Home Ultime La squadra dei sindaci a impatto zero cambia l'aria alle città
La squadra dei sindaci a impatto zero cambia l'aria alle città PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:31

Fotovoltaico, edilizia sostenibile, rifiuti: le scelte adottate da piccoli e grandi comuni

Un piccolo comune può salvare il pianeta. La pensano così tante amministrazioni locali italiane che negli ultimi anni hanno cambiato la rotta, virando verso una politica più "verde". Anche se in ordine sparso, le iniziative comunali che puntano al risparmio energetico e all'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica sono un buon punto di partenza. Uno dei comuni più attenti all'ambiente è Reggio Emilia: qui negli ultimi anni si sono trovate risorse per investire sia sulla mobilità alternativa sia sull'edilizia sostenibile, passando per la produzione di energia e per il teleriscaldamento. «Siamo partiti dalla consapevolezza che i nostri stili di vita ci allontanano da Kyoto - spiega l'assessore alle Risorse del territorio del comune di Reggio Emilia, Ugo Ferrari - e che c'era bisogno di partire dai piccoli gesti quotidiani, come prendere la bicicletta invece che l'auto o costruire la propria casa in maniera efficiente». Le iniziative del comune di Reggio Emilia hanno portato nel 2008 a un risparmio di 42 tonnellate di anidride carbonica prodotta e per il 2020 il piano energetico comunale dovrebbe garantire una diminuzione pari a 195mila tonnellate. Anche una metropoli complessa e variegata come Roma ha deciso di investire sul futuro: nel 2010 arriverà nella capitale l'illuminazione pubblica a led. La prima fase del progetto prevede l'installazione di 361 nuove luci a impatto zero in alcune zone periferiche della città, ma l'obiettivo finale è di raggiungere 100mila installazioni entro il 2020. Le iniziative del comune di Roma non finiscono qui: il masterplan prevede anche la realizzazione di dieci stazioni per la distribuzione di idrogeno e metano per le auto entro il 2011, l'investimento in ricerca sul fronte dei veicoli elettrici, la riduzione del 50% dei consumi elettrici e dell'80% dei consumi termici delle scuole attraverso l'installazione di impianti solari e fotovoltaici. A fare da apripista, però, sono quasi sempre i piccoli comuni: l'idea dei led, per esempio, nasce a Torraca, in provincia di Salerno, primo paese al mondo ad aver convertito tutta l'illuminazione pubblica a led. I 700 punti luce - realizzati grazie a fondi regionali - sono costati 280mila euro, un costo recuperabile in sei anni. L'impianto fa risparmiare circa il 70% dei consumi energetici, riduce del 70% i costi di manutenzione, elimina l'inquinamento luminoso e - funzionando a 24 Volt - risolve anche il problema della sicurezza degli impianti di pubblica illuminazione. L'associazione "Comuni virtuosi" ha deciso di riunire tutti gli enti più attenti alle tematiche ambientali e ha stilato con i loro progetti un decalogo di "best practice" facili da realizzare. «Vogliamo far emergere, valorizzare e diffondere la cultura del buon senso e della concretezza - spiega il coordinatore Marco Boschini, assessore del comune di Colorno (Pr) -, nell'ottica di una sostanziale riduzione dell'impronta ecologica dei comuni e delle comunità locali». L'associazione ha individuato cinque macrocategorie di interventi (gestione del territorio; impronta ecologica; rifiuti; mobilità e nuovi stili di vita) che i comuni dovrebbero realizzare. Uno dei progetti premiati quest'anno è stato presentato da tre comuni della provincia di Catanzaro (Olivadi, San Vito sullo Ionio, e Cenadi) dove sono stati avviati gruppi di acquisto comunale per la diffusione dei pannelli fotovoltaici a costo zero da installare sui tetti dei residenti. Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, è, invece, il primo comune in Italia ad aver approvato un piano di gestione del territorio a crescita zero. C'è poi l'esperienza di Don, un piccolo centro in provincia di Trento dove per ogni abitante è installato un metro quadro di impianto solare termico. Se per i piccoli comuni è più facile, per i grandi è più soddisfacente: Lecce, per esempio, è il primo comune con più di 50mila abitanti ad aver installato impianti alternativi (solari, fotovoltaici ed eolici) in grado di soddisfare il l00% delle esigenze dei cittadini. «Abbiamo un vantaggio territoriale da sfruttare - spiega Filippo Bernocchi, delegato Anci all'energia - e lo stiamo facendo nel migliore dei modi, anche se manca una programmazione nazionale». Ecco che allora arrivano il primato europeo per la produzione di energia geotermica, leadership di Piemonte, Trentino e Lombardia nel settore idroelettrico, i record di Puglia, Sardegna e Sicilia nel solare e nell'eolico. «I comuni sono molto attenti- afferma Bernocchi - ma non si può nascondere che soprattutto per i piccoli enti c'è un problema di bilancio: questi investimenti costano molto e le risorse scarseggiano sempre». Mentre le fonti alternative in Italia prendono il largo, si affaccia all'orizzonte la prossima sfida: trasformare i rifiuti in energia. «Abbiamo l'opportunità- spiega Bernocchi - di convertire un costo in una risorsa. Ma per farlo abbiamo bisogno di regole certe da parte del governo». Che i comuni da soli non possano raggiungere i risultati lo conferma anche KarlLudwig Schibel, coordinatore di Alleanza per il Clima Italia: «Il Comune di Hannover, per esempio, è riuscito a ridurre solo dell'11,5% le sue emissioni di gas serra dal 1990 ad oggi, eppure ha intrapreso numerose iniziative. Se non cambiano le condizioni-quadro nazionali ed europee, i comuni non saranno in grado di fare la loro parte e perderemo una grande occasione».

L'articolo di Francesca Milano pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.