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Carta autonomie, l'Unificata glissa PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:16

Nessun parere sul ddl Calderoli. La palla passa al parlamento

 

Nessun parere preventivo sul Codice delle autonomie che verrà approvato oggi dal consiglio dei ministri, ma solo un pacchetto di emendamenti condivisi che il ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto, farà recapitare sul tavolo di palazzo Chigi. Regioni, province e comuni, per il momento, hanno scelto di ridurre all'osso le proposte di modifica al ddl Calderoli preferendo attendere il dibattito parlamentare. «Il parere lo daremo quando sarà più chiaro come questo provvedimento si va a delineare», ha spiegato il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, a conclusione dell'Unificata di ieri. «Chiederemo al governo di procedere con l'approvazione in consiglio dei ministri e poi con il lavoro parlamentare. Lavoro che vogliamo seguire con attenzione». Funzioni. Gli emendamenti di Anci, Upi e presidenti regionali si concentrano soprattutto sulla ripartizione delle funzioni di governo che vengono disegnate in modo più flessibile con più poteri ai governatori i quali potranno di volta in volta attribuire a un comune la titolarità di funzioni provinciali e viceversa, previo accordo con Anci e Upi regionali. Le autonomie puntano inoltre a restringere l'elenco di funzioni che dovranno essere obbligatoriamente esercitate in forma associata nei comuni fino a 3.000 abitanti. Oltre al catasto, che torna tra le funzioni fondamentali dei comuni, regioni e enti locali propongono di circoscrivere l'elenco a: servizi pubblici, edilizia, pianificazione urbanistica, trasporto pubblico locale, polizia municipale e irrogazione di sanzioni amministrative. Le regioni potranno in ogni caso sempre prevedere ulteriori funzioni da esercitare in forma associata, previo accordo con Anci e Upi. Le funzioni di comuni, province e città metropolitane non potranno essere esercitate da enti o agenzie statali e regionali. E questo è un principio già previsto nel ddl Calderoli. Ma gli emendamenti delle autonomie propongono che venga prevista la possibilità di derogare a questo principio previo accordo con Anci e Upi regionali. Unioni. L'unione di comuni viene definita come l'unico ente locale a cui spetti l'esercizio associato di funzioni e servizi. Saranno le regioni a disciplinare le unioni tenendo conto delle specificità dei territori montani. Gli organi delle unioni dovranno essere di norma tre. Il presidente sarà scelto tra i sindaci dei comuni associati e la giunta tra gli assessori dei comuni che ne fanno parte. Cabina di regia. Le autonomie chiedono che venga istituito un Comitato paritetico di 12 componenti (metà rappresentanti dello stato e metà degli enti locali) con lo scopo di monitorare l'attuazione del federalismo istituzionale e amministrativo e raccogliere dati sugli effetti dello spostamento di funzioni. Ulteriori richieste. Fin qui le proposte di modifica vere e proprie. Sulla parte restante del ddl e in particolare sulle disposizioni ordinamentali che mirano all'immediata soppressione di circa 30 mila enti intermedi (comunità montane, circoscrizioni comunali, bacini imbriferi, enti parco, difensori civici, consorzi), oltre alla razionalizzazione delle province, le autonomie hanno chiesto lo stralcio delle norme da sostituire con una delega al governo per la revisione organica della governance locale. Mentre per quanto riguarda le norme del ddl Calderoli sui tagli ai consigli e alle giunte, l'accordo raggiunto ieri propone di utilizzare come punto di riferimento per i tagli ai costi della politica l'accordo sottoscritto nel 2007 ai tempi del governo Prodi. Da stralciare anche la modifica del patto di stabilità interno in quanto giudicato estraneo alla materia trattata nel ddl. «Ci auguriamo che il consiglio dei ministri accolga tutti insieme i nostri emendamenti perché se così non fosse cambierebbe lo spirito della nostra iniziativa che è unitaria e che deve cominciare dallo stato a cui chiediamo di cedere funzioni verso il basso», ha commentato il presidente dell'Upi, Fabio Melilli. E anche il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino, ha auspicato che il governo recepisca gli emendamenti degli enti locali, «tutti concordati», che «nel ridisegnare le funzioni fondamentali prevedono il riconoscimento di una flessibilità diversa». Una voce fuori dal coro arriva dalle comunità montane che accusano comuni e province di aver voluto portare avanti «un risultato corporativo che ha trovato come unico minimo comune denominatore il tentativo di spartirsi le spoglie degli enti montani». «Siamo certi che i sindaci dei piccoli comuni montani non accetteranno mai che il sindaco di Torino, quello di Roma o quello di Milano decidano a nome e per conto loro» ha dichiarato il presidente dell'Uncem, Enrico Borghi. «Ci auguriamo che governo e parlamento sappiano tutelare il principio di pluralismo istituzionale».

 

L’articolo pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell’area Ufficio Stampa.