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Onorevoli, taglio rinviato PDF Stampa
Venerdì 30 Settembre 2011 08:21

L'aula consiliare del palazzo della Regione Autonoma della SardegnaSì a voto segreto alla norma che rimanda la riduzione dei seggi a una futura legge statutaria.

Scambio di accuse tra schieramenti.

Pericolo scampato.

Per gli onorevoli.

 

 

Il taglio dei consiglieri regionali slitta a chissà quando, grazie a una norma assai ben congegnata che sembra affermare la riduzione degli attuali 80 seggi: ma di fatto la rinvia a un futuro imprevedibile. È un regalo del voto segreto, e probabilmente di diffusi trasversalismi tra i due poli.

 

Con 32 sì, 24 no e un'astensione passa in Consiglio l'emendamento che rimanda la sforbiciata a una legge statutaria: cioè un altro provvedimento, con meccanismi «rinforzati» e, in definitiva, tempi lunghi e destino incerto.

 

LA NORMA

 

 

Il tecnicismo giuridico merita di essere spiegato. Il numero dei consiglieri regionali è fissato a 80 dallo Statuto speciale. La legge che l'aula sta esaminando in questi giorni faceva, nel testo originario, una cosa banale: sostituiva la parola «ottanta» con «cinquanta». Essendo lo Statuto norma di rango costituzionale, la leggina avrebbe richiesto l'approvazione delle Camere, con doppia lettura.

 

 

Ma, completato questo iter, la riduzione a 50 sarebbe stata cosa fatta. L'emendamento approvato a voto segreto lascia invece intatto l'articolo 16 dello Statuto che fissa i seggi a 80, aggiungendo un secondo comma: «Il numero può essere modificato in riduzione sino a 50», con lo strumento della legge statutaria. Da notare, nel testo che è passato, il «può» (dunque non è obbligatorio), e il «sino» (che autorizza anche una riduzione a 78).

 

 Ricapitolando: è come se, anziché dire «si stanziano 3 miliardi per la sanità», si facesse una legge per dire che «con un'ulteriore legge si stanzieranno 3 miliardi per la sanità».

 

 

RESISTENZE

 

 

È la logica conseguenza delle tante perplessità emerse nella discussione generale della legge: quel taglio a 50 deciso dalla commissione Autonomia non piaceva. Per esigenze di rappresentanza dei territori o dei partiti minori, si era detto. Tanto che si pensava a una bocciatura della legge già col voto sul passaggio agli articoli: che invece ieri mattina era andato liscio, quasi all'unanimità. Ma c'era al varco quell'emendamento del gruppo Udc-Fli, primo firmatario il capogruppo Giulio Steri.

 

 

Inutilmente qualcuno, in maggioranza, aveva avvertito che «approvarlo è come rimandare la legge in commissione» (Nanni Campus, Pdl), e che «sarebbe come dire ai sardi: abbiamo scherzato, anzi, vi abbiamo preso in giro» (Pierpaolo Vargiu). Altrettanto netti, dall'opposizione, i pareri di Adriano Salis (Idv) e altri.

 

 

LO SCONTRO

 

 

Il sì a voto segreto ha scatenato le polemiche. Sia i Riformatori che i gruppi dell'opposizione (Pd, Idv e Sel-Pdci-Indipendentistas) hanno abbandonato l'aula per protesta: «È stato snaturato un percorso lineare, è finita la stagione delle riforme», ha detto il leader Pd Mario Bruno. A giudicare dai numeri dei presenti al voto, però, sembra chiaro che alcuni sì siano arrivati anche dal centrosinistra.

 

 

Determinanti, secondo il capogruppo Pdl Mario Diana: «Il centrodestra da solo non bastava a far passare la norma». Presumibilmente deluso anche l'assessore alle Riforme Mario Floris, che in mattinata aveva benedetto il taglio dei consiglieri come «la prima pietra di un cammino di innovazioni istituzionali». Ma la pietra è stata scartata.

 

 

L'Unione Sarda.