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Brunetta fa il punto su un anno di riforme PDF Stampa
Giovedì 05 Agosto 2010 14:02

Al parlamento la relazione sul 2008

La ripresa economica partirà dalla p.a. I dipendenti pubblici, gli unici sicuri di mantenere il proprio posto di lavoro in un periodo di crisi e per questo «investiti di particolari doveri verso la collettività», dovranno diventare il motore della ripresa. Ne è convinto il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, che ieri ha trasmesso al presidente della camera, Gianfranco Fini, e al presidente del senato, Renato Schifani, la relazione sullo stato della pubblica amministrazione nel 2008. Un corposo report di 257 pagine che fa il punto su un anno di riforme: dalle norme antifannulloni (legge 133/2008), primo atto della battaglia brunettiana di modernizzazione della p.a., fino alla legge delega n.15/2009 e al relativo decreto attuativo da poco approvato in via definitiva. Senza dimenticare la class action, l'operazione trasparenza su curricula e retribuzioni dei manager e l'introduzione della posta elettronica certificata (Pec) che dal 2010 sarà disponibile per tutti i cittadini. Nella presentazione del report, Brunetta tranquillizza i lavoratori pubblici. «Non c'è bisogno di tagliare il numero dei dipendenti», scrive, «occorre, invece, ed è possibile aumentare del 50% la loro efficienza». «La pubblica amministrazione è una grande azienda con oltre 3 milioni e mezzo di dipendenti che produce beni a valore aggiunto per il cittadino-cliente, non diversamente da quello che fanno le aziende del settore manifatturiero». Con la differenza che mentre queste ultime non hanno grandi margini di espansione, la p.a., secondo Brunetta, può ancora crescere in efficienza del 40-50%. Perché la burocrazia in Italia costa ancora tanto in confronto con l'Europa: 4.500 euro a cittadino contro i 3.300 euro della media Ue. Quanto accaduto con la legge antifannulloni ne è un esempio: «è bastato decidere di non corrispondere più l'indennità di presenza (10-15 euro al giorno) agli assenti per malattia e predisporre visite mediche fin dal primo giorno», scrive il numero uno di palazzo Vidoni, «per ridurre ai livelli del settore privato il tasso di assenza per malattia».

L'articolo pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.