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Per le autonomie un mini-codice PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:16
Calderoli: tagliate 50mila poltrone - Sulle comunità  montane parola alle regioni


ROMA - L'avventura parlamentare del Codice delle autonomie può cominciare. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato il disegno di legge che fissa i compiti fondamentali di comuni, province e città metropolitane e sfoltisce la "giungla" di enti, organismi e poltrone che caratterizza le pubbliche amministrazioni locali. Sebbene in maniera più soft rispetto al testo licenziato in via preliminare il 15 luglio scorso. Gli indizi sono più d'uno. E rispondono all'esigenza dell'esecutivo di accogliere almeno in parte le richieste dei rappresentanti delle autonomie. Oltre a una riduzione più blanda del numero di assessori e consiglieri comunali e provinciali, salta innanzitutto agli occhi l'ammorbidimento dell'intervento sulle comunità montane, isolane e di arcipelago. È vero - come sottolineato dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ai microfoni di Radio uno - che «cesseranno di esistere a livello dell'ordinamento statale e passeranno, come deciso dalla Corte, costituzionale, sotto le regioni (che però potrebbero avere solo il 30% dei finanziamenti oggi esistenti per provvedervi, ndr)». Mala versione precedente del ddl ne sanciva la «soppressione» tout court. Stesso discorso per i consorzi di bonifica e i bacini imbriferi montani (Bim). I primi, come auspicato soprattutto dai governatori, non saranno sottoposti ad alcuna «razionalizzazione»; i secondi non incorreranno nella tagliola che, un anno dopo l'approvazione della legge, si abbatterà sui consorzi tra enti locali. Eccetto la scomparsa delle modifiche al patto di stabilità interno, l'articolato dovrebbe contenere tutte le altre misure annunciate: dall'eliminazione dei difensori civici comunali (ma non di quelli provinciali) e delle circoscrizioni nei municipi con oltre 250mila abitanti alla «razionalizzazione», tramite successivi decreti legislativi, delle province e delle prefetture; dalla fissazione di regole semplificate per i «piccoli comuni» (cioè con meno di mille cittadini) all'elenco dei compiti fondamentali attribuiti a ogni livello di governo in vista della futura attuazione del federalismo fiscale. Anche su quest'ultimo tema sono attese novità. Come la possibilità per le regioni, d'accordo con gli interessati, di spostare una determinata materia da un elenco all'altro. Al tempo stesso le province potrebbero ottenere due compiti in più (formazione professionale e sviluppo economico) mentre i comuni continuerebbero a non avere la competenza sul catasto più volte invocata dal presidente dell'Anci Sergio Chiamparino. Municipi che, se inferiori a 3mila abitanti, dovranno svolgere in forma associata le loro funzioni, tranne che per commercio, localizzazione delle attività produttive e musei. Nell'illustrare i fini della riforma il Ministro Calderoli ne ha evidenziati due: «Definire le funzioni delle autonomie locali stabilendo chi fa che cosa» ed «eliminare migliaia di enti dannosi, con consistenti risparmi di spese per la macchina pubblica e un complessivo snellimento delle strutture amministrative». Solo dalla riduzione di consiglieri comunali e provinciali, ha aggiunto, spariranno 5omila poltrone e si risparmieranno 150 milioni di euro. «Ora possiamo passare al federalismo fiscale, adottando i decreti legislativi e definendo con precisione i fabbisogni», ha invece sottolineato il titolare degli Affari regionali Raffaele Fitto. Critiche infine sono giunte sia dal Pd che da Anci, Upi e governatori.



L'articolo di Eugenio Bruno pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.