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Lsu, stabilizzazioni ponderate PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:29

La stabilizzazione di lavoratori, ancorchè questi appartengano al bacino dei socialmente utili, è pur sempre una mera facoltà che la legge permette alle amministrazioni del comparto pubblico. Pertanto, nel processo di stabilizzazione che la p.a. intende comunque perseguire, dovrà preliminarmente accertare se sussistono i presupposti richiesti a tal fine dall'articolo 76 del decreto legge n. 112 del 2008. Quindi, che l'ente abbia rispettato il patto di stabilità interno nell'esercizio precedente, che l'incidenza delle spese di personale non sia pari o superiore al 50% delle spese correnti e che l'ente disciplini l'immissione nei limiti dei posti disponibili in organico e previa programmazione del fabbisogno di personale. È questa la chiave di lettura che la sezione autonomie della Corte dei conti, nel testo della deliberazione n. 22 depositata ieri, ha dato alle disposizioni contenute nel comma 551 della legge finanziaria 2008 che consente agli enti locali, l'assunzione di ruolo a tempo indeterminato di lavoratori socialmente utili (Lsu). Nei fatti oggetto della pronuncia della Corte, il comune di Forino (Av) richiedeva un parere sulla possibilità di procedere nel 2009 alla stabilizzazione a tempo indeterminato di un contingente di Lsu con una spesa di 150.000 euro ai sensi del comma 551 della finanziaria 2008, notiziando, al contempo di essere soggetto alle disposizioni sul patto di stabilità interno e di non averlo rispettato nell'esercizio finanziario 2006. Per poter dare una risposta alla portata delle disposizioni contenute nel citato comma 551, la sezione autonomie ha rilevato che anche in tema di stabilizzazioni, la disciplina per gli enti locali, siano essi soggetti o meno al patto di stabilità, risiede nei presupposti dell'articolo 76 del dl n.112/2008. Norma che ha indicato limiti puntuali in materia di assunzioni a tempo indeterminato, limitando il fabbisogno del personale nel quadro di una riduzione della spesa complessiva (sul punto, anche Corte dei conti, sezione regionale Sardegna, parere n.16/2009). Infatti, nella stessa si chiarisce che sono spese di personale anche quelle sostenute per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, per la somministrazione di lavoro, nonché per «tutti i soggetti a vario titolo utilizzati (quindi anche i lavoratori socialmente utili) in strutture e organismi che comunque fanno capo all'ente». Le ulteriori disposizioni contenute nella citata norma, fa rilevare la Corte, contemplano il divieto di assunzioni di personale «a qualsiasi titolo», ivi compresi i processi di stabilizzazione in atto, in caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno nell'esercizio precedente (comma 4) e il divieto di assunzioni di personale «a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale» (comma 7), se l'incidenza delle spese di personale sia pari o superiore al 505 delle spese correnti. Norme queste che la Corte non nasconde essere imperative, in quanto comportano, in caso di violazione, la nullità dell'atto e la conseguente inesistenza del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La Corte ha comunque evidenziato che le stabilizzazioni, ancorché riferite a lavoratori socialmente utili, «sono espressione di mera facoltà e non un obbligo per le amministrazioni locali, non sussistendo alcun diritto in capo all'interessato ad ottenere la stabilizzazione, ma unicamente un'aspettativa di mero fatto» (Cfr Tar Veneto, n. 3342/2007). Sulla stessa lunghezza d'onda la circolare della funzione pubblica n.5 del 2008 che nulla osta alla procedura speciale di stabilizzazione nel rispetto dei vincoli finanziari in materia di spesa di personale, ponendo fermamente il principio che «le disposizioni in materia di stabilizzazione non hanno in nessun caso una portata vincolante e non determinano in capo ai possibili destinatari, un diritto soggettivo all'assunzione».

L'articolo di Antonio G. Paladino pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.