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«Colpo di grazia per l’isola» PDF Stampa
Venerdì 28 Ottobre 2011 09:43
Cgil Cisl e Uil
CAGLIARI. «Per la Sardegna è il colpo di grazia». Il primo commento di Cgil Cisl e Uil sulla lettera di Silvio Berlusconi all’Ue è durissimo. L’iniziativa del premier è stata subito aggiunta alle ragioni dello sciopero generale sardo dell’11 novembre contro il governo nazionale e la giunta Cappellacci.
Con un appello alle tre confederazioni nazionali: «Imitate l’unità sindacale dell’isola». «Il pensionamento a 67 anni, la mobilità nella pubblica amministrazione, il via libera alla delega fiscale entro il 2012 e le nuove norme per i licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato - hanno detto i leader sardi di Cgil Cisl e Uil in una conferenza stampa convocata d’urgenza ieri mattina - sono uno attacco frontale al sistema lavoro».
Per l’isola la mazzata, hanno affermato, sarà ancora più pesante per la fragilità perché qui la crisi economica e occupazionale è già più grave: chiudono le fabbriche, non ci sono segnali di sviluppo alternativo anche per la mancanza di adeguate infrastrutture, trentacinquemila persono vivono al di sotto della sogna di povertà, la disoccupazione giovanile segna il record europeo».
Insomma, la mossa del governo «è un colpo di grazia».
Cgil Cisl e Uil, che già stavano ultimando i preparativi per la manifestazione a Cagliari dell’11 novembre in occasione dello sciopero generale, hanno reagito con prontezza. Favorite anche dal fatto che l’unità sindacale (la Sardegna è l’unica regione che non l’ha mai rotta) ha consentito loro di esercitare un ruolo da protagonisti.
Basti pensare al documento comune firmato martedì con la Confindustria per denunciare l’inadeguatezza della giunta Cappellacci o alle adesioni allo sciopero da parte di numerose associazioni datoriali: l’ultima in ordine di tempo è della Cna, Confederazione nazionale dell’artigianato.
E alla manifestazione «popolare» dell’11 novembre ci saranno anche gli amministratori locali, oltre che i rappresentanti di tutte le categorie».
«Oggi più che mai - ha spiegato Ezo Costa (Cgil) - di fronte a questa provocazione del governo portata avanti senza il confronto con le parti sociali, serve stare uniti anche a livello nazionale». Mario Medde (Cisl) ha definito la lettera di Berlusconi «un incitamento alla rivolta popolare stile paesi del Nord Africa».
Un malcontento che il sindacato vuole intercettare proprio per portare la lotta all’interno delle migliore e più solide tradizioni isolane. «E’ necessario - hanno detto i leader sindacali - che da tutta la Sardegna arrivi a Cagliari una ferma e pacifica protesta da parte di chi vuole un effettivo cambiamento delle politiche economiche e del lavoro per una vera giustizia sociale». Anche Terenzio Calledda (Uil) ha ribadito l’esigenza di risposta corale e unitaria.
La Nuova Sardegna