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Legge 44, PDF Stampa
Martedì 11 Ottobre 2011 09:52
pagamenti sospesi
MACOMER. Sospensione dei pagamenti per la Legge 44, anticipazioni di credito delle banche, un supermanager che venda il pecorino e trasparenza nei conti spesi nella promozione del Pecorino Romano. E’ l’impegno dell’assessore Oscar Cherchi al presidio di ieri di fronte alla sede Consorzio Latte a Tossilo. Una sede vuota, data in comodato d’uso dalla Regione fino al 2014.
Già alle 8,30 il piazzale è invaso dalle bandiere di Coldiretti, soprattutto, ma anche della Cia, Copagri e Confagricoltura. I circa 700 pastori e agricoltori presenti chiedono risposte.
«Basta con le prese in giro». E’ l’ora se non della resa dei conti, almeno della chiarezza.
Da troppo tempo il comparto ha fatto finto di credere che i soldi pubblici dati al Consorzio di Tutela del Pecorino Romano e al Consorzio Latte potessero portare benefici ai produttori di latte. Ma, a conti fatti, non è così, se è vero che, dicono i pastori, gli industriali non vogliono discutere del prezzo del latte, fermo a 60-65 centesimi. In Toscana un litro di latte ovino viene pagato 89 centesimi, nel Lazio 81, in Spagna 1, 05 euro, in Francia 1,10 euro.
«In due anni - dice il direttore regionale della Coldiretti -i pastori hanno perso 120 milioni di euro. Che cosa sarebbe successo se tale perdita l’avesse registrata l’industria?
E intanto in questi anni i soldi destinati al comparto sono stati spesi in scatole vuote, come il Consorzio Latte. Lo potete vedere tutti, qui alle mie spalle, qui non c’è nessuno, è una struttura fantasma.
E’ ora che dei soldi dati al Consorzio Latte e a quello del Pecorino Romano si occupi la magistratura. Se si è deciso di far morire il mondo della produzione allora non è più necessario avere consorzi di tutela di nessun tipo». Al megafono si alternano in tanti. «Basta con la delega ad altri - grida Salvatore Melis di Donori- Il latte è nostro, dobbiamo essere uniti e decidere il nostro futuro».
Battista Cualbu chiede di «tagliare il cordone ombelicale con gli industriali». Ma come funziona la galassia ovina?
I pastori conferiscono il latte alle cooperative e agli industrali e ricevono delle caparre prima del saldo di fine raccolta. Ma il prezzo lo fanno gli industriali a giugno-luglio. Il saldo serve ai pastori a comperare i mangimi e coprire i costi vivi.
E in tasca a chi lavora non resta nulla. Come si può tirare avanti fino a dicembre, quando si vendono i primi agnelli?
Normalmente con gli anticipi che gli industriali danno ai loro conferitori. «E in questo modo- diceva qualcuno - ci mettono un cappio al collo». «La soluzione a questo problema- suggerisce Piero Tandeddu di Copagri - è contenuta nella Legge 15. Ma finora quell’articolo della legge è lettera morta» Ma intanto, al megafono, Luca Saba snocciola i dati sui finanziamenti regionali al Consorzio Latte e al Consorzio di Tutela: almeno 50 milioni.
Cifra che, a parere della Coldiretti, se investite correttamente avrebbero alleviato se non risolto i problemi del settore.
Che fare? L’idea che circola da qualche giorno è semplice: un’asta pubblica, da organizzare nelle prossime settimane, che dia sbocco al prodotto rompendo il circolo vizioso che lega i pastori agli industriali. Per ora sono disponibili già alcune decine di milioni di litri da destinare all’asta.
«Il nostro problema- diceva un allevatore- è la commercializzazione». I sindacati degli allevatori, dice Gigi Picciau presidente regionale di Confagricoltura, stanno cercando un manager cui affidare la commercializzazione.
Alle 12 arriva l’assessore all’agricoltura Oscar Cherchi. Alle 13, il presidio si scioglie, pacificamente come si era aperto.
La Nuova Sardegna.