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Fitto chiude sul patto di stabilità PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:30

Il ministro: i vincoli non sono un fatto italiano ma si basano sull'accordo con la Ue

Siamo perfettamente consapevoli dei tanti investimenti che si potrebbero fare, ma sappiamo anche che il patto di stabilità non è una questione italiana, ma si basa su un accordo fra governo ed Europa, e che in un periodo difficile tutti sono chiamati a fare sacrifici». Come sempre, il ragionamento del ministro per i Rapporti con le regioni Raffaele Fitto evita i toni ultimativi, ma chi si aspettava da lui qualche apertura nel rush finale della finanziaria sui correttivi al patto per gli enti locali non può che restare deluso. Nel suo intervento alla trentaduesima assemblea nazionale delle Province, che si è aperta ieri a Roma, Fitto ha sottolineato l'importanza di un «percorso condiviso» su federalismo fiscale e carta delle autonomie, ha rilanciato l'esigenza di «fare in fretta» il Senato federale e la riforma delle conferenze Stato-regioni e unificata, ma sui temi caldi della finanza locale e della dieta forzata a giunte e consigli inserita nella manovra non ha lasciato margini. «È tempo di sacrifici», ha sottolineato il ministro, rinviando all'attuazione del federalismo fiscale per gli eventuali correttivi al patto, magari sotto forma di premi per gli enti virtuosi. Sui vincoli di finanza pubblica troppo stretti per sindaci e presidenti, che sono i grandi assenti negli ultimi atti della manovra alla Camera, si è soffermato il presidente dell'Unione delle province, Fabio Melilli (Pd), che al termine dell'assemblea dovrebbe lasciare il posto a un collega del centrodestra. Arrivato al capitolo bilanci, Melilli ha abbandonato il tono tutto sommato conciliante che domina il resto della relazione. «Questa finanziaria è una minaccia non solo per le province ma per tutti gli italiani perché toglie risorse alle strade e alle persone e le sposta su opere che non producono ricchezza». Il nodo, ancora una volta, sono le risorse che nelle casse degli enti ci sono, ma bloccate dai meccanismi del patto; a supportare l'attacco ci sono i numeri dell'ufficio studi dell'Upi, che parlano di 3,6 miliardi cantierabili in pochi mesi dalle province per viabilità e strade (78%), interventi edilizi (19%) e ambiente. Risorse congelate dal patto che, sempre secondo l'Upi, nel 2009 ha acceso il semaforo rosso a pagamenti alle imprese fornitrici per 1,6 miliardi, relativi a stati di avanzamento lavori già maturati. «C'è un controsenso evidente - ha chiuso Melilli -: le regole Ue ci impongono il pagamento in 30 giorni, il patto ci costringe a rimandarli di mesi». Fatta eccezione per il "no" ai tagli ordinamentali inseriti in finanziaria - che comunque nelle province mettono a dieta solo le giunte, ndr - su federalismo e riforme istituzionali, il barometro dei rapporti fra governo e presidenti segna bel tempo. Sulle riforme si è soffermato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel messaggio inviato all'assemblea il capo dello Stato si è detto convinto che «dalla ricchezza delle posizioni e delle proposte che verranno dibattute possa venire un contributo importante per l'individuazione di soluzioni condivise per assicurare l'attuazione delle riforme, essenziali per la crescita del paese». Sempre ieri e sempre a Roma c'è stata un'altra iniziativa sul Codice delle autonomie, organizzata da Legautonomie e Uncem. I cui presidenti Oriano Giovanelli ed Enrico Borghi non hanno lesinato critiche alla scelta dell'esecutivo di «schiaffare in finanziaria» i tagli agli enti locali, denunciando al contempo quelli che hanno definito «costi da centralismo».

L'articolo di Eugenio Bruno e Gianni Trovati pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.