Home Ufficio Stampa Centrale Galsi
Centrale Galsi PDF Stampa
Domenica 23 Ottobre 2011 00:00
città divisa
OLBIA. Il fronte del “no” non vuole che la stazione venga costruita in Gallura.
La Cgil rompe con la sinistra e dice “sì” al progetto Ventimila metri quadrati di coperto, con torretta da alta 15 metri. È la stazione del metano, lì dove il gas riacquisterebbe pressione per raggiungere Piombino. Con certezza la centrale Galsi non prenderà forma a Venafiorita, perché nella piana a ovest della città nessuno la vuole.
E fino a qui sono tutti d'accordo, politica, sindacati e associazioni di categoria.
 Poi Olbia si divide. C'è il partito del “no”, ovvero quelli che sbarrano la strada alla costruzione della stazione in una qualsiasi porzione del territorio. Ecco, invece, i favorevoli a una centrale in città, «a patto che non interferisca con lo sviluppo dell'economia turistica».
Fuori dai cori sventola la bandiera del Psd'Az: i sardisti si oppongono all'intero metanodotto: «Equivale - dicono - a una mera servitù».
I CONTRARI
 
 
Politicamente, coincide con la Coalizione civica il confine del “no” alla centrale olbiese. Nell'ordine: Pd, Lista Civica, Polo per l'Italia, Upc, Idv e Sel chiudono a Galsi. Posizione certificata in Consiglio comunale, a settembre. Si accodano quattro associazioni di categoria. A cominciare da Cna e Confartigianato, coi rispettivi presidenti, Tore Cherchi e Giacomino Maludrottu: «La nostra vocazione è l'industria vacanziera.
La centrale del gas non ha ricadute nemmeno sull'occupazione, ragion per cui il gioco non vale la candela». Italo Fara (Confcommercio) dice: «Porto Botte e Piombino sono territori già compromessi da un punto di vista ambientale. Si segua la stessa logica per scegliere l'ubicazione della centrale». Gregorio Raspizzu , numero uno di Confagricoltura spiega: «La rete del gas sarebbe una mazzata per le nostre aziende. Rischiano l'effetto spezzatino e nemmeno potrebbero svilupparsi, perché è prevista una fascia di sicurezza tutto intorno alle condotte».
I FAVOREVOLI
 
 
Nel fronte del “sì” c'è una bandiera pesante. È quella della Cgil, il sindacato rosso che sul Galsi rompe con il centrosinistra. Fabio Spano , segretario provinciale, infila rasoiate: «Sulla centrale stanno strumentalizzando l'ignoranza della gente. Per esempio non è vero che la stazione inquina.
Si smetta di fare campagna elettorale e si scelga una linea condivisa nell'interesse del territorio, non dei partiti. Perché il metano permetterà di abbattere i costi dell'energia». Un tema, questo, caro anche a Mirko Idili , alla guida della Cisl Gallura: «Posto che l'investimento non deve compromettere lo sviluppo del turismo, il metanodotto colmerebbe quel gap che la Sardegna paga.
Da noi la spesa per l'energia supera del 30 per cento la media nazionale. Il che non aiuta a colmare quel 40 per cento di divario infrastrutturale, sempre rispetto alla Penisola».
Pensiero identico per Pdl, Riformatori, Udc e Dc. Pure Confindustria è nella lista dei favorevoli: «I progetti strategici non si fermano, ma si accompagnano», è la sottolineatura. L'associazione apre alla centrale, ma senza mortificare la filiera del turismo. Idem Michele Fiori , il pidiellino presidente dell'Agci Gallura: «Semmai bisogna lavorare sulla contropartita da chiedere alla spa».
L'Unione Sarda