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Venerdì 09 Settembre 2011 09:35

sulle ceneri della chimica

 


ROMA. Chimica addio. La proposta che potrebbe restituire speranza - e lavoro - ai 103 operai della Vinyls in cassa integrazione è tutta sarda ma non ha nulla a che vedere con pvc e vcm. L’offerta di acquisizione degli impianti di Porto Torres, illustrata ieri alle 13 nelle stanze del Ministero dello Sviluppo economico di via Veneto, arriva dalla Sardinia Green Island di Assemini: un’impresa che si occupa di fotovoltaico e pannelli solari.
Non che servisse l’incontro di Roma per sancire il saluto definitivo al ciclo del cloro-soda negli stabilimenti della Vinyls.
Lo si era capito da tempo. Semplicemente, l’offerta presentata dalla società del Sud Sardegna ha dato la sterzata decisiva: qualora il progetto dovesse andare in porto si arriverebbe in tempi rapidi allo smantellamento dell’impianto di Porto Torres per fine produzione di cloruro di polivinile e monomero. Tradotto: pietra tombale sulla chimica in Sardegna.
L’offerta annuncia quattrocento milioni di investimento in quattro anni, riassorbimento dei 103 operai, utilizzo degli stabilimenti per la produzione di macchinari per l’energia rinnovabile. Di fronte al nulla che si prospettava fino a poco tempo fa, questa sembrerebbe essere una via d’uscita. In realtà, ieri, sono arrivate quattro offerte ma due sono state accantonate perché prevedevano lo smantellamento e la vendita degli impianti all’estero, quindi senza alcuna garanzia occupazionale.
I sindacalisti - che hanno partecipato al vertice insieme ai commissari straordinari e ai funzionari del dicastero - sono perplessi e delusi. «Al momento, di certo c’è che andranno avanti il commissariamento e la cassa integrazione per altri tre mesi - spiegano - un periodo che servirà a verificare in maniera approfondita la proposta della Sardinia Green Island. Dobbiamo capire ambizioni, portata del progetto industriale, dobbiamo avere garanzie sugli obiettivi». La società in questione è nata nel 2010 su iniziativa dell’imprenditore cagliaritano Alberto Scanu - presidente della Confindustria Meridionale - e nello stesso anno l’impresa ha acquisito la Ineos Films, sempre ad Assemini.
Produzione: impianti fotovoltaici. Un copione che potrebbe dunque ripetersi a Porto Torres. Nei prossimi giorni, forse già lunedì, in un nuovo incontro al Ministero saranno fatte le valutazioni decisive. La prudenza è naturalmente comprensibile ma non si può non “apprezzare” il fatto che, almeno, un’offerta di acquisizione reale e concreta ci sia stata. Messa da parte l’opzione Gita - la proposta del fondo svizzero-tedesco sarebbe arrivata fuori bando e ci sarebbe oltretutto una causa in corso con i commissari per turbativa d’asta per un importo di 12 milioni di euro - quella della Sardinia Green Island potrebbe rappresentare davvero l’ultima spiaggia.
Ieri scadeva la gestione straordinaria, in assenza di offerte si sarebbe decretato il fallimento della Vinyls e, di conseguenza, la vendita in liquidazione. Ma, come hanno precisato Giovanni Tavera (Uil), Luca Velluto (Cisl), Luigi Ulgiati e Simone Testoni (Ugl), Massimiliano Muretti e Salvatore Barone (Cgil), «i punti di domanda sono tanti e vogliamo certezze sul piano industriale». Per il segretario generale dei chimici della Uil, Augusto Pascucci, l’obiettivo sarebbe quello di «liberare gli impianti dai dipendenti, svuotarli, in modo poi da poterli vendere». E non è l’unico a pensarla così.
L’opionione è condivisa dai suoi colleghi e anche dagli operai. «Ad oggi - hanno spiegato Tavera, Muretti e Velluto - non possiamo ritenerci soddisfatti. È deludente constatare che non ci sarà continuità nella produzione». Insistono, poi, sull’aspetto più importante: «Se dovesse andare male e non si dovesse arrivare alla chiusura della cessione chiederemo a Eni di onorare l’impegno preso: sistemare i lavoratori». La vera parte lesa di tutta questa brutta storia.
Discorso diverso per gli stabilimenti di Porto Marghera. In questo caso la proposta è stata giudicata più affidabile. L’offerta di acquisizione arriva dall’Oleificio Medio Piave, che ha sede a Treviso. Un’azienda che opera nel settore da ottanta anni e che vorrebbe trasformare gli impianti in raffineria per la produzione di oli vegetali. E i numeri dei fatturati danno ulteriori garanzie: 150 milioni di euro nel 2010, 180 milioni previsti nel 2011. Con assorbimento di tutte le maestranze e un investimento di otto milioni di euro.
La Nuova Sardegna