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Zone franche approvate, ora liberi tutti PDF Stampa
Giovedì 05 Agosto 2010 14:17

Varato il progetto che prevede finanziamenti per il rilancio delle aree depresse del paese - Pmi in primo piano - RISCHI E INCOGNITE/Alla fine anche il piano italiano potrebbe lasciare spazio solo a microimprese: saranno negozi, piccoli studi e artigiani a concorrere per gli incentivi.

Piccole e micro imprese disponibili a rischiare e a entrare nel mercato, a mettersi in gioco proprio ora che il ritmo della crisi rallenta e si può almeno sognare di agganciare la ripresa. È rivolto a loro il progetto delle zone franche urbane che il governo lancia ufficialmente oggi: se sceglieranno di osare, localizzando la loro attività in aree degradate dove l'economia ristagna ben oltre la media nazionale, a fine anno le aziende si ritroveranno un bilancio alleggerito da agevolazioni fiscali e previdenziali. Le zone che incasseranno il nuovo regime di aiuti, approvato dall'Unione europea dopo un lungo iter e virate improvvise, saranno in tutto 22. Il progetto, che oggi il ministero dello Sviluppo economico presenterà come primo tassello del Piano Sud, in realtà ha visto la luce tre anni fa con il governo Prodi all'interno della Finanziaria 2007. Fin dall'inizio il modello di riferimento - un'area urbana ben limitata all'interno di un comune - è stato quello francese, con qualche variazione poi rapidamente rientrata dopo i dubbi sollevati dall'Unione europea. A riassumere un lungo lavoro che ha coinvolto comuni, regioni e Cipe e ha tenuto conto del parere di Bruxelles è stato il Dipartimento per le politiche di sviluppo, sulla base di un indice di disagio socioeconomico, originale mix statistico di tasso di disoccupazione e occupazione, tasso di concentrazione giovanile e tasso di scolarizzazione. Ne è emersa una ristretta mappa del disagio urbano, in cui a svettare è Catania con il quartiere di Librino, seguita da Torre Annunziata e Napoli Est.

Alla fine Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna si sono aggiudicate tre zone a testa, il Lazio due, il Molise una. Alle 18 zone individuate nella prima fase se ne sono aggiunte quattro, integrando in corsa l'istruttoria con lo scopo di garantire almeno una zona ad ogni regione che si era candidata e di dribblare le perplessità della Ue su una scelta troppo limitata territorialmente. Ecco dunque aprirsi in extremis lo spazio per Pescara in Abruzzo, Massa Carrara in Toscana, Ventimiglia in Liguria e Matera in Basilicata. Questa formazione al completo sarà presentata oggi al ministero dello Sviluppo economico. Il preannunciato intervento del premier Silvio Berlusconi, bloccato dalla scarlattina, non ci sarà, ma il progetto sarà comunque illustrato con il logo ideato per il Piano Sud e lo slogan che lo accompagna: "Cresce il Mezzogiorno, cresce l'Italia". Eppure tra gli economisti che hanno studiato le precedenti e poco numerose esperienze straniere (le Enterprise zones statunitensi e le Zones urbaines della Francia) non mancano gli scettici. I risultati non sono stati entusiasmanti e l'istituzione di una "no tax area" si contraddistingue generalmente per un'elevata selettività. Alla fine anche il piano italiano, i cui dettagli saranno contenuti in un decreto del ministero dell'economia, lascerà spazio solo a microimprese. Saranno essenzialmente esercizi commerciali, piccoli studi, artigiani a concorrere per gli incentivi, con l'incognita che l'aumento occupazionale venga controbilanciato dalla riduzione di addetti nelle aziende dirette concorrenti, situate magari solo a poche centinaia di metri dal perimetro della "free zone". Al tempo stesso - altro fenomeno riscontrato nelle esperienze straniere - c'è il rischio che gli aiuti non facciano altro che favorire lo spostamento delle attività produttive dalle aree non incentivate. Per questo, se i risultati non arriveranno, le zone franche con scarso successo potranno vedersi ridotta la dotazione iniziale a favore di aree in cui lo strumento "tira" di più. Da oggi, ad ogni modo, si passa dalla teoria alla fase operativa. Per la partenza delle prime zone serviranno ancora dei mesi, ma il governo proverà ad accelerare per offrire sul territorio almeno qualche assaggio in tempo utile per la campagna delle elezioni regionali di primavera. Il finanziamento a disposizione - inizialmente limitato in 50 milioni all'anno per un biennio - è stato arricchito con una piccola norma contenuta nella legge Sviluppo che dispone la possibilità di attingere in modo strutturale, sempre con 50 milioni annui, alle risorse Fas gestite da Palazzo Chigi. Se l'esperimento funzionerà, il Cipe potrà modificare i criteri di ammissibilità allargando la platea dei comuni e dei quartieri da trasformare in una "no tax area". Senza escludere, a quel punto, che il progetto ideato per le aree degradate del Mezzogiorno si estenda come un'onda anche al Nord.

L'articolo pubblicato da il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.