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I tagli previsti dal Codice delle Autonomie licenziato dal Governo PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:20

ROMA - Se il Codice delle Autonomie licenziato dal Consiglio dei ministri non subirà modifiche almeno 50mila poltrone politiche spariranno dalle funzioni e competenze dei diversi livelli di governo. Uno dei tasselli mancanti nella realizzazione della riforma federalista è dunque andato a posto e se anche la sforbiciata prevista nella bozza del Ddl elaborato in luglio dal ministro per la semplificazione Roberto Calderoli oggi è meno netta, lascia comunque in campo il taglio di circa 30 mila consiglieri comunali e provinciali e di circa 15 mila assessori, cui si aggiungono i consiglieri circoscrizionali. Il Governo ha inteso intervenire per "razionalizzare le modalità di esercizio" delle autonomie locali, "favorirne l'efficienza e l'efficacia e ridurne i costi", con la modifica numerica della composizione dei Consigli e delle giunte degli enti locali e le ipotesi di lavoro per sopprimere le "province inutili". Il ministro Calderoli parla di un risparmio netto solo sul capitolo comunale di circa 150 milioni di euro, e precisa che complessivamente le spese di gestione, grazie alla riforma, potrebbero diminuire di parecchi. Il disegno di legge - in attuazione del titolo V della Costituzione e in linea con l'autonomia finanziaria e tributaria prevista dal federalismo fiscale - individua in maniera puntuale e disciplina le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. Una nota del ministero spiega che il ddl razionalizza e riordina, anche al fine del contenimento della spesa pubblica e della riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni statali, gli uffici periferici dello Stato e il sistema dei controlli interni. Alla scadenza dei mandati in carica alla data di entrata in vigore della legge, infatti, i Consigli comunali potranno contare al massimo 45 membri nei Comuni con popolazione superiore a 1 milione e 40 membri se sopra a 500.000 abitanti, fino a scendere a un minimo di 8 membri nei Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti. I Consigli provinciali potranno invece avere un massimo di 36 membri nelle province con popolazione residente superiore a 1.400.000 abitanti, per scendere gradualmente fino a un minimo di 20 membri nelle province con meno di 300mila abitanti. Quanto alle Giunte, sia quelle comunali che quelle provinciali, in attesa dell'adozione delle norme statutarie previste dal Testo unico, anch'esse hanno limitazione severe nella composizione. Le giunte comunali potranno essere composte da un massimo di due assessori per i Comuni tra 1.001 e 3.000 abitanti, fino ad un massimo di 12 nei Comuni con più di 1 milione di abitanti e 10 se sopra i 500mila. Le giunte provinciali potranno essere composte da un massimo di 4 assessori per le Province con meno di 300mila abitanti, fino ad un massimo di 10 assessori per quelle con più di 1.400.000 abitanti. Sul piede di guerra la Conferenza delle Regioni, l'Anci, l'Upi e l'Uncem: ma la polemica è appena incominciata.

L'articolo di Teresa Munari puublicato dalla Gazzetta del Sud è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.