6 secondo cui non è punibile chi ha commesso il fatto per causa di forza maggiore». Si appella alla legge il Popolo delle partite Iva che non molla la presa su quello che ormai è diventato un caso nazionale. È l’unica possibilità per i ‘non evasori’ di risalire a galla e levarsi il cappio dal collo quando ormai la crisi più nera rischia di smantellare la piccola imprenditoria sarda e non solo.
Nel documento il Movimento artigiani e commercianti liberi invita l’Agenzia a rivedere le somme calcolate, a bloccare le cartelle e a revocare tutti i fermi amministrativi. Perché la pazienza è finita. E pure quel senso di civiltà che ha guidato artigiani e commercianti nelle proteste di piazza degli ultimi anni. Tra la folla, lungo i corridoi dell’Agenzia, si vocifera di persone malate di tumore disposte a farsi saltare in aria perché non ce la fanno più.
«C’è gente che sta morendo di fame, alcuni minacciano di suicidarsi. Dal 30 giugno l’80 per cento di noi non ha potuto pagare la prima rata del debito e a fine anno sarà una catastrofe. Ora vogliamo un confronto». Un incontro che avviene solo in tarda mattinata quando una delegazione del Movimento, guidata da Impera, incontra il direttore provinciale dell’Agenzia Franco Frau.
Che dice: «I vostri sono singoli casi che vanno discussi ma sono in tanti a dichiarare una cifra e poi magari vanno ai Caraibi».
L’incontro si è concluso con un nulla di fatto. E questo ha contribuito a fare crescere la rabbia di tanti che decidono di raccontare la propria storia.
Come Anna Maria Baldino, proprietaria di un ristorante pizzeria a Pula che, per Equitalia, deve pagare 145mila euro in due anni. «Non ho mai avuto una multa in tutta la mia vita e ora mi hanno ipotecato tutto», spiega la donna. Una storia tra le tante, centinaia di situazioni disperate. Dopo oltre due ore di proteste, il Movimento decide di spostarsi in Prefettura. Si spera per i prossimi giorni in un incontro col Prefetto.
«Attenzione perché chi non ha più il pane da dare ai propri figli potrebbe decidere di violare le regole - dichiara Impera -. Chiediamo che il Prefetto prenda in mano la situazione perché noi non siamo e tantomeno vogliamo diventare delinquenti. Ma non sottovalutate questi segnali, queste proteste, il popolo sardo è stanco, stremato. E vuole che qualcuno gli levi finalmente il cappio dal collo».

La Nuova Sardegna.