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Un partito dei Sardi? Solo se parla di sovranità PDF Stampa
Giovedì 11 Agosto 2011 07:59
"No alle solite fumisterie della classe politica".
Un partito dei Sardi? "Possibile, solo se parla di sovranità...".
Con questo titolo e alcune profonde riflessioni, Graziano Milia, Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali della Sardegna, esordisce in un intervento pubblicato sul quotidiano regionale L'Unione Sarda del 10 Agosto 2011...
 
 
"No alle solite fumisterie della classe politica"
 
 
di
 
Graziano Milia
 
 
 
L'Europa ha bisogno di affermarsi come soggetto unitario capace di essere percepito come tale, al suo interno e all'esterno.
Di contro prevale ancora la convinzione che gli ottocenteschi, e in parte artificiosi, Stati nazionali siano ancora l'unico strumento con cui agire e che l'Europa altro non può essere che la sommatoria degli stessi. Niente di più inadeguato!
Senza mettere in discussione le statualità europee, è necessario da una parte rafforzare la soggettività unitaria continentale e dall'altra irrobustire il ruolo dei poteri locali in base al principio di «governance multilivello», in un quadro di sovranità plurali interdipendenti che dialogano all'interno di una mobilitazione collettiva, unico motore per una partecipazione democratica dei popoli.
Questa la sfida che il Terzo Millennio ci consegna.
La stessa Italia agisce all'insegna della confusione: percorre la strada federalista delimitandola al solo ambito fiscale, evitando una nuova articolazione dei poteri.
In realtà il nostro Paese è uno Stato in cui la nazionalità italiana è di gran lunga prevalente e maggioritaria, che si compone, però, anche di altre nazionalità minoritarie fra cui quella sarda, che non essendo di «confine» o legata a una presenza nel territorio dello Stato di altri popoli in luoghi precisi e ben identificati, ha origini identitarie e non etniche che le attribuiscono una diversità e un'originalità soggettiva non limitabile
al solo rapporto con il Continente Italiano bensì da estendere all'intero Bacino Occidentale del Mediterraneo.
Tutto ciò richiede, ancor prima della ripresa di una fase vertenziale, il radicarsi di una nuova identità che rifugga dalla tentazione di ritorno alle origini chiuso entro i propri confini ma che, al contrario, scaturisca come parte di un grande progetto culturale collettivamente partecipato che si cementa con una grande apertura e un inedito confronto con l'esterno mettendo al centro l'ambizione della costruzione del futuro.
Ecco perché il nuovo autonomismo deve sorgere, anzitutto, intorno al valore della libertà, partendo dal presupposto che solo un popolo libero può avere piena consapevolezza e responsabilità delle proprie scelte.
La vicenda autonomistica nel secolo scorso ha corso con una doppia velocità: una lenta, frenata dalla divisione del mondo in blocchi contrapposti; una più veloce, accelerata da una consapevolezza comune e unitaria rivendicazionista che convergeva sulla necessità di far uscire l'isola da una situazione di arretratezza e che culminò nella vicenda storica dei Piani di Rinascita.
Oggi quelle condizioni storiche non ci sono più. Occorre, dunque, cambiare passo.
La stessa programmazione europea non si esprimerà più con la semplice distribuzione di risorse su parametri definiti ma sull'apprezzamento di progetti capaci di promuovere sviluppo insieme con altri.
Questa la nuova cornice all'interno della quale occorre lavorare, combattendo il pericolo della subalternità, di nuovi e più insidiosi asservimenti.
Il territorio, le coste ma anche l'interno, le infrastrutture, l'energia, l'acqua, la logistica, le produzioni alimentari, i trasporti… rischiano, oggi, di essere sottratti all'autogoverno dei Sardi.
Serve una nuova politica di Riforma (fondata sull'affermazione di una sovranità non esclusiva ma condivisa con altri soggetti) che faccia dell'Istituto Autonomistico sempre più luogo di sintesi, di programmazione, di legislazione e sempre meno di gestione.
Solo partendo da queste basi una discussione per un partito o dei partiti dei Sardi, avrebbe ragioni e senso, diversamente sarebbe la solita «fumisteria» politica di una classe dirigente inadeguata che si chiude in se stessa e come l'inquisitore di Galileo, guarda nel cannocchiale e dice di non vedere niente.
 
 
Graziano Milia
Presidente della Provincia di Cagliari e del Consiglio delle Autonomie Locali della Sardegna
Da: L'Unione Sarda del10 Agosto 2011.
Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Agosto 2011 08:23