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Le prime mosse del federalismo PDF Stampa
Giovedì 05 Agosto 2010 14:20
Attesi tra dicembre e gennaio i decreti su conti e devoluzione degli immobili

Prima il mattone e l'armonizzazione dei conti, poi i numeri e i primi pilastri delle entrate locali. Sui ritocchi alla tabella di marcia si discute ancora in parlamento, ma il calendario per l'attuazione del federalismo fiscale ha ormai assunto una forma compiuta. I primi decreti saranno in pista fra dicembre e gennaio, e si concentreranno sul trasferimento a regioni ed enti locali dei beni demaniali e sulla «lingua comune» per i bilanci dei vari enti. L'idea di rinviare di un paio di mesi l'armonizzazione dei conti, che si era tradotta in un emendamento al decreto anti-infrazioni in discussione alla Camera, per ora è caduta. Ma potrebbe tornare al Senato, e in fin dei conti sono i dettagli. Che il debutto della legge Calderoli sul piano applicativo avrà come protagonista il mattone sembra ormai certo. Il mattone di stato, del resto, è da tempo in movimento: molti comuni hanno già firmato intese con Demanio e Difesa per aggiudicarsi le "loro" caserme e su questo terreno i progressi sono continui. L'ultimo arriva da Roma, dove giovedì Campidoglio e governo si sono messi d'accordo per trasferire al comune un elenco di caserme della capitale per un valore di 5-600 milioni di curo. Quanto basta per garantire il piano da mezzo miliardo di rientro dal mega-debito capitolino, ma anche una base per ripartire di slancio se dovessero avvicinarsi alla realtà le stime che parlano di un valore reale triplo a quello di libro (come sempre nel mattone pubblico). L'inizio dell'anno prossimo, poi, sarà l'epoca dei numeri. Invocati da tutti - maggioranza, opposizione collaborativa e opposizione intransigente (nel federalismo questa etichetta spetta all'Udc) - i numeri sono per ora i grandi assenti dal dibattito sul federalismo fiscale. Occuperanno, secondo l'agenda governativa, i primi sei mesi del prossimo anno, in tre forme. Prima di qualsiasi altra cosa bisogna far suonare la stessa musica a tutti i bilanci pubblici, che oggi seguono spartiti diversi a seconda del livello di governo o della zona geografica, e poi bisogna informare il parlamento sugli impatti economici della riforma. Proprio su questo punto, in settimana, è saltato l'emendamento che dava al governo un tempo supplementare per presentare la relazione. Sul punto, c'è da aspettarselo, la discussione si accenderà, visto anche il proliferare di studi e analisi che provano a indovinare gli effetti che la rivoluzione fiscale è destinata a produrre sui bilanci dei vari livelli di governo. Per avere dei punti di riferimento definitivi, però, bisognerà aspettare un altro paio di mesi (sempre secondo l'agenda governativa) per leggere i provvedimenti attuativi sui «costi standard». Sono la grande promessa del federalismo fiscale, chiamati ad ancorare le spese che ogni ente sostiene per i vari servizi a un«prezzo giusto» prestabilito, e calcolato sulla base delle esperienze migliori. Solo per la sanità regionale, le stime circolate nei mesi scorsi parlano di risparmi che oscillano fra i 2,5 (Corte dei conti e Pd) e i 4,3 miliardi(ministero del Welfare), e lo stesso effetto benefico dovrebbe estendersi a province e regioni. Sembra perdere qualche posizione, invece, il decreto chiamato a disegnare l'autonomia tributaria di comuni e province. Secondo i piani iniziali, l'apertura della fase attuativa spettava a lui, come aveva assicurato il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ai comuni all'indomani del varo della legge delega. La partita si gioca sulla "tassa unica sui servizi comunali", rilanciata anche nelle settimane scorse da Calderoli in risposta all'assemblea nazionale dei sindaci: dovrebbe riunire sotto il cappello comunale una buona fetta dei tributi immobiliari e cancellare molte delle voci su cui oggi si poggia la traballante autonomia dei sindaci. La questione, però, è più complicata del previsto, anche perché non si può disegnare l'architettura dei bilanci locali senza definire i compiti che comuni e province dovranno svolgere. Dovrebbe pensarci il testo della nuova "Carta delle autonomie", quella che taglia giunte e consigli, abolisce gli enti intermedi (consorzi, Ato, comunità montane e via elencando) e assegna le funzioni fondamentali agli enti locali. Di bozze ne sono circolate parecchie, ma anche la settimana scorsa la Conferenza unificata ha chiesto «ulteriori approfondimenti» e i tempi necessari al via libera definitivo sembrano allungarsi ancora.



L'articolo di Gianni Trovati pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.