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Chi si ammala torna ai domiciliari PDF Stampa
Giovedì 05 Agosto 2010 14:21
La reperibilità a casa passa da 4 a 7 ore giornaliere

Dalla prossima metà di novembre i docenti e i non docenti assenti per malattia dovranno predisporsi a ricevere la visita del medico fiscale dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. E non più dalle 10 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00 come prevede il contratto. È quanto dispone la bozza di un decreto del ministero per la pubblica amministrazione, che servirà a dare attuazione alle disposizioni contenute nel decreto legislativo 150/2009 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 254 del 31 ottobre scorso. Dopo di che dovrebbe ritenersi concluso il complesso iter che ha portato alla riforma delle fasce di reperibilità dei dipendenti pubblici. Che termina con un inasprimento del trattamento riservato ai lavoratori pubblici, rispetto all'analoga disciplina nel settore privato. Un giro di vite deciso dal ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, per contrastare l'aumento delle assenze per malattie registrato nei mesi di agosto e di settembre. Le fasce orarie in cui il pubblico dipendente assente per malattia sarà obbligato a rimanere a casa passeranno infatti da 4 a 7. Mentre nel settore privato sono è rimangono 4, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00, in conformità a quanto previsto dai decreti interministeriali 8 gennaio 1985 e 15 luglio 1986. Il ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha deciso di reintrodurre le fasce ampie perchè, dopo la reintroduzione delle fasce brevi, le assenze per malattia sono aumentate. E quindi il ministro ha deciso di ampliarle nuovamente. La facoltà di disporre con decreto la durata delle fasce di reperibilità deriva da un'apposita previsione contenuta nel decreto legislativo di attuazione della legge 15/2009, che pone in capo al ministro il potere di fissare i limiti delle fasce. La questione, peraltro, è seguita con grande attenzione dal governo e dal parlamento, che sono intervenuti complessivamente già con 5 provvedimenti. La materia, infatti, era stata dapprima regolata dall'articolo 71 del decreto legge 112/2008, che prevedeva fasce di reperibilità simili ad arresti domiciliari: dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 20.00. Che erano state regolarmente confermate nella legge di conversione, la 133/2008. Ma poi era intervenuto un terzo decreto legge (78/2009), che aveva cancellato gli arresti domiciliari determinando il ritorno al contratto. Anch'esso convertito, con la legge 102/2009. E fin qui 4 provvedimenti legislativi: 2 d'urgenza e 2 leggi di conversione. L'abrogazione espressa dell'articolo 71, del decreto legge 112/2008, peraltro, aveva indotto a ritenere che l'intenzione del legislatore fosse quella di restituire alla contrattazione la facoltà di individuare le fasce. E dunque gli addetti ai lavori avevano parlato di reviviscenza del contratto: un fenomeno giuridico che si verifica quando viene abrogata una norma, determinando il rientro in vigore della disciplina precedente. Ma così non è stato. Il governo, il 9 ottobre scorso, ha varato il decreto legislativo 150, attuativo della delega contenuta nella legge 15/2009, con il quale ha a sua volta delegato il ministro della pubblica amministrazione a fissare le fasce di reperibilità. Insomma, fino ad ora, la materia è stata fatta oggetto di ben 5 provvedimenti legislativi. E a breve se ne aggiungerà un sesto. Vale a dire: il decreto con il quale il ministro Brunetta amplierà nuovamente le fasce di reperibilità. Questa volta, però, fino a 7 ore e non più 11 come nella prima stesura. Resta il fatto che la Corte di cassazione (1942 del 10.03.1990) ha chiarito che, dopo avere ricevuto la visita del medico fiscale, il lavoratore non è più tenuto a rimanere in casa durante le fasce di reperibilità, perchè ciò si tradurrebbe in una inammissibile limitazione della libertà di locomozione, incompatibile anche con eventuali esigenze terapeutiche dell'interessato. La stessa Corte, peraltro, ha anche spiegato che, una volta accertato l'evento morboso, la reiterazione delle visite fiscali, qualora ingeneri un aggravamento dello stato patologico, costituisce un comportamento persecutorio illegittimo del datore di lavoro suscettibile di risarcimento (475 del 19 gennaio 1999)

L'articolo di Antimo Di Geronimo pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.