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Turismo e ambiente sono compatibili PDF Stampa
Lunedì 03 Ottobre 2011 07:39

Ambiente e territorio.

Turismo e ambiente sono compatibili.

Il modello Costa Smeralda lo dimostra.

A Sandro Roggio e a Giorgio Todde sfugge quanto l’iniziativa dell’Aga Khan ha portato di buono all’intera Sardegna...

 

 

Non so se questo mio intervento avrà la stessa capacità persuasiva dei pezzi recentemente ospitati dalle pagine della «Nuova Sardegna» a firma del dottor Sandro Roggio e del dottor Giorgio Todde in merito al modello turistico più adatto per l’isola. Ma consentitemi di dire la mia su un argomento che mi sta a cuore e che riguarda in particolare la mia terra, la Gallura.

 

 

Proverò a dare una visione diversa da quella profondamente oscurantistica e pessimistica dipinta dall’architetto e dallo scrittore in merito al turismo e allo sviluppo urbanistico. Cinquant’anni fa anni fa, quando non era ancora stato attuato alcun investimento immobiliare, in Gallura eravamo allevatori, pastori, contadini, mercanti, la società era suddivisa in classi ben definite, quasi a tenuta stagna, a dettare le regole erano i latifondisti, la scolarizzazione era molto bassa, le élites dei notabili governavano le scelte del popolo.

 

 

Un giorno arrivò l’ Aga Khan e si innamorò di questa terra, da imprenditore pensava anche a come fare investimenti e profitti, ma questo non è peccato. Importò un modello vincente, emulato da chi è venuto dopo, diventato marchio della Sardegna. Grazie a lui l’isola, in particolare la Costa Smeralda, diventa il centro del mondo per diversi mesi all’anno e beneficia del turismo di alto livello che poi fa da traino a tutti gli altri settori.

 

 

Qui hanno le ville magnati, calciatori, petrolieri, grandi imprenditori, ma anche editori, giornalisti, difensori dell’ambiente per professione o per hobby, di qualunque credo e formazione politica, di destra e di sinistra. «Privilegi», come direbbero i profeti della sinistra, che però, a ben vedere, qui trascorrono le vacanze in rifugi dorati irraggiungibili, con interi promontori o isole a disposizione. Questo però non è un problema se la ricchezza si ridistribuisce sulla collettività, è l’evoluzione dei tempi.

 

 

C’è sempre un prezzo da pagare per il cambiamento, il «progresso». Se quei pastori, quegli allevatori, quei commercianti sono diventati qualcos’altro, questo è stato possibile grazie all’idea di alcuni imprenditori internazionali guidati da un principe che hanno creduto in un progetto tutt’ora vincente. Questo gruppo ha tracciato una strada, ha scoperto la vocazione della Sardegna: il turismo, che è il solco sul quale si sta basando e si deve consolidare l’odierno sviluppo.I l ruolo della Provincia Olbia Tempio è quello di promuovere il territorio.

 

 

Questo stiamo facendo con passione ed ostinazione, convinti che sia la strada per raggiungere la svolta economica, con le opportune integrazioni e sinergie, portando avanti uno sviluppo urbanistico nel rispetto dell’ambiente e delle norme, serenamente, senza per questo trasformare concettualmente ogni iniziativa in «assalto alle coste, cementificazione, etc. etc.», scatenando inutili e dannose cacce alle streghe.

 

Crediamo e puntiamo verso un miglioramento che si evolve e si adatta alle epoche, in grado di reggere i tempi difficili che stiamo vivendo, creando le condizioni per un benessere diffuso non solo per pochi privilegiati che si sono accaparrati il posto al sole eleggendolo a modello dello sviluppo urbanistico per tutti, ma attraverso un confronto produttivo di spunti geniali maturati da persone coscienti del patrimonio ambientale e naturalistico ricevuto in eredità, da gestire con consapevolezza.

 

Non crediamo ad esempio allo sviluppo di cattedrali nel deserto che portano (quelle sì), uno sfregio all’ambiente e creano schiere di disoccupati e preferiamo al pessimismo fine a se stesso proposte concrete, come quelle che noi ogni giorno elaboriamo e mettiamo in campo.

 

 

Contrastando con ottimismo il caro-traghetti, l’aumento del prezzo del petrolio, la crisi in generale, confrontandoci quindi con i problemi quotidiani dei cittadini e degli imprenditori, consapevoli e sensibili al fatto che il distacco, l’assenza o peggio la supponenza non risolvono i problemi che tanti non vivono grazie alle rendite di posizione.

 

 A chi dice che abbiamo svenduto il nostro territorio replico che invece lo abbiamo utilizzato come risorsa per crescere dal punto di vista sociale e culturale.

 

 

A chi parla di sfregio alla nostra terra replico che la nostra terra noi l’amiamo e la rispettiamo perché qui vogliamo vivere senza essere costretti ad emigrare per sopravvivere. A chi sostiene che non sappiamo curare l’eredità che abbiamo ricevuto dalle geneziani che ci hanno preceduto replico spiegando che noi vogliamo far fruttare questo patrimonio senza devastarlo, per lasciarlo ai nostri figli ancora più bello e ricco di prima. Uno straniero cinquant’anni fa si innamorò della nostra terra facendola diventare modello e motore del turismo di qualità in tutto il mondo, costruendo veri e propri gioielli che portano occupazione rispettando la bellezza dell’isola che li ospita.

 

 

Se da quell’epoca Arzachena, un paesino che aveva 3500 abitanti circa, è diventato la seconda città della Gallura dopo Olbia, superando i quattordicimila abitanti, un motivo ci sarà. Noi riteniamo che quel modello sia replicabile e su questo obiettivo lavoreremo.

 

La Nuova Sardegna.