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Nuova contabilità, vecchi schemi PDF Stampa
Giovedì 05 Agosto 2010 14:11

Il ddl all'esame della camera riaccentra il controllo sugli enti.

In uno scenario in continuo movimento che riguarda la difficile situazione politica, economica e sociale del paese e le prospettive confuse e incerte sulla sorte degli enti locali, il dibattito sull'attuazione del principio di equiordinazione dei vari livelli di governo, solennemente affermato dall'articolo 114 della Costituzione, sembra infrangersi in una serie di iniziative dirompenti e di una crisi preoccupante dei rapporti tra stato e autonomie regionali e locali. Sul fronte della produzione legislativa, che continua ad essere una caratteristica ormai ricorrente nella convinzione diffusa che sia sufficiente cambiare le norme per attuare le riforme, si disputano il campo almeno tre provvedimenti di notevole rilievo che creano sovrapposizioni, interferenze, confusione nella normativa che riguarda gli enti locali: - la legge 5 maggio 2009, n.42, concernente la delega al Governo in materia di federalismo fiscale; - il decreto legislativo Brunetta in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni; - lo schema di disegno di legge sulla Carta delle autonomie. Ma accanto a questi provvedimenti, quasi in sordina e in piena estate, il senato ha approvato un importante disegno di legge, ora all'esame della Camera (A.C. 2555), che riguarda un'ampia e profonda riforma della contabilità e della finanza pubblica. Questo disegno di legge, ancora poco conosciuto, detta alcuni principi attinenti all'armonizzazione dei bilanci e dei sistemi contabili delle amministrazioni pubbliche. Con riferimento agli enti locali, si può osservare come nelle nuove regole e nei nuovi strumenti, apparentemente tecnici e poco comprensibili, si annidi una potente manovra di accentramento di poteri e di controlli destinata ad oscurare le prospettive dell'attuazione del federalismo istituzionale e fiscale. In particolare, il disegno di legge pone due principi fondamentali alla base della delega al governo mettendo insieme l'armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica; principi che, seppure correlati, assumono un diverso contenuto. Il coordinamento della finanza pubblica rientra nell'ambito dell'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione e trova la sua disciplina nella legge 42/2009 sul federalismo fiscale. In questo caso, dunque, il governo verrebbe ad essere investito di una duplice delega, con evidente proliferazione e confusione di principi e di criteri direttivi. L'armonizzazione dei bilanci e dei sistemi contabili risponde invece ad un'altra finalità che lo stesso disegno di legge individua nelle «esigenze di programmazione, gestione e rendicontazione della finanza pubblica». Un'area molto vasta, dunque, fortemente regolata da una serie di norme primarie e secondarie e da principi di natura tecnico-contabile nella quale va tuttavia salvaguardata l'autonomia normativa degli enti locali. I principi e i criteri direttivi della delega sono invece numerosi e invadenti e riguardano l'adozione di regole contabili uniformi e di un comune piano di conti integrato, l'adozione di comuni schemi di bilancio articolati in missioni e programmi come nello stato, l'adozione di un sistema unico di codifica dei provvedimenti di spesa, l'introduzione di un sistema di contabilità economico-patrimoniale solo «ai fini conoscitivi e in via sperimentale», l'adozione di un bilancio consolidato delle amministrazioni con le proprie aziende, società o altri organismi controllati, la definizione di un sistema di indicatori di risultato riferiti ai programmi di bilancio e costruiti secondo criteri e metodologie comuni alle diverse amministrazioni. Pure in presenza di principi validi ai fini della tutela dell'unità economica della repubblica, specie in un momento di grave crisi come quello che stiamo attraversando, è tuttavia possibile fin da ora immaginare l'introduzione di un sistema chiuso in cui l'autonomia normativa degli enti locali in materia di organizzazione e di contabilità viene ad essere fortemente condizionata. In sostanza, c'è il fondato timore che il principio dell'armonizzazione dei bilanci e dei sistemi contabili venga assunto a base della tendenza a ricondurre al centro il controllo puntuale su tutta l'attività di spesa degli enti locali, agendo anche sugli strumenti innovativi di programmazione e di gestione finora realizzati e interferendo sui modelli organizzativi. Bene hanno fatto pertanto Legautonomie nel Convegno di Viareggio, l'Anci e l'Upi, in sede di audizione alla Camera, a chiedere lo stralcio dal disegno di legge di tutte le norme in contrasto con la legge 42/2009 cui va ricondotta, in chiave unitaria e organica, la riforma degli enti locali in attuazione del federalismo.

L'articolo pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area ufficio stampa.