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Mini-Comuni, chiusura dietro l’angolo PDF Stampa
Giovedì 25 Agosto 2011 09:23

Sassari. C’è chi, nonostante i morti siano sempre più numerosi dei nati, resta a galla grazie all’extracomunitario che si stabilisce nel paese che l’ha adottato.

E c’è chi beneficia delle bizze del mattone, perché per risparmiare un tot di euro a metroquadro vale la pena trasferire la residenza a pochi chilometri di distanza.

Eccezioni in un quadro disastroso, in cui il segno meno è una costante.

Nel 2010 due terzi dei piccoli comuni ha perso «pezzi»...

 

 

 

 

E se per 118 di loro, al di sotto della soglia dei 1000 abitanti, il destino sembra già segnato, molti altri stanno in equilibrio a bordo del precipizio.

 

 

I dati del 2010 fotografano il presente e delineano il futuro. Il trend è chiarissimo: i comuni dell’interno si spopolano, l’emorragia è inarrestabile e viaggia in parallelo con la crisi economica e con la graduale chiusura di servizi fondamentali: scuole, banche, uffici postali. La gente va altrove in cerca di un lavoro, o si trasferisce là dove ci sono le strutture adeguate per mettere su famiglia. Nei centri più grossi, meglio ancora se costieri, o nelle grandi città. I paesi piccoli si rimpiccioliscono ancora, e ogni nascita assomiglia a un evento miracoloso, di fronte al lungo elenco di morti.

 

 

Il saldo è quasi sempre negativo, sono rarissimi i casi in cui le nascite superano i decessi. E dove la popolazione cresce di poche unità, quasi sempre si deve al fenomeno migratorio da altri comuni, oppure a cittadini extracomunitari che stabiliscono la residenza nel paese in cui lavorano.

 

 

Meno dieci è stato il calo demografico medio nei centri sotto i 2500 abitanti, ma in alcuni casi sono stati quasi 40 i residenti venuti a mancare nel 2010: -39 a Lula e a Lodè, -38 a Tonara, tutti in provincia di Nuoro e tutti ancora sopra la soglia di sopravvivenza ma con nubi fosche all’orizzonte.

 

Come Bultei, nel Goceano (in provincia di Sassari): negli anni Novanta gli abitanti erano più di 1300, al 31 dicembre del 2010 erano 1057, 18 in meno rispetto al 2009. Se non ci sarà un’inversione di tendenza, Bultei potrebbe perdere l’autonomia nel giro di pochi anni.

 

E andrebbe ad aggiungersi al già corposo elenco di centri del Goceano vittime della scure di Tremonti, perché sotto la soglia dei 1000 abitanti.

 

 

Si tratta di Anela (699, erano 712 un anno fa), Bottidda (756, 3 in meno), Esporlatu (431 rispetto a 439) e Burgos, che pure vanta un sorprendente +3: 958 residenti, nel 2009 erano 955, merito di alcuni iscritti da altri comuni.

 

E poi c’è Illorai, paese a cavallo tra il Goceano e il Nuorese, che un anno fa si sarebbe salvato di un soffio: nel 2009 gli abitanti erano 1001, ora sono 979. Colpa di 15 trasferimenti e di un saldo negativo pari a -8 tra nascite e decessi.

 

Il miracolo è invece riuscito (per ora) a Torralba, paese del Mejlogu la cui popolazione è rimasta invariata rispetto a un anno fa: 1001 abitanti, anche in questo caso grazie a diversi trasferimenti e non a un improvviso boom delle nascite.

 

È chiaro che i torralbesi, in vista del prossimo censimento, faranno di tutto per mantenere quella singola unità in più che significa autonomia, rappresentanza democratica, rispetto della storia, indipendenza rispetto a centri limitrofi dei quali, altrimenti, si rischia di diventare frazione. Il problema dei problemi, infatti, sta proprio qui: vicinanza non significa amicizia, soprattutto in alcune zone dell’isola dove invece le rivalità sono molto forti e sono spesso fonte di malessere sociale.

 

 

Ecco perché, in alcuni territori, le Unioni dei Comuni, cioè la condivisione di servizi in forma associata per abbattere le spese, potrebbero rivelarsi un flop. Lo sanno bene nel Mejlogu, dove la sorte sembra segnata per Banari (606 abitanti) e dove lotta per sopravvivere Bonnanaro: 1036 abitanti - dieci in meno rispetto al 2009 - e nessuna intenzione di precipitare sotto le 4 cifre.

 

Salvataggi impossibili nell’Oristanese, provincia popolata da una miriade di piccoli e minuscoli comuni: per l’esattezza 48 su 88, con numero medio di abitanti compreso tra 300 e 800 abitanti. Tra loro c’è anche Tramatza, finita nel calderone per un soffio: i residenti sono 992, il traguardo è a portata di mano, per questo c’è da supporre che da qui al prossimo censimento l’amministrazione farà tutto per arrivare a quel numero 1000 che significa serenità.

 

 

Conta solo quello, nulla importa al governo di chi viaggia con il segno +: è il caso di Onanì, in Barbagia, che ha 457 abitanti, 31 in più del 2009.

 

O Tergu, una manciata di chilometri da Castelsardo, in provincia di Sassari, dove il saldo nascite-decessi è positivo (+ 5) e la popolazione è salita da 598 a 622 unità. Sempre troppo poco per sopravvivere.

 

E fa sorridere che in un quadro così negativo, a crescere, anche se quasi impercettibilmente, sia proprio il più piccolo tra i piccoli. È Baradili, nell’Oristanese, 95 anime: 12 mesi fa erano appena 94.

 

 

Da: La Nuova Sardegna.