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La vittoria nel concorso non garantisce il posto PDF Stampa
Venerdì 06 Agosto 2010 08:35

Non c'è obbligo di risarcire le aspettative dei selezionati

I vincitori di un concorso non hanno un diritto soggettivo incondizionato all'assunzione o alla promozione, in quanto l'amministrazione può non procedere alla nomina o all'immissione in servizio per valide e motivate ragioni di interesse pubblico, che abbiano fatto venir meno la necessità o la convenienza alla copertura dei posti messi a concorso. In quel caso, inoltre, le aspettative dei vincitori non devono essere risarcite. Questi gli importanti principi chiariti nella sentenza 7497/2009 con cui il consiglio di Stato ha confermato la legittimità del comportamento di un ente che aveva revocato alcuni concorsi interni già banditi. I ricorrenti hanno lamentato l'illegittimità del decreto di revoca e avevano chiesto, in quanto vincitori della selezione, il riconoscimento della IX qualifica funzionale. L'amministrazione aveva approvato la graduatoria del concorso interno, ma in seguito l'ente era stato trasformato e il personale era stato inserito in un ruolo provvisorio ad esaurimento e poi progressivamente trasferito all'ente in base ai fabbisogni previsti dai programmi generali, produttivi e commerciali e dai processi di ristrutturazione. Con decreto direttoriale successivo era stato disposto di non dare corso alle procedure concorsuali interne per l'impossibilità di quantificare le effettive esigenze di personale dell'ente e, quindi, era stata dichiarata priva di effetti giuridici la graduatoria già approvata. In questo quadro si inserisce l'intervento del consiglio di Stato, il quale ha precisato che i vincitori di un concorso pubblico non hanno un diritto soggettivo incondizionato all'assunzione. L'ente interessato, infatti, ha il potere di non procedere alla loro nomina o all'immissione in servizio, dopo essere stati nominati, quand'anche abbia già individuato le sedi in cui questo debba essere prestato (si veda anche consiglio di Stato, sezione V, 1 aprile 1999, n. 367 ). Tale potestà deve essere riconosciuta alla pubblica amministrazione tutte le volte in cui siano presenti non solo valide e motivate ragioni di interesse pubblico, che abbiano fatto venir meno la necessità o la convenienza alla copertura dei posti messi a concorso, ma anche quando, come nella fattispecie in esame, sia sopravvenuto un intervento normativo, che abbia di fatto impedito la nomina o l'assunzione in servizio. Il consiglio di Stato ha chiarito che proprio la condizione di organismo in fieri dell'ente giustifica ex se la revoca dei concorsi precedentemente banditi. La posizione dei vincitori di selezioni pubbliche non ha natura di diritto soggettivo, ma di mera aspettativa, di fronte a motivate ragioni di interesse pubblico che facciano venir meno la necessità o anche la mera convenienza alla copertura dei posti messi a concorso da parte dell'amministrazione procedente. Su questi presupposti, quindi, i giudici di Palazzo Spada hanno concluso che è legittimo il decreto di revoca del concorso, e che le aspettative professionali dei vincitori non devono essere risarcite.

L'articolo di Federica Caponi pubblicato da Il Sole 24Ore è inerito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.