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Un consiglio al Cal Sardegna. Rifletta sul passato! PDF Stampa
Venerdì 30 Settembre 2011 10:56

Con l’elezione di 28 sindaci ha preso avvio il rinnovo del Consiglio per le autonomie locali, “organo di rappresentanza istituzionale, autonoma ed unitaria, degli enti locali della Sardegna”.

Le competenze assegnate dalla legge istitutiva del 2005 prevedono che il Consiglio per le autonomie locali compartecipi ad alcune scelte del Consiglio regionale.

Fra i quattro modelli dei rapporti centro – perife - ria (modello della dipendenza, della separazione, cooperativo e concorrenziale, secondo la classificazione di Luigi Bobbio), in Sardegna...

 

 

UN CONSIGLIO AL CAL RIFLETTA SUL PASSATO

 

 

di

 

Fulvio Dettori

 

 

 

Con l’elezione di 28 sindaci ha preso avvio il rinnovo del Consiglio per le autonomie locali, “orga - no di rappresentanza istituzionale, autonoma ed unitaria, degli enti locali della Sardegna”.

 

Le competenze assegnate dalla legge istitutiva del 2005 prevedono che il Consiglio per le autonomie locali compartecipi ad alcune scelte del Consiglio regionale.

 

 

Fra i quattro modelli dei rapporti centro – perife - ria (modello della dipendenza, della separazione, cooperativo e concorrenziale, secondo la classificazione di Luigi Bobbio), in Sardegna il Consiglio per le autonomie locali è stato dunque immaginato come organo che affianca il Consiglio regionale e che interviene nel processo legislativo in materie di particolare interesse per il governo locale.

 

 

Il Consiglio delle autonomie esprime “parere obbligatorio sui disegni di legge finanziaria e di bilancio e sulla proposta di documento di programmazione economica e finanziaria”. Inoltre, una volta all’anno, il Consiglio regionale ed il Consiglio delle autonomie locali si riuniscono in seduta congiunta, “per un esame dello stato del sistema delle autonomie in Sardegna”.

 

Il Consiglio delle autonomie appare quindi quasi come una “seconda Camera”, incaricata di rappresentare le istanze e gli interessi dei poteri locali nei confronti dell’Assemblea legislativa regionale, mentre i rapporti con la Giunta e con gli organi esecutivi del Il neo eletto Consiglio delle Autonomie deve difendere Comuni e Province e non tutelare partiti e carriere politiche governo regionale sono affidati alla “Conferenza permanente Regione - enti locali”, “sede unitaria e generale di concertazione, di cooperazione e di coordinamento tra l’amministra - zione regionale e gli enti locali della Sardegna”.

 

Peraltro, fin dalla sua costituzione, il Consiglio ha dimostrato una sostanziale incapacità di essere un reale “contropotere ” dell’Assemblea legislativa regionale, approvando senza battere ciglio le politiche pubbliche portate alla sua attenzione, senza avanzare proposte di modifica e senza contestare scelte e decisioni sempre più centraliste che, in questi ultimi anni, hanno accentrato l’impiego delle risorse nelle mani dell’amministrazione regionale, in primo luogo della presidenza della Regione e dell’assessorato alla programmazione, rispettivamente gestori delle risorse FAS e dei fondi europei.

 

Gli organismi dirigenti del Consiglio delle autonomie, forse preoccupati di preservare equilibri interni e una fittizia unanimità di intenti, hanno cioè dimostrato un’incapacità di proposte e rivendicazioni, confermando quella storica subordinazione degli enti locali, nonché delle loro associazioni sindacali, nei confronti del Consiglio e, soprattutto, della Giunta regionale, dove è sempre prevalsa la preferenza per rapporti di tipo interpersonale, partitici o correntizi, piuttosto che di rivendicazioni “politiche”, fondate su un confronto e una condivisione aperta sull ’utilizzo delle risorse pubbliche.

 

Una volta costituito, il Consiglio rinnoverà i propri organi di governo.

 

Potrebbe essere l’occasione per una riflessione sulle esperienze passate e sul modo in cui Comuni e Province debbono porsi nei riguardi della Regione per raggiungere un’effettiva parità di diritti.

 

Alcune recenti vicende portano tuttavia a credere che prevarranno altri comportamenti, nei quali la preoccupazione prevalente sarà quella di raggiungere accordi interni ai partiti, che ipocritamente si dichiareranno estranei alle scelte sui vertici del Consiglio, che resterà così uno strumento per compensare personale partitico di secondo piano o per più meno plausibili carriere politiche.

 

 

Docente di diritto regionale, già direttore generale della presidenza della Regione