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Per la proroga dei precari serve il concorso riservato PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:35

MILANO - Dal 1° gennaio 2010 si chiudono le porte della stabilizzazione per i precari del pubblico impiego; non è più consentita, di conseguenza, nemmeno la proroga dei contratti a termine del personale che pure avrebbe maturato i requisiti della vecchia stabilizzazione (soprattutto i tre anni di servizio anche non continuativo negli ultimi 5 anni) prevista dalle Finanziarie del 2007 e 2008. Per la proroga dei contratti, quindi, la strada si fa decisamente più stretta, e soprattutto deve trovare motivazioni alternative a quella di una futura stabilizzazione ormai non più possibile. A definire i nuovi limiti alla prosecuzione dei contratti a termine negli uffici pubblici è il parere 6/2009 della Funzione pubblica, che ha stoppato le richieste di proroga dei contratti per chi avrebbe raggiunto i vecchi requisiti avanzate dall'istituto superiore di sanità e dall'agenzia autonoma dei segretari comunali. Chiuse le danze della stabilizzazione, spiega l'ufficio Personale della pubblica amministrazione di Palazzo Vidoni, un nuovo appiglio potrebbe essere offerto dal decreto anticrisi di luglio (il Dl 78/2009; in particolare l'articolo 17, commi 10-13), che per i precari pubblici di lunga data (i parametri per identificarli sono gli stessi della vecchia stabilizzazione) ha previsto la possibilità di aprire una riserva del 40% nei concorsi (50% per i comuni che formano un'unione), introducendo anche la possibilità di aprire selezioni per la «valorizzazione professionale» di questi soggetti. Per dare il via a questi concorsi, le pubbliche amministrazioni non possono uscire dai binari tracciati dalla «programmazione triennale del fabbisogno» e dai vincoli di finanza pubblica, diversi a seconda dei comparti. Se l'ente rispetta questi requisiti, può far partire i concorsi, e il fatto che le procedure di selezione entrino nel calendario può rappresentare una di quelle «motivazioni» alternative per prorogare nel frattempo i contratti dei soggetti che hanno già svolto almeno tre anni di servizio. Riassumendo: il semplice possesso dei requisiti per la stabilizzazione, da solo, non basta più, perché per la proroga dei contratti è necessario almeno che l'ente pubblico in questione preveda dei concorsi con quote riservate. Il tutto, ovviamente, si traduce in una stretta rispetto alla disciplina precedente; prima di tutto perché il passaggio concorsuale diventa molto più stringente, e poi perché il meccanismo che passa dalla proroga e poi dal concorso può partire solo dove la spesa di personale non esce dai vincoli fissati dalle Finanziarie e dove l'amministrazione firma un accordo decentrato sul tema con i sindacati. L'unica possibilità alternativa, per deroghe più generalizzate, verrebbe da un avviso comune come quello previsto nel settore privato dal Dlgs 368/2001, ma nel pubblico impiego finora non si è verificato nulla di simile.

L'articolo di Gianni Trovati pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.