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FEDERALISMO FISCALE E IL NUOVO STATUTO PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:21

Si sta riparlando tra le forze politiche di nuova autonomia e nuovo statuto su cui mobilitare il consenso del popolo sardo. Qualcuno pone esplicitamente anche il problema dell'indipendenza della Sardegna dallo Stato italiano. Ma, esiste oggi davvero lo spazio per contrattare a livello nazionale un nuovo statuto di autonomia e, se sì, con quali procedure? Inoltre, a parte le difficoltà giuridiche di legittimazione di un'assemblea costituente eletta per approvare un nuovo statuto, che problemi sorgono sul piano dei contenuti? Al riguardo possono essere fatte due considerazioni, una formale e l'altra sostanziale.

La considerazione formale si riferisce al fatto che oggi in Italia si è affermata una corrente di pensiero (cito per tutti il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta e l'editorialista-opinionista del Corriere della Sera Angelo Panebianco) che ritiene che le motivazioni della specialità a suo tempo accordata alle regioni a statuto speciale siano venute meno e che, nel caso particolare delle due isole Sicilia e Sardegna, esse non abbiano approfittato della loro specialità per promuovere lo sviluppo economico, ma abbiano utilizzato le risorse pubbliche messe a loro disposizione dallo Stato per sostenere le clientele politiche e acquisire il consenso elettorale. Questa convinzione, per quanto discutibile, è molto diffusa al Nord, anche in ambienti non leghisti. Lo sbocco politico di questa opinione è costituito dall'approvazione del federalismo fiscale come condizione della partecipazione al governo della Lega Nord: federalismo fiscale che nella vulgata nordista dovrebbe arginare il trasferimento di risorse dalle regioni settentrionali verso il Mezzogiorno. Il federalismo fiscale è diventato legge dello Stato, quindi costituisce il nuovo quadro di riferimento normativo dentro cui collocare i discorsi sull'autonomia e sulla specialità. Alle regioni a statuto speciale è dato il tempo di due anni, lo stesso necessario a stendere i decreti di attuazione, per adeguare i loro statuti di autonomia alla normativa prevista dalla legge 42/2009 sul federalismo fiscale. Perciò, al di fuori di questi meccanismi, è irrealistico pensare di rinegoziare con lo Stato un nuovo Statuto di autonomia della Sardegna che si discosti dai principi di base di questa legge.

La considerazione sostanziale è che, al di fuori dei tre settori fondamentali (istruzione, sanità e assistenza, e in parte il trasporto pubblico locale), le cui competenze sono trasferite alle regioni in via esclusiva dalla legge 42, è difficile immaginare il trasferimento di altre competenze in altri settori a singole regioni, anche se in via teorica ciò potrebbe essere possibile. In tal caso, però, bisognerebbe dimostrare che la gestione regionale, ad esempio nel settore dei trasporti o in agricoltura o in altri settori, sarebbe più efficiente di quella dello Stato. E su questo, anche alla luce dell'esperienza già esistente proprio nei settori della sanità, della scuola e dei trasporti locali, qualche dubbio è legittimo. I temi della specialità, dell'autonomia e dell'assemblea costituente rischiano, perciò, di distorcere l'attenzione dal vero obiettivo su cui le forze politiche si dovrebbero invece misurare, che è costituito dallo sviluppo economico regionale.

 

L'articolo di Beniamino Moro pubblicato da L'Unione Sarda è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.