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Enti locali e sindacati, è la sfida alla politica PDF Stampa
Venerdì 21 Ottobre 2011 07:59
la sala consiliare della Regione autonoma della SardegnaCAGLIARI. Indignati eccellenti (le forze sociali, la Chiesa e il mondo della cultura da una parte, amministratori locali dall’altra) lanciano in contemporanea una doppia sfida alla Regione Sardegna.
O la Regione decide subito sulle grandi riforme istituzionali e sui veri tagli ai costi della democrazia o sarà travolta da iniziative clamorose e da una pioggia di referendum popolari...
Quella di ieri è stata una giornata che meglio di qualsiasi discussione ha fatto capire il clima politico generale che si respira anche in Sardegna nel sempre più precario rapporto tra il Palazzo e la società civile.
La sintesi migliore l’ha fatta il sindacato: «Non è il tempo del qualunquismo ma della politica migliore, è il nostro contributo per rilanciare le istituzioni sarde». Il Comitato per la Costituente.
A titolo personale i segretari generali di Cgil Cisl e Uil (Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca), leader di grandi associazioni e docenti universatari (da Sassari sono giunti Paolo Fois e Giovanni Lobrano) hanno dato vita al Comitato per la Costituente.
Stanchi di aspettare una risposta dal Consiglio regionale hanno deciso che, se l’aula di via Roma continuerà a non decidere, saranno loro a organizzare in tutti i Comuni dell’isola (d’intesa con i sindaci) l’elezione dei 70 membri dell’assemblea costituente per la riforma dello Statuto.
In un affollato convegno a Piazza Palazzo, il Comitato ha ricordato che un anno fa, dopo una seduta straordinaria del Consiglio regionale aperta alle forze sociali, era stato approvato un ordine del giorno sulle riforme, documento rimasto del tutto inattuato.
A nome del Comitato, Medde ha detto che il faro della riforma deve essere «il lavoro» in modo da costruire, con le istituzioni, un’economia fondata sulla giustizia sociale. «E’ un vuoto che dura dal 2001, da quando i poteri sono stati trasferiti alle Regioni», ha sottolineato Costa.
E la Ticca: «Vogliamo che i sardi siano protagonisti». Don Pietro Borrotzu, della Pastorale del lavoro, ha concluso: «Non è una scelta eversiva ma per il bene comune». Movimento referendario al via.
Duecento amministratori locali di tutta l’isola e di tutte le forze politiche hanno avviato ieri una campagna refendaria con dieci quesiti: cinque puntano ad abolire le Province, gli altri chiedono l’abolizione del voto segreto in Consiglio regionale, una nuova legge sulle indennità dei consiglieri regionali, le primarie obbligatorie per la scelta dei candidati governatori, l’abolizione dei consigli di amministrazione negli enti, la nascita dell’Assemblea costituente (in linea con il Comitato guidato dai sindacati).
L’iniziativa è stata presentata ieri all’Hotel Mediterraneo dai tre promotori, Paola Secci (consigliera di Sestu), Giovanna Congiu (Capoterra) e Giuseppe Ciccolini (sindaco di Bitti).
«L’idea - hanno spiegato davanti ai giornalisti e a decine di amministratori locali - ci è venuta durante la raccolta di firme contro la legge elettorale Porcellum. La gente veniva spontaneamente e ci interpellava anche sulla situazione della Sardegna. Sono i cittadini che ci stanno spingendo verso le riforme e noi vogliamo dare loro la voce che meritano».
I quesiti sono stati depositati nei giorni scorsi presso la Corte d’appello di Cagliari, oggi il via alla raccolte delle firme. Tutte le forze politiche sono rappresentate (i Riformatori hanno la presenza più massiccia) in questa operazione bipartisan.
La Nuova Sardegna