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Cappellacci in contatto con il ministero 24.10.2011 PDF Stampa
Lunedì 24 Ottobre 2011 08:22

Cagliari. «Seguiamo con preoccupazione l’evolversi della situazione», la dichiarazione del presidente della Regione, Ugo Cappellacci, che ha immediatamente contattato la Farnesina per seguire personalmente la vicenda di Rossella Urru.

«Siamo in attesa di conoscere ulteriori dettagli sul rapimento e aggiornamenti sulla situazione - ha aggiunto Cappellacci - con la speranza di un’evoluzione positiva e in tempi brevi».

«Attivare tutti i canali diplomatici, anche quelli informali, per liberare al più presto Rossella Urru».

 

 

A chiederlo è il segretario regionale dell’Unione popolare cristiana (Upc) Enrico Piras. «Abbiamo fiducia nelle istituzioni, ma è chiaro che ci aspettiamo che agiscano con solerzia - ha sottolineato il segretario dell’Upc e presidente del consiglio provinciale di Sassari -. I cooperanti sono un esempio positivo di come gli italiani sanno dare il loro apporto per alleviare le sofferenze dei Paesi più poveri».

 

Ed è stata dedicata a Rossella Urru, la decima edizione della Marcia sarda della pace da Gesturi a Laconi.

 

 

La notizia del rapimento è arrivata proprio durante la manifestazione ed è stato il sindaco di Laconi Paolo Pisu a manifestare la solidarietà di tutti i partecipanti per la ragazza di Samugheo. «Non c’era stato alcun segnale che potesse lasciare anche soltanto prevedere un rapimento, il primo in 26 anni che operiamo nei campi profughi shaharavi».

 

 

La notizia del sequestro di Rossella Urru è stata un fulmine a ciel sereno per Paolo Dieci, presidente del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (Cisp) per cui lavorava la cooperante oristanese.

 

 

«Siamo nel Sahel dal 1985 - ha spiegato Dieci preoccupato per la sorte della ragazza sarda e dei due spagnoli - ed è il primo caso del genere. Il Cisp - ha continuato - è in contatto continuo con l’Unità di crisi della Farnesina. Al momento il rapimento non è stato rivendicato, nè ci sono stati contatti tra il Cisp e i sequestratori».

 

 

La Nuova Sardegna